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Dov’è Dio mentre il male si presenta nel mondo? Si interessa alle difficoltà che ogni persona si trova ad affrontare? Ha davvero il controllo su ogni cosa che accade nell’universo visibile e invisibile? Per noi è complesso far collimare l’idea di un Dio sovrano e nel contempo buono ed amorevole perché, secondo la nostra logica, se è buono e ci vede soffrire allora è impotente davanti al dolore, mentre se può agire e non lo fa è crudele. Non può avere entrambi i caratteri insieme. Le due cose, ai nostri occhi, non possono coesistere.

Siamo Uomini che soffrono nelle mani di un Dio sovrano e ci siamo finora posti 2 domande davanti al dolore:
La sovranità di Dio è veramente assoluta? Si. Ha il controllo illimitato su ogni minimo dettaglio delle nostre esistenze.
Posso realmente fidarmi di Lui? Si. Anche se non capisco e spesso non condivido ciò che sta permettendo nella mia vita, Lui sa cosa sta facendo. Dio capisce il mio dolore, mi ama veramente e posso essere certo che utilizzerà la sua sovranità con bontà nei miei confronti.

Se le prime 2 domande costituiscono il cuore dello studio, negli altri 3 sermoni cercheremo insieme di sviluppare ulteriormente i 2 concetti già evidenziati. Oggi ci porremo pertanto questa nuova domanda: Come gestisce la sua sovranità? Scopriremo che è in grado di farlo mediante una saggezza infinita ed in modo profondamente amorevole

Mediante una saggezza infinita

Salmo 147:5 Grande è il nostro Signore, e immenso è il suo potere; la sua intelligenza è infinita.

Una persona può essere definita “saggia” qualora abbia la capacità di fare le scelte migliori a seconda della situazione che gli si presenti davanti. Inoltre, grazie alla sua capacità di giudizio saprà perfino reagire nel modo migliore. Tuttavia vi saranno infiniti fattori che sfuggiranno al controllo del saggio, come le innumerevoli circostanze che si celano dietro a ciò che avrà analizzato e le innumerevoli reazioni e conseguenze che scaturiranno da tali scelte nella propria vita ed in quella altrui. Ciò comporterà quindi che perfino la persona più saggia commetterà degli errori, avrà dei dubbi e dovrà fare i conti con i rimorsi per scelte fatte in modo non sufficientemente saggio. Ma Dio, avendo sotto controllo ogni minimo dettaglio e conoscendone ogni sfumatura, non ha mai dubbi e non può essere sorpreso dai fattori appena citati. La sua saggezza è pertanto perfetta anche quando, in una determinata situazione, nonostante una nostra attenta e ponderata analisi non siamo in grado di scorgere alcun dettaglio che possa glorificarlo o fare del bene al suo popolo. In tali circostanze la nostra fiduciosa obbedienza, la nostra lealtà e la nostra profonda adorazione dovranno pertanto attingere dalla consapevolezza che abbiamo a che fare con un Dio in grado di agire non solo sovranamente, ma anche con una saggezza perfetta.

Romani 8:28-29 Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. 29 Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli

La preconoscenza divina non è legata unicamente alla sua onniscienza (sapeva chi avrebbe creduto in Cristo), quanto piuttosto ad un amore intimo (conoscenza) che Dio nutriva individualmente nei nostri confronti prima che qualsiasi accenno di fede o di ravvedimento si affacciasse nella nostra vita. Nella sua “provvidenza”, attingendo da tale amore, porterà avanti il suo piano per noi usando eventi naturali nefasti, persone malvagie e buone e facendo cooperare il tutto per i suoi propositi eterni. Egli saprà trarre il bene dal male e guidare perfino i piani malvagi del Diavolo e dei suoi angeli per il bene della chiesa, sia terreno che eterno. Dio guiderà ogni evento della nostra vita compresa la sofferenza, le tentazioni ed i peccati che avremo commesso per il nostro beneficio anche se, molto spesso, ciò che nostro Padre chiama bene noi non lo chiameremmo immediatamente allo stesso modo. Infatti, la sua finalità non è necessariamente il nostro benessere o la nostra felicità, ma renderci sempre più simili al Primogenito, in vista dell’eternità. Lui sa perfettamente di quali condizioni necessitiamo personalmente ed individualmente per poter produrre tale risultato. Dio non spera mai di aver fatto la scelta giusta, sa già di averla compiuta. Poiché non sbaglia mai, saprà saggiamente mischiare ogni ingrediente, fatto di circostanze buone e cattive, per renderci sempre più santi.

Salmo 119:71 È stata un bene per me l'afflizione subita, perché imparassi i tuoi statuti.

Sappiamo perfettamente che iniziamo a conoscere intimamente Dio ed a fidarci di Lui solo quando cominciamo a studiare seriamente la sua Parola, la quale agisce nel nostro cuore mediante l’opera dello Spirito Santo in noi. Eppure, sarà unicamente mediante le circostanze che tale conoscenza si trasformerà in esperienza personale ed in forza spirituale. Ad esempio, se vogliamo imparare a vivere il perdono, dovremo attingere dalla Parola le motivazioni e chiedere allo Spirito Santo la forza di viverle. Ma sarà unicamente quando qualcuno ci avrà ferito o deluso che impareremo realmente a concederlo. Ciò comporterà il fatto che non comprenderemo subito la lezione che Dio vorrà insegnarci. Il principio da considerare è che molto spesso i risultati delle difficoltà si riusciranno a scorgere, se non quando essa è terminata, almeno dopo che avrà fatto parte per un po’ della nostra vita. Non a caso, il salmista parla di un’esperienza passata.

