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Il giornalista colombiano José Alejandro Castaño pubblicò, 6 anni fa, un libro dal titolo “Cierra los ojos princesa” (Chiudi gli occhi principessa). Quel libro fu scritto mediante un’intervista di circa 20 giorni alla moglie ed ai figli di Pablo Emilio Escobar Gaviria (01/12/1949 – 02/12/1993) uno dei più noti e ricchi trafficanti colombiani di cocaina e marijuana nella storia del mondo. All’interno del libro, ciò che emerge maggiormente è l’amore di Pablo per sua figlia Manuela. Uno degli aneddoti più interessanti è sicuramente quello raccontato dal figlio. Ossia la volta in cui, mentre si trovavano nascosti in una casa sulle montagne vicino Medellìn, Pablo compì un gesto straordinario, quasi folle. Essendo braccati dalla polizia e non avendo altro a disposizione, per evitare che la piccola Manuela andasse in ipotermia, non esitò a bruciare due milioni di dollari in contanti.

Ho appositamente scelto di utilizzare un esempio iniziale molto forte, in cui emergessero da una parte l’enorme quantità di denaro, seppur ricevuto mediante attività illecite, e dall’altra un gesto carico di amore paterno verso la propria figlia. Che valore aveva il benessere della figlia Manuela agli occhi di Pablo? Fino a che punto sarebbe stato disposto ad arrivare? Forse a bruciare ancora più soldi per lei. Quante persone eticamente e moralmente “ineccepibili” avrebbero fatto altrettanto? Quanti genitori hanno sacrificato gran parte del tempo, che avrebbero potuto passare con i propri figli, per poter accumulare più denaro con la scusa che, in fin dei conti, lo stavano facendo per il loro futuro?

Siamo tutti perfettamente consapevoli del fatto che questa pandemia mondiale sta colpendo, in modo molto violento, l’economia planetaria. Perciò anche la nostra economia. Non soltanto a livello nazionale, perché gli effetti che il Covid-19 sta avendo sul sistema economico sono penetrati capillarmente anche nel delicato equilibrio finanziario di quasi tutte le famiglie italiane. Poiché viviamo innegabilmente in un mondo quasi totalmente incentrato sull’economia, al punto tale da considerarla spesso più importante della salute fisica, emotiva e spirituale delle persone che lo abitano, è fondamentale sfruttare questo momento drammatico per fare delle riflessioni, per ridimensionare l’importanza del denaro rispetto ad altri valori della nostra breve vita. Mi auguro pertanto che le seguenti 4 affermazioni possano aiutarti a relazionarti in modo più corretto con il denaro.

I° - Sei un semplice amministratore di ciò che erroneamente ritieni “tuo”

Salmo 24:1 Al SIGNORE appartiene la terra e tutto quel che è in essa, il mondo e i suoi abitanti.
1 Cronache 29:12 Da te provengono la ricchezza e la gloria; tu signoreggi su tutto; in tua mano sono la forza e la potenza, e sta in tuo potere il far grande e il rendere forte ogni cosa.

Il ragionamento è piuttosto semplice da comprendere. Se è vero che a Lui appartiene tutto e che signoreggia su tutto, ne consegue che anche tutto ciò che abbiamo è Suo. Pertanto, se l’essere umano non possiede nulla, in quanto tutto è di Dio, non è che un semplice amministratore di quanto gli viene affidato. Io e te abbiamo quindi la responsabilità ed il dovere di amministrare in modo saggio tutto ciò che Dio ci ha affidato: il tempo, la casa, la macchina, le forze fisiche, la salute, i talenti e così via. Sicuramente, una delle cose più difficili ed impegnative da amministrare è sicuramente il denaro ritenuto “proprio”.

1 Samuele 2:7 Il SIGNORE fa impoverire e fa arricchire, egli abbassa e innalza.

La ricchezza ed il benessere che possediamo sono limitati al progetto sovrano di Dio. È Lui che ha deciso ciò che dobbiamo amministrare. Questo è molto importante da accettare per contrastare alla radice qualsiasi insoddisfazione del proprio stile di vita od i problemi economici che ci si troverà ad affrontare nella vita. Egli, un giorno, valuterà la nostra vita anche in base al rapporto che avremo instaurato con i nostri beni perché, molto spesso, il cuore di un uomo ed il suo livello spirituale sono chiaramente verificabili dal modo in cui li gestisce. È interessante osservare come, nella Bibbia, vi siano oltre 2000 versetti che parlano del denaro e di ciò che l'uomo possiede e come più di 300 si trovino nei 4 vangeli, perché Gesù parlò più del rapporto uomo-denaro che di inferno e paradiso messi insieme.

