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Uno dei risvolti più significativi della Riforma Protestante fu sicuramente la riscoperta della giustificazione per grazia mediante la fede. Per dirlo più correttamente, la dottrina biblica secondo cui Dio concede la grazia al credente che ripone la sua fede in Cristo.
Romani 1:16 Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza (dunamis = parola da cui deriva il termine “dinamite”) di Dio per la salvezza di chiunque crede 3:28 poiché riteniamo che l'uomo è giustificato mediante la fede senza le opere della legge. 4:1-5, 23-25 Che diremo dunque che il nostro antenato Abraamo abbia ottenuto secondo la carne? 2 Poiché se Abraamo fosse stato giustificato per le opere, egli avrebbe di che vantarsi; ma non davanti a Dio; 3 infatti, che dice la Scrittura? «Abraamo credette a Dio e ciò gli fu messo in conto come giustizia». 4 Ora a chi opera, il salario non è messo in conto come grazia, ma come debito; 5 mentre a chi non opera ma crede in colui che giustifica l'empio, la sua fede è messa in conto come giustizia. 23 Or non per lui soltanto sta scritto che questo gli fu messo in conto come giustizia, 24 ma anche per noi, ai quali sarà pure messo in conto; per noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù, nostro Signore, 25 il quale è stato dato a causa delle nostre offese ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione. 5:1 Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.
 
Il vangelo è la potenza con cui Dio salva il peccatore penitente. Ciò che emerge in modo ancor più prorompente dalle parole dell’apostolo Paolo è la gratuità della giustificazione, poiché la salvezza è una condizione che nessun credente potrà mai neppur lontanamente meritare o guadagnare. La giustificazione è il fondamento della relazione con Dio, una relazione di pace mediante la riconciliazione ottenuta grazie all'opera espiatoria di Gesù Cristo. A tal punto sorge spontanea una domanda: prima della riforma, come potevano gli uomini afferrare questo concetto? Poiché si tratta di un principio biblico Dio, nella Sua grazia, ha fatto si che persino negli anni bui del medioevo tale dottrina fosse velatamente presente. Un esempio è il famoso inno Dies irae (il giorno dell'ira), scritto in lingua latina. Anche se celebri compositori, come Mozart e Giuseppe Verdi, musicarono il testo di questo inno nelle loro opere, la sua vera origine risale al XIII secolo. Il suo autore fu Tommaso da Celano (frate francescano del 1200). Tale inno è incentrato sul giorno del giudizio e sulla descrizione dello stato d’animo delle anime davanti al trono di Dio. Ne propongo una sintesi.
 
Il giorno dell'ira, quel giorno che dissolverà il mondo terreno in cenere ... Quanto terrore verrà quando il giudice giungerà a giudicare severamente ogni cosa. La tromba diffondendo un suono mirabile tra i sepolcri del mondo spingerà tutti davanti al trono. La Morte e la Natura si stupiranno quando risorgerà ogni creatura per rispondere al giudice. Sarà presentato il libro scritto nel quale è contenuto tutto, dal quale si giudicherà il mondo. E dunque quando il giudice si siederà, ogni cosa nascosta sarà svelata, niente rimarrà invendicato. In quel momento che potrò dire io, misero, chi chiamerò a difendermi, quando a malapena il giusto potrà dirsi al sicuro? Re di tremendo potere, tu che salvi per grazia chi è da salvare, salva me, fonte di pietà. Ricorda, o pio Gesù, che io sono la causa del tuo viaggio; non lasciare che quel giorno io sia perduto ... mi hai redento con il supplizio della Croce: che tanto sforzo non sia vano! Giusto giudice di retribuzione, concedi il dono del perdono prima del giorno della resa dei conti. Comincio a gemere come un colpevole, per la colpa è rosso il mio volto; risparmia chi ti supplica, o Dio.
Noi non viviamo più in periodi così bui, perché la luce della giustificazione per grazia mediante la fede brilla sia attraverso la Scrittura che mediante coloro che l’hanno accolta nei propri cuori. Mi auguro che anche tu possa godere della medesima certezza; quella del perdono assoluto del Giudice divino, perfettamente riconciliato con Lui per grazia mediante la fede nell'opera di Cristo.
 
