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Un cuore molto pesante

Nel Libro dei Morti viene descritto il giudizio che gli uomini dell’antico Egitto ritenevano di dover affrontare per poter accedere al “Campo dei Giunchi” (equivalente del paradiso).

Il dio Anubi deponeva il cuore del defunto su un piatto della bilancia, mentre sull’altra veniva posata una piuma, rappresentazione della giustizia. Egli, alla presenza di 42 giudici, del dio Osiride che presiedeva l’assemblea e del dio Thot che fungeva da cancelliere, cercava di discolparsi di tutte le accuse formulate dai giudici dichiarando “Non ho ucciso, non ho rubato, non ho mentito… ecc”. Qualora il cuore, a causa delle colpe commesse, avesse fatto pendere la bilancia, avrebbe condannato il defunto ad essere divorato dalla dea Ammit e ad essere annullato per l’eternità.

La Bibbia mostra un quadro completamente differente rispetto a tale antica convinzione, in quanto nessuna persona che sarà accolta alla presenza di Dio potrà mai dire: “sono qui perché l’ho meritato”. Infatti, la migliore azione fatta dal miglior credente sarebbe sempre e comunque un’opera totalmente inefficace.

Filippesi 3:3-9 perché i veri circoncisi siamo noi, che offriamo il nostro culto per mezzo dello Spirito di Dio, che ci vantiamo in Cristo Gesù, e non mettiamo la nostra fiducia nella carne; 4 benché io avessi motivo di confidarmi anche nella carne. Se qualcun altro pensa di aver motivo di confidarsi nella carne, io posso farlo molto di più; 5 io, circonciso l'ottavo giorno, della razza d'Israele, della tribù di Beniamino, ebreo figlio d'Ebrei; quanto alla legge, fariseo; 6 quanto allo zelo, persecutore della chiesa; quanto alla giustizia che è nella legge, irreprensibile. 7 Ma ciò che per me era un guadagno, l'ho considerato come un danno, a causa di Cristo. 8 Anzi, a dire il vero, ritengo che ogni cosa sia un danno di fronte all'eccellenza della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore, per il quale ho rinunciato a tutto; io considero queste cose come tanta spazzatura al fine di guadagnare Cristo 9 e di essere trovato in lui non con una giustizia mia, derivante dalla legge, ma con quella che si ha mediante la fede in Cristo: la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede.

Se il popolo di Israele manifestava la propria appartenenza a Dio mediante il simbolo della circoncisione, il cristiano deve manifestarla mediante altri 3 segni caratteristici:

  1. Offrendo il proprio culto (servizio) a Dio mediante la potenza che lo Spirito Santo gli conferisce, non mediante la propria;
  2. Riconoscendo il vanto (merito) della propria salvezza unicamente a Gesù Cristo;
  3. Non riponendo alcuna fiducia nella propria carne (in sé stesso); in altre parole, nella propria natura umana ed in tutto ciò che è in grado di compiere indipendentemente da Dio.

In merito a tale argomento l’apostolo Paolo, in qualità di ex fariseo (setta giudaica contraddistinta per la propria osservanza alla legge di Mosè), possedeva sicuramente un lungo elenco di caratteristiche che, umanamente, potevano spingerlo a riporre fiducia in esse al fine di poter essere approvato da Dio. Nonostante ciò, in qualità di cristiano, è ben consapevole che tutte queste cose non sono in grado di permettergli di beneficiare di tale approvazione, perché non hanno alcun potere di annullare i peccati commessi. Difatti, Paolo afferma che tutto ciò che prima costituiva il proprio motivo di guadagno (orgoglio personale ed errata fiducia in sé stesso) era ora considerato un danno (una falsa speranza), in quanto non poteva, in virtù di tutte le cose elencate, né conoscereguadagnare Cristo (avere una relazione intima e personale con Lui). Solo tale relazione avrebbe potuto conferire una giustizia diversa da quella che l’uomo spera di ottenere mediante la sua osservanza religiosa davanti a Dio (buone opere e cerimonie ritualistiche). Una giustizia che Dio stesso dona gratuitamente a coloro che si fidano e si affidano completamente a Colui che riconoscono come loro Salvatore: Gesù Cristo. La fede infatti è la continua ammissione di una totale dipendenza e fiducia in Gesù, certi che Lui ha veramente soddisfatto tutte le richieste di giustizia divine.

La Pasqua ci ricorda che Gesù ha subito il giudizio che i nostri peccati meritavano, questa è l’unica speranza di essere accolti alla presenza di Dio, perché persino gli apostoli non sono altro che dei peccatori perdonati. Ognuno di noi ha bisogno del Salvatore, nessuno escluso, perché ogni tua buona opera, anche quella di cui vai più fiero, se venisse pesata da Dio sarebbe trovata comunque mancante.

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