II° - L’amore per il denaro è idolatria

Matteo 6:24-25, 31, 34 Nessuno può servire due padroni; perché o odierà l'uno e amerà l'altro, o avrà riguardo per l'uno e disprezzo per l'altro. Voi non potete servire Dio e Mammona. 25 Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito? 31 Non siate dunque in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" 34 Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.

Nel sermone sul monte Gesù non si scaglia contro l'accumulo di denaro (ciò che chiama “Mammona” rappresenta la personificazione dei beni materiali) ma contro l'amore nei confronti del denaro stesso, facendolo diventare un idolo del cuore. L’amore per il denaro lo renderà l’oggetto del nostro desiderio, gli concederà la chiave per la porta del nostro cuore, ma ciò ci condurrà inevitabilmente tra le braccia dell'ansietà. Tale stato d’animo non sarà alimentato unicamente dalla paura di non riuscire ad ottenere il necessario per vivere. Solitamente, più denaro le persone riusciranno ad ottenere e più facilmente si attaccheranno ad esso, con l'inevitabile terrore di perderlo e di essere privati dell'oggetto della propria idolatria.

Proverbi 18:11 I beni del ricco sono la sua roccaforte; sono come un'alta muraglia, nella sua immaginazione.
Proverbi 23:4-5 Non ti affannare per diventare ricco; smetti di applicarvi la tua intelligenza. 5 Vuoi fissare lo sguardo su ciò che scompare? Poiché la ricchezza si fa delle ali, come l'aquila che vola verso il cielo.

Sappiamo perfettamente che nessuno ama letteralmente i propri soldi. Ciò che conquista il nostro cuore è il potere che essi ci permettono di acquisire. Il denaro offre, a chi lo idolatra, un'illusoria sensazione di “onnipotenza”. È una vera e propria “scarica di adrenalina” per il nostro orgoglio. Infatti, una persona ricca svilupperà una forte influenza su chi la circonda, sarà attorniata da persone che la aiutano e la cercano unicamente per poter ricevere da essa soldi o regali. Chi possiede molto denaro avrà la possibilità di viaggiare (ovviamente quando questa pandemia cesserà), di permettersi le cure migliori e di sentirsi protetta dalle incognite della vita.
Il denaro ha una forza seduttiva enorme, in grado di attrarre a sé ogni ceto sociale. Infatti, sia il ricco che ne possiede molto, che il povero che ambirebbe a possederne molto di più, possono illudersi che sia in grado di infondere vera gioia e vera sicurezza. Eppure tale stato d’animo non è che un grande inganno spirituale. Chi si illude di poter soddisfare il proprio bisogno di sicurezza e di valore con il denaro ha inevitabilmente scelto di sostituire l'oggetto della propria fiducia, che dovrebbe essere riposta unicamente nel vero Dio, con un idolo. Certo molto potente, ma pur sempre infinitamente inferiore al Creatore.

Ecclesiaste 5:10 Chi ama l'argento non è saziato con l'argento; e chi ama le ricchezze non ne trae profitto di sorta. Anche questo è vanità.

Come ogni altro idolo, anche il denaro alla fine delude. Pertanto, chi ama il denaro non sarà mai soddisfatto dal denaro. Lo comprova il fatto che, molto spesso, le persone ricche e famose sono profondamente infelici e vuote, perché solo Gesù Cristo può essere ritenuto la fonte della vera pace e della vera gioia. Una persona avida ed infelice, povera o ricca che sia, rivela che il dono è amato più del Donatore, perché se tutto è un dono di Dio, l’insoddisfazione verso ciò che si possiede è sempre un'accusa velata e silenziosa nei confronti della generosità divina.
Un ottimo test per verificare l’idolatria del cuore è ricordare questo semplice principio: un idolo è ciò per cui sei pronto a peccare per ottenerlo od a reagire peccando se ti viene tolto.

III° - Non puoi usare i “tuoi” soldi unicamente per te

Proverbi 11:24 C'è chi offre liberalmente e diventa più ricco, e c'è chi risparmia più del giusto e non fa che impoverire.
Efesini 4:28 Chi rubava non rubi più, ma si affatichi piuttosto a lavorare onestamente con le proprie mani, affinché abbia qualcosa da dare a colui che è nel bisogno.
1 Giovanni 3:17 Ma se qualcuno possiede dei beni di questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe l'amore di Dio essere in lui?

I soldi che possediamo devono essere usati non soltanto per provvedere alle necessità proprie e quelle familiari, ma anche per le vere necessità altrui. Dio desidera che il frutto del nostro lavoro mostri concretamente l’amore che nutriamo per Lui e per il nostro prossimo. L’avarizia nasconde idolatria, incredulità ed un profondo egoismo, in quanto ci porta a privare altri, che Dio mette appositamente sul nostro cammino, del nostro aiuto e quindi del necessario. Nonostante quanto detto, occorre ricordare che il cristiano non è chiamato a dare denaro ad ogni mendicante, ma a valutare le reali necessità di chi chiede aiuto.