Patrick Galasso
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Non è sempre facile trovare nuovi stimoli o spunti concreti per poter adorare sinceramente il Signore. Quando ci troviamo in tali situazioni il libro dei Salmi, possedendone molti che hanno tale finalità, sarà sicuramente in grado di fornircene. Il numero 8 è particolarmente indicato a questo scopo, in quanto sia l’inizio che la sua conclusione evidenziano chiaramente che quella fu l’intenzione per cui fu scritto.
Salmo 8:1-9: Al direttore del coro. Sulla ghittea. Salmo di Davide. O ETERNO, Signore nostro, quant'è magnifico il tuo nome in tutta la terra! Tu hai posto la tua maestà nei cieli. Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto una forza, a causa dei tuoi nemici, per ridurre al silenzio l'avversario e il vendicatore. Quand'io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, che cos'è l'uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell'uomo perché te ne prenda cura? Eppure tu l'hai fatto solo di poco inferiore a Dio, e l'hai coronato di gloria e d'onore. Tu lo hai fatto dominare sulle opere delle tue mani, hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi: pecore e buoi tutti quanti e anche le bestie selvatiche della campagna; gli uccelli del cielo e i pesci del mare, tutto quel che percorre i sentieri dei mari. O ETERNO, Signore nostro, quant'è magnifico il tuo nome in tutta la terra!
 
La ghittea era uno strumento a corda, simile ad un’arpa molto piccola e maneggevole. Mediante tale strumento, il re Davide si appresta ad esaltare il suo Dio. Inizia affermando che il Suo Nome è magnifico. Il nome di Dio nella nostra traduzione è ETERNO, in ebraico è YHWH ossia “Io Sono”. Tale nome significa “il Vivente, Colui che è e che sarà, che ha vita in sé stesso e che ha piena coscienza di sé”. Il nome, nella mentalità ebraica, racchiudeva in sé tutti gli attributi della persona, rappresentava perciò le caratteristiche della sua personalità ossia la sua stessa essenza. Essendo tale il Suo nome, ne consegue che ogni singolo aspetto di Dio sia magnifico e che, allo stesso tempo, Dio sia magnifico nella totalità dei Suoi caratteri. Continua poi mettendo in contrasto la genuina adorazione dei piccoli bambini, caratterizzata dalla semplicità della loro fede, con l’arroganza di empi e peccatori. Questi ultimi con i propri ragionamenti tentano di offuscare la gloria del Creatore e con le loro scelte di vita non fanno che oltraggiarlo. La loro incredulità non gli permette di realizzare che la grandezza del creato non è che una pallida illustrazione dell’immensità di Colui che li giudicherà. Tuttavia tale arroganza viene ridicolizzata non solo dalla semplicità degli infanti, ma anche da cuori di adulti che riflettono senza pregiudizio su tutto ciò che li circonda. Infatti, l’universo ha sempre un messaggio da comunicare a coloro che si apprestano ad ascoltarlo, perché osservare e contemplare i cieli che ci sovrastano ci permetterà sempre di comprendere 2 cose: la grandezza di Chi li ha fatti e la piccolezza della nostra natura. Eppure, nonostante davanti alla vastità del cosmo l’uomo appaia come nulla, essendo stato creato ad immagine e somiglianza di Dio ha implicitamente ricevuto il privilegio di gestire, con autorità e rispetto, ogni altra cosa da Lui formata.
 
Quali sentimenti suscita in te osservare il creato? Ti è mai capitato, davanti ad una serata stellata, di realizzare la tua piccolezza e la grandezza divina? Penso di sì. Tuttavia, tale spettacolo avrà raggiunto la propria finalità unicamente se ti avrà spinto a riflettere sui tuoi bisogni più profondi ed a lodare il Signore per aver voluto inserire anche te all’interno di tutta l’opera Sua. Ciò che conta davvero non è unicamente provare questi piacevoli sentimenti, ma farsi condizionare da tale consapevolezza nelle scelte quotidiane.
 
Patrick Galasso

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