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L’albero della libertà

Victor Hugo (1802–1885) fu uno dei più grandi scrittori, poeti e drammaturghi francesi del XIX secolo, oltre che un uomo politico. Il 2 marzo 1848, durante la Seconda Repubblica francese, venne piantato a Parigi un “albero della libertà” come simbolo della nuova repubblica nata dopo l’abdicazione di re Luigi Filippo. All’inaugurazione partecipò anche Victor Hugo, che in quel periodo era deputato all’Assemblea Costituente. Durante la cerimonia, Hugo pronunciò un breve discorso solenne e patriottico. Le sue parole possono essere riassunte da queste 2 frasi: “Si pianta un albero della libertà. Questo basta. Tutto è detto.” e “Il primo albero della libertà è la croce.” Se l’albero che veniva piantato era un segno della libertà, della rinascita democratica e della speranza nel futuro della Francia, la croce era il suo parallelo massimo di riferimento, in quanto indicava che il sacrificio di Gesù sul Golgota è stato l’atto originario della vera libertà spirituale e morale dell’umanità.

Giovanni 8:34-36
Gesù rispose loro: «In verità, in verità vi dico che chi commette il peccato è schiavo del peccato. 35 Ora lo schiavo non dimora per sempre nella casa: il figlio vi dimora per sempre. 36 Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete veramente liberi.

Gesù non si riferiva unicamente ai singoli atti peccaminosi, bensì alla propensione umana nel commettere il male. A causa di tali condizioni ogni essere umano è letteralmente “schiavo” del peccato. Ciò comporta che ogni atto compiuto o semplicemente pensato contro Dio ed il prossimo non corrisponde ad un mero gesto accidentale, ma ad una manifestazione della propria natura egoistica ed egocentrica, della quale non ci si può autonomamente liberare. Al contrario, Gesù è l’unico Figlio di Dio. L’unico uomo che non è schiavo del peccato. Se quindi il Figlio con tale autorità rende, chi si pente dei propri peccati e si affida a Lui, anch’esso figlio legittimo, può automaticamente donargli i medesimi privilegi, trasformando la sua condizione da schiavo a libero. In altre parole, non più assoggettato al peccato, ma libero di obbedire al Padre in una rinnovata relazione d’amore e di riversare tale amore anche sulle persone che ci circondano.

Mi auguro che anche tu abbia già beneficiato del “frutto dell’albero della Croce”.

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