Giobbe 42:5 Il mio orecchio aveva sentito parlare di te ma ora l'occhio mio ti ha visto.

Stando a quanto il libro afferma, Giobbe, l’uomo più integro della Terra dei suoi tempi, non seppe mai della sfida in corso tra Dio e Satana nei luoghi celesti. Ciò nonostante, non si trovò unicamente ad essere un’inconsapevole pedina su una scacchiera spirituale, perché la finalità divina è sempre molteplice. Nella sua infinita saggezza, Dio porta avanti sempre molti progetti. Se da una parte vuole sconfiggere il Maligno, che stoltamente continua a sfidarlo, dall’altra vuole benedire chi lo teme. Non saremo mai colpiti “involontariamente” dal “fuoco amico”. Infatti Giobbe, prima della sua guarigione, della consolazione dei suoi familiari e prima che il benessere cominciasse nuovamente a far parte della sua vita poté realizzare che, attraverso le prove affrontate, riuscì a stabilire una relazione personale con Dio molto più profonda di prima. Affermò di conoscere molto più intimamente quel Dio verso cui, in precedenza, aveva unicamente un timore reverenziale. La grandezza, la saggezza e la bontà divina non gli furono mai così chiare se non dopo la grande sofferenza che dovette affrontare. Ribadisco che Giobbe non seppe mai il “perché” complessivo delle sue prove ed è importante accettare il fatto che la sua esperienza, molto spesso, accomuna noi tutti. Se riteniamo che la nostra preghiera sincera e fiduciosa sia l’elemento che ci permetterà di ottenere tutte le risposte, siamo degli illusi.

Salmo 10:1 O SIGNORE, perché te ne stai lontano? Perché ti nascondi in tempo d'angoscia?
Salmo 22:1 Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Te ne stai lontano, senza soccorrermi, senza dare ascolto alle parole del mio gemito!
Salmo 74:1 O Dio, perché ci hai respinti per sempre? Perché arde l'ira tua contro il gregge del tuo pascolo?

In 3 versetti, abbiamo letto per 5 volte l’avverbio “perché?” pronunciato da 3 autori diversi in 3 circostanze e periodi storici differenti. Questi Salmi iniziano tutti con delle domande legate a delle prove particolarmente ardue per cui i salmisti non sembrano aver ottenuto risposta. Tuttavia, ciò che li accomuna non è unicamente la mancanza di una risposta, ma il fatto che i 3 salmi finiscono con una fiducia rinnovata in Dio, seppure la prova non sia ancora stata minimamente alleviata dal Signore.

Isaia 55:8-9 «Infatti i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né le vostre vie sono le mie vie», dice il SIGNORE. 9 «Come i cieli sono alti al di sopra della terra, così sono le mie vie più alte delle vostre vie, e i miei pensieri più alti dei vostri pensieri.

Dobbiamo sempre ricordare con chi abbiamo a che fare. Le vie di Dio sono il frutto dell’elaborazione di una saggezza infinita, con delle diramazioni e delle sfumature di una portata così vasta che non potrebbero mai essere decifrate, comprese e schematizzate da menti limitate come le nostre. Sicuramente ne afferreremo qualcuna, tuttavia non riusciremo mai a comprendere tutte le motivazioni che si celano dietro le circostanze che lui permette nella vita degli uomini. Pertanto, se il tentativo di giustificare Dio per le sue azioni diviene ridicolo da parte di chi confida in Lui, la pretesa che Dio si giustifichi per le proprie azioni manifesta tutta l’arroganza di chi lo sfida quotidianamente con scelte opposte alla Sua volontà, con l’illusione di non doverle affatto giustificare davanti all’Onnipotente.

Gli eventi della nostra vita non sono un insieme di circostanze scollegate che semplicemente “capitano”. Un credente realizzerà la pace in Dio durante le prove unicamente quando cesserà di chiedersi costantemente cosa ha fatto di male per meritarsi questo, oppure quando finirà di coltivare l’illusoria convinzione che Dio gli debba delle spiegazioni. La consapevolezza che suo Padre sta sovranamente guidando gli eventi, con una saggezza infinita che ne dirige meticolosamente ogni minimo dettaglio fino alla sua finalità prefissata, gli deve bastare. Un giorno infatti sa che avrà il privilegio di poter vedere il disegno completo, quando il progetto si manifesterà in tutta la sua bellezza alla gloria di Dio e per il bene dei suoi figli. Questo non deve spingerci ad essere asettici davanti alle sofferenze che ci toccano da vicino o che colpiscono il mondo che ci circonda. La nostra responsabilità è agire, per quanto possiamo, sia direttamente che indirettamente, mediante la preghiera. Coltivando tuttavia la certezza che il Dio onnisciente ed onnipotente sta attivamente governando quel creato che ha desiderato portare all’esistenza con infinita saggezza.

In modo profondamente amorevole

I bambini, nel momento in cui vengono ripresi con il tono della voce dai propri genitori oppure mediante una disciplina fisica, credono che non gli si voglia più bene. Crescendo, iniziano a capire che anche dietro tali gesti si nasconde un grande amore per loro ed una cura particolare per il loro sviluppo emotivo e spirituale. Comprendono che l’amore dei loro genitori non è unicamente legato alle emozioni piacevoli, ma anche all’essere disposti a soffrire per i figli sacrificandosi per il loro bene. Tale sacrificio non termina dopo il lavoro, la preparazione della cena o con l’accudirli nelle prime necessità, ma si manifesta anche rinunciando alla propria tranquillità e sacrificando ulteriore tempo personale per disciplinarli. Eppure tale lezione, che normalmente impariamo per quanto riguarda le relazioni familiari, difficilmente riusciamo ad applicarla nel nostro rapporto con Dio.

