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Nani o giganti?

Che visione hai di te stesso? Ti consideri un grande od un piccolo uomo? Come ti considerano le persone che ti conoscono bene? Cercherò di stimolare delle risposte a queste domande attraverso un romanzo molto famoso: I viaggi di Gulliver.

Questo libro fu scritto nel 1726 da Jonathan Swift; anche se divenne popolare come libro per bambini, l’intento dell’autore era quello di ridicolizzare sia i difetti del proprio regno, quello inglese, sia quelli dei loro nemici giurati: i francesi. Gulliver viene descritto come un uomo di mezza età, un medico appassionato di viaggi, lingue e culture straniere. Fu in uno di essi che, a causa di una terribile tempesta, naufragò in una terra sconosciuta. Al suo risveglio si trovò legato da uomini di circa 15 centimetri: gli abitanti di Lilliput. Anche se aiutò i Lillipuziani (inglesi) a sconfiggere i Blefuschiani (francesi), Gulliver si oppose al progetto dei Lillipuziani di rendere schiavi i loro nemici; pertanto, appena una nave passò da quelle parti decise di imbarcarsi di nuovo. A causa di un problema sorto sulla nave, Gulliver venne gettato in mare e ritrovato da un contadino gigantesco alto circa 22 metri, il quale lo imprigionò e lo esibì agli altri abitanti dell’isola per potersi arricchire. Trovando grazia agli occhi dell’imperatore, venne liberato e gli fu concesso di salire su una nave di passaggio che lo riportò in Inghilterra, per partire poi per altre avventure descritte nel libro.

Ciò che mi affascina in questo racconto è lo spaccato dell’animo umano, l’allegoria del modo in cui noi uomini ci relazioniamo gli uni con gli altri: per alcuni Gulliver era un gigante, per altri un insetto; ma l’autore ci ricorda che era semplicemente un uomo. Anche il grande Autore dell’universo, quando era sulla terra, incontrò persone di ogni tipo; tra loro vi erano poveri contadini e ricchi mercanti, prostitute e religiosi farisei, onesti israeliti e furbi pubblicani, vendutisi al nemico invasore – l’impero romano. Tali persone, misurandosi fra loro, potevano ritenersi dei giganti o dei minuscoli insetti; eppure, agli occhi di Gesù erano tutti allo stesso livello: persone stanche, afflitte, prive di pace e serenità.

Matteo 9:35-36
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il vangelo del regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. 36 Vedendo le folle, ne ebbe compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore.

Sicuramente Gesù era sensibile ai bisogni materiali della moltitudine che lo seguiva; tuttavia, ciò che più Lo rattristava erano i loro bisogni spirituali. Davanti a Sé vedeva persone che, a causa dei loro peccati, erano lontani da Dio; come pecore prive di una guida erano in balia della paura, della solitudine e di un sistema religioso che non li avvicinava affatto a Dio. Per tale motivo, Lui stesso si è offerto di risolvere il loro problema.

Giovanni 10:11, 27-28
Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore. 27 Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco, ed esse mi seguono; 28 e io do loro la vita eterna e non periranno mai, e nessuno le rapirà dalla mia mano.

Presentandosi come Pastore, Gesù si presenta come Colui che incarna tutti i concetti di guida, amore, liberazione ed abnegazione che tale ruolo può evocare nella mente. Un Pastore che non ha semplicemente rischiato la propria vita per difendere le Sue pecore dalla minaccia di un predatore, ma che è venuto in terra allo scopo di sostituirsi ad esse; morire per subire le conseguenze del peccato al posto di ciascuna di esse. Il risultato di tale atto è la vita eterna, che Gesù concede a tutte quelle “pecore” che hanno creduto in lui; ciò non comporta solo l’accesso al paradiso, ma l’inizio di una relazione di pace che scaturisce dalla consapevolezza di essere quotidianamente l’oggetto dell’amore di un simile Pastore.

Forse a volte anche tu sul posto di lavoro o tra gli amici che frequenti, in virtù delle tue qualità o dei tuoi successi accademici, puoi essere considerato un “gigante”; altre volte invece un “insetto”, magari dai tuoi stessi familiari, in virtù del fatto che li trascuri o che non riesci a comprenderli. Ma chi sei veramente? Un gigante o un insetto? Nessuno dei 2, perché il tuo “Autore” afferma che sei solo un uomo. Un uomo che, se non ha riposto la propria fede in Cristo, è considerato ancora come una pecora stanca, sfinita. Che visione hai di te stesso? Ti consideri un grande od un piccolo uomo? Come ti considerano le persone che ti conoscono bene? Qualunque sia la risposta, ricorda che l’unica valutazione veramente importante è come ti considera il tuo “Autore”.

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1 Comment
Paolo Farina
Paolo Farina
7 mesi fa

Lettera di Paolo ai Galati 6:3-5

Se infatti uno pensa di essere qualcosa, mentre non è nulla, inganna se stesso. Ciascuno esamini invece la propria condotta e allora troverà motivo di vanto sol in se stesso e non in rapporto agli altri. Ciascuno infatti porterà il proprio fardello.