Lamentazioni 3:19-23 Ricòrdati della mia afflizione, della mia vita raminga, dell'assenzio e del veleno! 20 Io me ne ricordo sempre, e ne sono intimamente prostrato. 21 Ecco ciò che voglio richiamare alla mente, ciò che mi fa sperare: 22 è una grazia del SIGNORE che non siamo stati completamente distrutti; le sue compassioni infatti non sono esaurite; 23 si rinnovano ogni mattina. Grande è la tua fedeltà!

Anche Geremia, nel vedere la distruzione che il popolo babilonese stava compiendo in Giuda, fu sconvolto. Apparentemente, Dio era lontano oppure osservava impotente la manifestazione di tale crudeltà verso coloro che amava. Eppure, quando smise di concentrarsi unicamente sulle circostanze e ricordò sia la sovranità che la bontà divina, comprese che tale gesto non manifestava crudele disinteresse, ma era un atto di amorevole correzione verso un popolo che, mediante l’idolatria, si stava autodistruggendo.
“Compassioni” è un termine ebraico che include l’amore, la grazia, la misericordia, la fedeltà ed il perdono. Se tale atteggiamento non era estinto nel cuore divino, per drammatica che fosse attualmente la condizione del popolo, Dio non avrebbe smesso di usare bontà.

Il suo amore per noi è immutato ed immutabile, sia nei momenti di benessere che di grande e grave difficoltà. La certezza del suo amore immutato è fondamentale per non rendere il Dio sovrano un tiranno il quale, pur potendo fermale il male, sceglie a volte di non farlo. Minare l’idea della bontà divina è un vecchio stratagemma diabolico. Se ci pensiamo bene, ciò che Satana fece con Adamo ed Eva fu proprio mettere in discussione la bontà e la generosità di Colui che li aveva creati con infinita potenza e saggezza.

1 Giovanni 4:8-10 Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. 9 In questo si è manifestato per noi l'amore di Dio: che Dio ha mandato il suo Figlio unigenito nel mondo affinché, per mezzo di lui, vivessimo. 10 In questo è l'amore: non che noi abbiamo amato Dio, ma che egli ha amato noi, e ha mandato suo Figlio per essere il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati.

L’apostolo Giovanni è chiaro: non abbiamo la possibilità di parlare di amore in modo credibile se non conosciamo Dio per esperienza diretta. Lui stesso è amore e ciò che non riflette i suoi caratteri è semplicemente un banale e sterile sentimentalismo. Se per sua natura Dio è amore, non potrà mai smettere di essere amorevole, ossia propenso a manifestare tale amore verso le sue creature ed i suoi figli. La prova più grande di tale amore fu offrire il Figlio “unigenito”. Tale termine descrive il rapporto eterno di Gesù con il Padre, la sua preesistenza e l’unicità di tale relazione. Nonostante la forza e l’intimità di tale relazione, lo inviò nel mondo per essere il nostro sacrificio “propiziatorio”. Tale termine si rifà al coperchio dell’arca dell’alleanza contenuta nel luogo santissimo del Tabernacolo prima e poi del Tempio. Su di esso, una volta l’anno, il sommo sacerdote spruzzava il sangue del sacrificio durante la festa delle espiazioni. Tale gesto rendeva Dio “propizio” (favorevole) e placava le sue esigenze di santità e giustizia.

Nessuna tragedia umana, anche quella che riteniamo maggiormente in grado di terrorizzarci o sconvolgerci, potrà mai essere minimamente paragonata all’inferno, ossia la separazione eterna dal Creatore. Se Dio infatti è luce, amore, gioia e pace, essergli lontani significa un’eternità proiettata nelle tenebre, nella paura, nell’angoscia e nel dolore spirituale.
Davanti a tale consapevolezza si manifestò il più grande atto d’amore di Dio per l’umanità, offrire una vittima innocente e caricarla dell’ira divina al posto dei colpevoli peccatori.
Sia il Padre che il Figlio furono disposti a pagare il prezzo del nostro riscatto da tale drammatica (e per noi irreversibile) condizione, il primo offrendo il Figlio ed il secondo deponendo volontariamente la vita affinché noi potessimo ottenerla. Questo ci ricorda che la necessità più grande di tutti coloro che stanno soffrendo per qualsiasi motivazione possibile non è la liberazione da tale prova, in quanto, prima o poi, ne arriverà una successiva. Piuttosto, è la liberazione dalla morte spirituale, ossia dalla separazione da Dio, prima che tale condizione divenga irrimediabilmente immutabile ed eterna.

Romani 5:8 Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.

Tale gesto non fu compiuto per persone amorevoli, come il pompiere che sacrifica la vita per salvare dei rispettabili cittadini dalle fiamme di un palazzo. Lo fece per persone che lo odiavano nei pensieri e nelle parole, nei gesti compiuti e nelle omissioni rispetto a quanto avrebbero dovuto compiere. Infatti, se l’essenza della Sua volontà per noi è l’amore rivolto verso di Lui ed il prossimo, ogni essere umano dirigeva tale amore verso sé stesso, concentrandosi unicamente sulle proprie ambizioni, sui propri desideri e sulla ricerca del piacere personale. Cercando di trarre un profitto perfino dalle cosiddette “buone azioni”, compiute per compensare le proprie mancanze o per nutrire la propria autostima.

La consapevolezza dell’amore con cui Dio ci ha amato quando eravamo lontani da Lui deve essere ora contestualizzata nella saggezza sovrana con cui permette, nella nostra vita, la sofferenza.

Romani 8:32, 38-39 Colui che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per noi tutti, non ci donerà forse anche tutte le cose con lui? 38 Infatti sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, 39 né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

La forza retorica della domanda di Paolo è profonda quanto la sua applicazione. Se ti ha amato al punto da spingersi all’estremo sacrificio, come può dunque abbandonarti ora, mentre una specifica circostanza sta colpendo la tua vita? Se Lui è sovrano, saggio ed amorevole non ci saranno autorità umane o demoniache od eventi fortuiti catastrofici che potranno ostacolare il Suo progetto per te.

La garanzia della manifestazione di tale amore è racchiusa nella preposizione “in”. Gesù, chiaramente consapevole di tale progetto spirituale, ne parla ai propri discepoli mediante la metafora della vite e dei tralci, organicamente legati insieme. Noi siamo in Cristo. Siamo stati spiritualmente uniti a Lui ed a lui legati. Il senso è questo: come l’amore del Padre verso il Figlio è immutabile, così l’amore verso chi è spiritualmente a Lui innestato sarà immutabile, perché ci vede in Lui. Dato che siamo uniti a Cristo, Dio non ci abbandonerà mai. Questo comporta il fatto che condivida con noi le nostre stesse afflizioni.

Isaia 43:2 Quando dovrai attraversare le acque, io sarò con te; quando attraverserai i fiumi, essi non ti sommergeranno; quando camminerai nel fuoco non sarai bruciato e la fiamma non ti consumerà

Questa promessa, direttamente rivolta al popolo di Israele, possiamo applicarla anche a noi. Dio non permetterà unicamente che la prova ci colpisca, perché promette di affrontarla insieme a noi. Quindi le acque ci bagneranno, tuttavia senza farci annegare e le fiamme ci scotteranno ma senza distruggerci, perché Lui le affronterà con noi. L’amore di Dio per noi è una condizione costante. I nostri dubbi non lo potranno spegnere né la nostra fede alimentare. Tuttavia la seconda condizione, a differenza della prima, ci permetterà di sperimentarlo in modo costruttivo ed appagante.

2 Corinzi 12:7-10 E perché io non avessi a insuperbire per l'eccellenza delle rivelazioni, mi è stata messa una spina nella carne, un angelo di Satana, per schiaffeggiarmi affinché io non insuperbisca. 8 Tre volte ho pregato il Signore perché l'allontanasse da me; 9 ed egli mi ha detto: «La mia grazia ti basta, perché la mia potenza si dimostra perfetta nella debolezza». Perciò molto volentieri mi vanterò piuttosto delle mie debolezze, affinché la potenza di Cristo riposi su di me. 10 Per questo mi compiaccio in debolezze, in ingiurie, in necessità, in persecuzioni, in angustie per amor di Cristo; perché, quando sono debole, allora sono forte.

Molti commentatori biblici ritengono che la spina (lett. “picchetto”, quello usato per fissare le tende) di cui L’apostolo parla sia in realtà una grave malattia agli occhi. Personalmente, mettendo insieme ciò che emerge nelle sue lettere ed in alcuni episodi del libro di Atti, lo credo anche io. Qualsiasi cosa fosse quella spina nella carne, possiamo essere certi di 2 cose: Satana ne era la causa diretta e Paolo avrebbe voluto sbarazzarsene al più presto. Questo era più che comprensibile. Ma Dio aveva piani differenti per lui e non lo permise. Paolo implorò Dio per 3 volte di togliergli quella “spina”, imitando in tutto il proprio Maestro nel Getsemani, fino a quando, davanti ad una risposta negativa, comprese che la grazia divina lo avrebbe reso capace di accettare tale condizione come maggiormente vantaggiosa rispetto alla salute. Tale dolore, che per Satana aveva lo scopo di limitare il campo d’azione di un così efficace messaggero del vangelo di Cristo, agli occhi di Gesù aveva come finalità quella di proteggere Paolo dall’orgoglio, aveva uno scopo benevolo e terapeutico per il suo cuore.
Il Signore pertanto avrebbe potuto impedire tale sofferenza o farla cessare in qualsiasi momento, ma non lo impedì volutamente. Tuttavia, non si limitò a permettere tale circostanza, perché fornì all’apostolo anche gli strumenti per poterla vivere nel modo più costruttivo possibile. In altre parole non lo abbandonò a sé stesso, ma lo sostenne in modo sovranamente potente e lavorò il cuore di Paolo fino a permettergli di rallegrarsi di una condizione momentaneamente svantaggiosa perché, mediante essa, sarebbe riuscito a conoscere meglio e per esperienza la potenza di Dio. Possiamo quindi ritenere che non solo il Signore volesse lavorare sulla tendenza ad inorgoglirsi dell’apostolo, ma anche insegnargli a non appoggiarsi sulle sue risorse, ma su quelle di Cristo.

Siamo Uomini che soffrono nelle mani di un Dio sovrano e ci siamo posti questa nuova domanda: Come gestisce la sua sovranità?
I° Mediante una saggezza infinita … perché Lui non spera mai di aver fatto la scelta giusta, sa già di averla compiuta.
II° In modo profondamente amorevole … perché se Dio ci ha amato quando eravamo lontani da Lui, ancor più ci amerà ora che siamo stati riconciliati con Lui “in Cristo”.

Dobbiamo chiedere al Signore la capacità di ribaltare il nostro consueto modo di leggere gli eventi. Siamo propensi a vedere l’amore di Dio attraverso le circostanze della nostra vita, mentre dovremmo leggere le circostanze della vita alla luce della consapevolezza dell’amore di Dio per noi.

Patrick Galasso

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La morte viene solitamente considerata come l’elemento che accomuna tutti: uomini e donne, ricchi e poveri, i potenti della Terra ed i più fragili, le celebrità e le persone comuni. Tutti prima o poi dovranno morire. Ma la morte non è la sola cosa che ci accomuna tutti. Siamo infatti tutti soggetti ai problemi, alle malattie, alle catastrofi. Siamo tutti esposti all’influenza delle mille sfaccettature in cui si manifesta la sofferenza. Questo fa sorgere chiaramente delle domande a cui ciascuno tenta di rispondere, compreso i cristiani. La risposta che immediatamente possiamo fornire a noi stessi ed a chi ci interpella su tale argomento è che il dolore è presente nel mondo a causa della presenza del peccato. Tuttavia, nonostante tale risposta sia teologicamente corretta, non è sufficiente per spiegare il motivo per cui una persona specifica debba essere esposta ad una particolare manifestazione della sofferenza rispetto ad altre. In altre parole, non risponde alla domanda: perché proprio io? Cosa ho fatto di male per meritarmi questo?

Ho letto tempo fa, in una rivista cristiana, l’intervista ad un predicatore costretto a vivere su una sedia a rotelle. Davanti a domande simili a quelle appena esposte ha risposto più o meno con queste parole: “è capitato a me come poteva capitare ad altri, come una bomba che esplode in una stazione ferroviaria e colpisce chiunque si trovi nel suo raggio d’azione, così a me è toccato il contrarre una malattia da bambino che ha di fatto paralizzato le mie gambe”. Pur rispettando il suo dolore ed il suo pensiero, ritengo che tale ragionamento sia pericoloso, in quanto incentrato sulla fatalità. Come se in modo cieco e privo di alcuna motivazione le cose capitino semplicemente a chi è più “sfortunato”. Ritengo inoltre che tale risposta non possa appagare né tanto meno consolare chi stia affrontando il dolore causato da un aborto spontaneo, dalle conseguenze di un incidente automobilistico, dall’aver contratto una malattia terminale o dal ritrovarsi intubati a causa un virus fuori controllo come il Covid-19.

Per affrontare seriamente il problema della sofferenza dovremmo avere il coraggio di formulare delle domande molto più dirette, più profonde ed apparentemente dissacranti: Dov’è Dio mentre il male si presenta nel mondo? Si interessa alle difficoltà che ogni singolo individuo si trova ad affrontare? Ha davvero il controllo su ogni cosa che accade nell’universo visibile e invisibile?

Lamentazioni 3:37-38 Chi mai dice una cosa che si avveri, se il Signore non l'ha comandato? 38 Il male e il bene non procedono forse dalla bocca dell'Altissimo?

Il titolo ebraico del libro delle Lamentazioni è letteralmente: “Come mai?”. Il contesto in cui Geremia si trovava, nel momento in cui scrisse queste parole, era legato all’invasione dei babilonesi nel regno di Giuda. Nonostante sia associato al giudizio divino nei confronti del proprio popolo, a causa della sua idolatria, resta comunque un libro scritto per insegnare ai credenti di ogni epoca a gestire la sofferenza. In questi 2 versetti l’autore afferma che Dio ha l’autorità, mediante ciò che dichiara con le proprie parole, espressione stessa della propria volontà, di comandare che bene e male si avverino ossia accadano nella vita delle persone.
Istintivamente ci riesce difficile accettare questa verità. Fin tanto che si parla di comandare che il bene capiti alle persone lo comprendiamo, ma come possiamo credere che Dio non soltanto permetta il male, ma addirittura lo pianifichi? Inoltre, tale concetto è associabile unicamente ai giudizi divini oppure ad ogni aspetto legato al male?

È un bel dilemma, eppure, in qualità di cristiano, ritengo fermamente che Dio sia sovrano e compassionevole nel medesimo tempo. Cercare di enfatizzare un carattere a scapito dell’altro lo renderà uno spettatore impotente davanti agli eventi. Il mio insegnante di religione, mentre frequentavo le scuole medie, era un parroco. Ricorderò sempre una sua lezione in cui cercava di spiegare la reazione di Dio davanti al male nel mondo. Lo descriveva come onnisciente ma impotente, come chi ha visto un film innumerevoli volte ed è perfettamente a conoscenza di quanto accadrà ai vari personaggi ma, ciò nonostante, non ha alcun potere di impedirlo. Può urlare ed avvisarli ma quanto dovrà accadere loro non potrà mai mutare.

Ma questa descrizione non si addice al Dio della Bibbia. Dio non è solo onnisciente ma anche sovrano, se dunque è sovrano ha il controllo assoluto su tutto, anche sulla sofferenza.
Certamente tale verità lo renderà meno attraente agli occhi della maggior parte delle persone, tuttavia non sta a noi giocare al ruolo di avvocati dell’Altissimo per cercare di giustificare le sue azioni. Piuttosto, dobbiamo glorificarlo riconoscendo che sa perfettamente ciò che sta facendo e permettendo nelle nostre vite. Solo tale convinzione sarà in grado di incoraggiarci e donarci pace mentre affrontiamo le difficoltà della vita.
Per poter realizzare questa convinzione, oltre alla fiducia, occorre avere dei punti di riferimento oggettivi e non soggettivi su cui poggiarci. In altre parole, occorre osservare e conoscere cosa Dio stesso dichiari all’interno della Sua parola. Ho intitolato questa serie di 4 sermoni “Uomini che soffrono nelle mani di un Dio sovrano” ed oggi ci porremo 2 domande davanti al dolore: la sovranità di Dio è veramente assoluta? Posso realmente fidarmi di Lui?

La sovranità di Dio è veramente assoluta?

Matteo 10:29-31 Due passeri non si vendono per un soldo? Eppure non ne cade uno solo in terra senza il volere del Padre vostro. 30 Quanto a voi, perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. 31 Non temete dunque; voi valete più di molti passeri.

Il significato di quanto Gesù afferma non è semplicemente dichiarare che Dio sappia quando morirà un passerotto. Piuttosto, che Dio nella sua sovranità regola i tempi e le circostanze affinché anche gli eventi più insignificanti accadano come Lui ha prestabilito. Perfino la caduta di un capello dal capo di ogni persona non sfugge alla Sua pianificazione degli eventi. In definitiva, Gesù voleva affermare che la “provvidenza divina” regola anche gli aspetti più insignificanti della vita umana, anche quelli ritenuti erroneamente legati al caso. Agostino d’Ippona disse: “nulla quindi accade a meno che l’Onnipotente non voglia. O Egli permette che la cosa accada, oppure la fa accadere Egli stesso.”

1 Cronache 29:12 Da te provengono la ricchezza e la gloria; tu signoreggi su tutto; in tua mano sono la forza e la potenza, e sta in tuo potere il far grande e il rendere forte ogni cosa.
Daniele 4:35 Tutti gli abitanti della terra sono un nulla davanti a lui; egli agisce come vuole con l'esercito del cielo e con gli abitanti della terra; e non c'è nessuno che possa fermare la sua mano o dirgli: «Che fai?»
1 Giovanni 4:8 Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore.

Che sia sovrano è un dato di fatto per la Bibbia, una verità espressa in moltissime sue parti. Entrambi questi grandi re, Davide prima e poi Nabucodonosor, riconobbero che il regno era nelle loro mani in virtù della volontà divina e non unicamente per le loro abilità. Ciò che per noi è complesso è far collimare l’idea di un Dio sovrano e nel contempo buono ed amorevole, perché se è buono allora è impotente davanti al dolore, se può agire e non lo fa allora è crudele. Non può avere entrambi i caratteri insieme. Le due cose, ai nostri occhi, non possono coesistere. Ma la Bibbia afferma il contrario. Dio viene descritto come colui che governa il creato, includendo non soltanto la materia ma anche l’aspetto spirituale delle proprie creature, siano esse umane od angeliche. Ciò significa che nonostante siano in grado di fare delle libere scelte morali, esse rientreranno comunque sotto il controllo sovrano divino. Se così non fosse, non sarebbe sovrano su tutto. La sovranità divina è fondamentale per poter suscitare in noi una fede stabile. Se vi fosse anche solo un piccolo dettaglio in tutto l’universo in grado di sfuggire al Suo controllo, allora non sarebbe più degno della nostra fede assoluta. Ciò comporta anche che quando un peccatore od un angelo ribelle agiscono contro la sua volontà, Lui lo sta sovranamente permettendo. I progetti malvagi si realizzano unicamente quando rientrano nelle finalità divine, non possono entrare in contrasto con Dio.

Giobbe 1:12/a; 2:6 Il SIGNORE disse a Satana: «Ebbene, tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto, non stender la mano sulla sua persona». 2:6 Il SIGNORE disse a Satana: «Ebbene, egli è in tuo potere; soltanto rispetta la sua vita».
Luca 22:31-32/a Simone, Simone, ecco, Satana ha chiesto di vagliarvi come si vaglia il grano; 32 ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno

Dio permise a Satana di mettere alla prova la fede di Giobbe togliendoli beni, affetti e la salute. Ciò nonostante, impose sovranamente dei limiti che il principe delle tenebre non avrebbe potuto assolutamente scavalcare. Allo stesso tempo chiese il permesso a Dio di mettere alla prova severamente Pietro e gli altri apostoli, ma l’intercessione di Gesù assicurò la loro vittoria finale sulle tentazioni. Questi 2 passi mostrano in modo inequivocabile che Satana stesso, per poter agire nei confronti degli uomini, credenti compresi, ha sempre la necessità di ottenere il benestare divino. Egli non può attaccarci senza il permesso divino e neppure superare i limiti da Dio stabiliti.

Che la sovranità divina si attui tramite le scelte di ogni singola persona è una verità pratica. Se prego il Signore di proteggermi prima di un viaggio in auto di oltre 1000 km, non posso credere che lo faccia realmente se non lo ritengo in grado non solo di impedire che la pioggia, il gelo, la neve od il crollo di un ponte mi colpiscano, ma di controllare anche le azioni, le reazioni, gli istinti e le scelte delle migliaia di persone che faranno la strada con me sorpassando od affiancandosi al mio veicolo dopo ore di viaggio e possibili colpi di sonno. Nessuno può immaginare le migliaia di volte che è stato inconsapevolmente protetto dalla cura sovrana di Dio, evitando che delle tragedie stravolgessero la propria vita. Ciò non comporta ovviamente annullare la personalità e la responsabilità di ogni singola persona coinvolta in tale viaggio. Piuttosto, evidenzia come a Dio non sfugga nulla, neppure il dettaglio più insignificante al fine di raggiungere queste 2 finalità: la sua gloria ed il conseguimento dei suoi progetti (incluso il bene del suo popolo).

Atti 2:22-23 Uomini d'Israele, ascoltate queste parole! Gesù il Nazareno, uomo che Dio ha accreditato fra di voi mediante opere potenti, prodigi e segni che Dio fece per mezzo di lui, tra di voi, come voi stessi ben sapete, 23 quest'uomo, quando vi fu dato nelle mani per il determinato consiglio e la prescienza di Dio, voi, per mano di iniqui, inchiodandolo sulla croce, lo uccideste

Pietro, nel suo discorso a Gerusalemme il giorno di Pentecoste, ricordò che prima che il mondo fosse creato, Dio aveva predeterminato la morte espiatoria di Gesù per la redenzione dell’umanità peccatrice. Tale progetto si attuò per mano degli Israeliti ribelli che volontariamente lo rigettarono e dei pagani invasori che fisicamente lo crocifissero.

Colossesi 1:17 Egli è prima di ogni cosa e tutte le cose sussistono in lui.
Atti 17:25 e non è servito dalle mani dell'uomo, come se avesse bisogno di qualcosa; lui, che dà a tutti la vita, il respiro e ogni cosa.

L’apostolo Paolo, ai Colossesi come agli Ateniesi, ricordò che Gesù non è solo l’eterno creatore dell’universo. Sussistono significa lett. “tenere insieme”, ciò pertanto comporta controllarle. Lui sostiene l’universo, controllando gli equilibri della vita e le leggi della natura, avendo l’autorità di utilizzarle per le proprie finalità. Ogni nostro respiro è un dono, ogni giorno vissuto è un regalo. È Lui a stabilire se lo vivrai in salute o ti ammalerai, perché se una muffa, un batterio oppure un virus sono ai tuoi occhi invisibili a Lui non sfuggono. Se quindi Lui osserva il virus e non gli impedisce di farti ammalare, pur potendolo fare, significa che vuole sovranamente che ti ammali e che, nella sua bontà, ha una finalità che ora ti sfugge. Oppure, fa sì che tu vada proprio nel luogo in cui sa che ti ammalerai, perché così ha liberamente determinato.

Dio, mediante la sua divina provvidenza, controlla sovranamente ogni piccolo dettaglio e governa ogni grande evento dell’universo visibile e invisibile. La sua capacità di far convergere un pensiero malvagio che si tramuta in una azione crudele e farlo confluire in un progetto amorevole e buono dimostrano sia la sua assoluta sovranità che la sua bontà. Ma dato che spesso l’uomo non si fida di Lui e non riesce a comprendere la finalità che si cela dietro un evento negativo, allora non può che dedurre stoltamente che Dio non sta agendo per il nostro bene, oppure è troppo debole per poter impedire il male nel mondo.

Genesi 40:14-15, 23; 41:1, 9, 14/a Ma ricòrdati di me, quando sarai felice, e sii buono verso di me, ti prego; parla di me al faraone e fammi uscire da questa casa, 15 perché io fui portato via di nascosto dal paese degli Ebrei e anche qui non ho fatto nulla per essere messo in questo sotterraneo. 23 Il gran coppiere però non si ricordò di Giuseppe e lo dimenticò.
41:1 Alla fine di due anni interi, il faraone fece un sogno. 9 Allora il capo dei coppieri parlò al faraone, dicendo: Ricordo oggi le mie colpe. 14 Allora il faraone mandò a chiamare Giuseppe.

Giuseppe aveva la certezza che il coppiere sarebbe uscito di prigione. Sapeva inoltre che, essendo sempre a stretto contatto con il faraone, nel momento in cui sarebbe stato ristabilito nel proprio ruolo avrebbe potuto avere un’influenza forte su di lui.
Lo supplicò pertanto di fare di tutto per farlo uscire dal luogo in cui era stato ingiustamente confinato, ma rimase in prigione per altri 2 anni, perché il coppiere si dimenticò immediatamente di lui, fino al tempo fissato dal Signore. Ovviamente anche tale dimenticanza, di cui era responsabile, fu permessa da Dio per i suoi piani: salvare la discendenza di Giacobbe e l’intero Egitto da una terribile carestia.

Posso realmente fidarmi di Dio?

Salmo 50:15 invocami nel giorno della sventura; io ti salverò, e tu mi glorificherai.

Invocare non significa semplicemente rivolgere una preghierina distratta o formale, significa piuttosto supplicare, implorare, riporre in Lui la massima speranza davanti ad una disgrazia.
Per invocarlo pertanto occorre necessariamente fidarsi di Lui. Il problema però è che le disgrazie, solitamente, suscitano irritazione nei confronti di Dio, oppure spingono le persone lontano da Lui, arrivando a dichiarare che se esistesse veramente certe cose non potrebbero mai capitare.

Mio nonno materno ha sempre giustificato il proprio ateismo con le esperienze che visse da giovane. Avendo fatto la 2^ guerra mondiale, il giorno dopo il proclama dell’armistizio di Badoglio (8 settembre 1943) fu imprigionato dai soldati tedeschi con cui aveva combattuto fino al giorno precedente. Con i suoi commilitoni fu spedito in Austria nel campo di concentramento di Mauthausen come prigioniero di guerra. Anche se non fu trattato come gli ebrei, visse ed assistette in prima persona a cose terribili. La sua deduzione logica lo portò quindi a rigettare l’idea che vi fosse un Dio sovrano e buono in cielo. Ma tale reazione, seppur comprensibile, getta le persone “dalla padella alla brace”. In altre parole, eliminando l’esistenza di un Dio sovrano si rimane in balia della casualità più cieca ed irrazionale.

A differenza di mio nonno io sono un cristiano, questo fatto tuttavia non rende me o gli altri credenti immuni alle problematiche della vita, al dolore, alla frustrazione, all’ansia ed alla paura del domani. Come occorre reagire quindi quando si perde il lavoro a quasi 50 anni? Oppure quando si scopre di avere un tumore ormai diffuso a meno di 30? Come si potrà gestire la consapevolezza che il proprio figlio dovrà convivere per tutta la sua vita con una grave disabilità, anche quando un giorno non potrai più aiutarlo? La risposta teologicamente corretta è sempre la stessa: con fede. La fede non è altro che una fiducia sinceramente riposta in Dio, nei suoi propositi e nel suo modo di agire. Fidarsi significa pertanto continuare ad obbedire ai suoi comandamenti, continuare ad adorarlo e continuare a sperare in Lui senza scendere a compromessi e senza cercare vie alternative alla sua volontà per cercare di mitigare o sfuggire dalla sofferenza. Infatti, se non ti fidi di Lui finirai per ribellarti alla sua volontà nelle circostanze della vita, soprattutto quelle dolorose.

Molto spesso sottovalutiamo l’importanza della fiducia in relazione all’obbedienza. Siamo inclini a ritenere che il ribelle sia una persona che semplicemente sia indisciplinata o maliziosa. In realtà, ha semplicemente riposto maggior fiducia in ciò che sente e crede rispetto a quanto gli viene detto di fare da chi detiene l’autorità in tale ambito. Adamo disobbedì per incredulità, lo stesso si può dire di Israele nel deserto.

Salmo 78:19-22 Parlarono contro Dio, dicendo: «Potrebbe Dio imbandirci una mensa nel deserto? 20 Ecco, egli percosse la roccia e ne sgorgarono acque, ne strariparono torrenti;
potrebbe darci anche del pane e provveder di carne il suo popolo?» 21 Perciò il SIGNORE, quando l'udì, s'adirò aspramente e un fuoco s'accese contro Giacobbe; l'ira sua si infuriò contro Israele, 22 perché non avevano creduto in Dio, né avevano avuto fiducia nella sua salvezza

Il Salmo 78 fu scritto da Asaf con lo scopo di esaltare la fedeltà divina nei confronti di un popolo costantemente infedele. Nei versetti indicati si può evincere come nonostante Dio abbia più volte in passato mostrato sia la capacità di prendersi cura di loro (sovranità) che la volontà di farlo (bontà amorevole), essi continuarono ad essere ribelli. Tale comportamento era direttamente associabile all’incredulità. A loro non fu chiesto di capire come Dio li avrebbe soccorsi, ma di credere che lo avrebbe fatto e si sarebbe preso ancora cura di loro.

La mancanza di fiducia porta alla disobbedienza e sfocia nella ribellione del cuore. L’incredulità pertanto ci renderà del tutto incapaci di realizzare od anche soltanto accettare, in un momento di sofferenza, che Dio sia sovrano e buono. La fede al contrario permetterà, a chi la esercita, di osservare le medesime circostanze dell’incredulo da una prospettiva differente. Se credo che Dio sia amorevole, saggio e sovrano, davanti al dolore riterrò che stia permettendo ciò che è meglio per me, conoscendone perfettamente la finalità ed avendo la capacità di farmela raggiungere.

Matteo 26:39 E, andato un po' più avanti, si gettò con la faccia a terra, pregando, e dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi oltre da me questo calice! Ma pure, non come voglio io, ma come tu vuoi».

Fu tale convinzione che permise a Gesù di accettare, in quanto uomo, la sofferenza più profonda, non legata unicamente al dolore fisico della croce od emotivo dei tradimenti, degli scherni e degli abbandoni dei discepoli. Il calice infatti è spesso il simbolo del dolore causato dall’ira divina. Gesù era quindi perfettamente consapevole che, di lì a poco, la piena misura dell’ira divina nei nostri confronti, a causa dei nostri peccati, si sarebbe riversata su di lui per la nostra salvezza. Avrebbe potuto evitarlo? C’era una strada alternativa per raggiungere la stessa finalità, escludendo tutta quella atroce sofferenza? Quando ebbe la risposta negativa alla sua supplica, nonostante il dolore atroce che stava per sperimentare, Gesù arrese pienamente la propria volontà a quella del Padre perché si fidava completamente di Lui, sia della sua sovranità che della sua amorevole bontà.

Giovanni 19:10-11/a Allora Pilato gli disse: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di liberarti e il potere di crocifiggerti?» 11 Gesù gli rispose: Tu non avresti alcun'autorità su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall'alto

Alla luce del progetto divino, Gesù era perfettamente consapevole che la sua morte non sarebbe avvenuta unicamente a causa della crudeltà umana. Il governatore Pilato, pur rimanendo responsabile delle proprie azioni, non aveva affatto il controllo finale degli eventi. Tale controllo era in mano al Padre e solo per Sua volontà Gesù fu crocifisso.

Siamo “Uomini che soffrono nelle mani di un Dio sovrano” e ci siamo posti 2 domande davanti al dolore:
La sovranità di Dio è veramente assoluta? Si. Ha il controllo illimitato su ogni minimo dettaglio delle nostre esistenze.
Posso realmente fidarmi di Lui? Si. Anche se non capisco e spesso non condivido ciò che sta permettendo nella mia vita, Lui sa cosa sta facendo. Dio capisce il mio dolore, mi ama veramente e posso essere certo che utilizzerà la sua sovranità con bontà nei miei confronti. Tuttavia, per arrivare a fidarsi del Padre in modo simile a quello assoluto di Gesù, occorre conoscerlo. Conoscere il Suo nome significa avere una relazione intima di Dio, resa possibile proprio grazie al sacrificio sostitutivo di Gesù a favore di tutti coloro che si sono pentiti dei propri peccati.

Salmo 9:10 quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te, perché, o SIGNORE, tu non abbandoni quelli che ti cercano.

Patrick Galasso

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