Proverbi 3:9-10 Onora il SIGNORE con i tuoi beni e con le primizie di ogni tua rendita; 10 i tuoi granai saranno ricolmi d'abbondanza e i tuoi tini traboccheranno di mosto.

Il passo non ci incoraggia a pensare alla logica del “vangelo della prosperità”, ossia che se doniamo 100 euro per l’opera del Signore Lui ci ricompenserà facendocene guadagnare 1000. Piuttosto comporta l’idea che ogni persona che eviti di donare parte delle proprie risorse per onorare l’opera di Dio (spese della chiesa locale, sostegno dei conduttori, missioni, ecc.) per mancanza di fiducia nei Suoi confronti o per poterne gestire di più per sé stessa, nasconda una profonda mancanza di fiducia. Che non stia ritenendo Dio in grado di prendersi cura delle proprie necessità e di donare abbondanza di gioia, di serenità ed una vita ricca di significato.

IV° - Ciò che SEI conta molto di più di ciò che possiedi

Luca 12:15 Poi disse loro: «State attenti e guardatevi da ogni avarizia; perché non è dall'abbondanza dei beni che uno possiede, che egli ha la sua vita».

I nostri soldi non sono né buoni e né cattivi. Alcuni pensano erroneamente che i veri cristiani non dovrebbero possedere nulla, non avere case di proprietà o beni di lusso. In tal modo riuscirebbero a resistere alle insidiose tentazioni del denaro. In realtà, Dio può fornire liberamente ricchezze ai Suoi figli per permettergli di godere della Sua generosità. Ciò che conta non è ciò che possiedi, ma chi sei, e chi sei lo mostrerai dal modo in cui saprai gestire ciò che hai. O meglio, ciò che ti è stato affidato.

1 Timoteo 6:6-7, 9-10, 17-18 La pietà, con animo contento del proprio stato, è un grande guadagno. 7 Infatti non abbiamo portato nulla nel mondo, e neppure possiamo portarne via nulla. 9 Invece quelli che vogliono arricchire cadono vittime di tentazioni, di inganni e di molti desideri insensati e funesti, che affondano gli uomini nella rovina e nella perdizione. 10 Infatti l'amore del denaro è radice di ogni specie di mali; e alcuni che vi si sono dati, si sono sviati dalla fede e si sono procurati molti dolori. 17 Ai ricchi in questo mondo ordina di non essere d'animo orgoglioso, di non riporre la loro speranza nell'incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo; 18 di fare del bene, di arricchirsi di opere buone, di essere generosi nel donare, pronti a dare.

Non sono unicamente i ricchi ad amare il denaro, anche i poveri possono amare quel poco che hanno e scendere a compromessi per ottenerne di più. È una questione di atteggiamento del cuore. Purtroppo però l’amore per il denaro apre le porte all’insoddisfazione e conduce alla rovina. I cristiani ricchi dovrebbero manifestare la propria generosità rendendo altri partecipi del loro denaro. In tal modo dimostreranno che non si stanno concentrando sulla quantità di ricchezze che possiedono ma sul vero tesoro del cuore, Dio. Perfettamente consapevoli che è Lui a provvedere per loro tutto ciò di cui hanno realmente bisogno.

Proverbi 15:16-17 Meglio poco con il timore del SIGNORE, che gran tesoro con turbamento. 17 Meglio un piatto d'erbe, dov'è l'amore, che un bue ingrassato, dov'è l'odio.

Anche chi possiede molto denaro deve far proprie le parole di Salomone che abbiamo appena letto. Se lo farà mostrerà di essere riuscito a considerare la propria relazione con Dio e con i propri cari dei valori fondamentali, per nulla disposto a barattarli per il denaro o per un’occupazione lavorativa più redditizia.

Matteo 16:25-26 Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà. Che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l'anima sua? O che darà l'uomo in cambio dell'anima sua?

Viviamo in una società in cui i detti popolari sono “i soldi fanno la felicità” e “i soldi fanno girare il mondo”. In realtà sono entrambi errati. Dio dona la felicità ed è padrone del mondo. A Lui appartengono le nostre vite (ne determina la durata) ed anche il nostro denaro, noi siamo solamente degli amministratori. Un giorno quindi ci chiederà conto non solo di come lo avremo gestito, ma anche di ciò che abbiamo ritenuto più importante.
In questa vita il denaro può aprirci molte porte, ma quando compariremo davanti all'Eterno non potremo addolcire o corrompere il giudizio divino in alcun modo. Il Suo perdono gratuito sarà rivolto unicamente a coloro che, per fede, avranno “perduto” la vita, ossia saranno stati disposti a rinunciare agli schemi ed ai valori secolari per via della fiducia e della devozione totale verso Gesù. Mi auguro che anche tu sia tra questi.

Patrick Galasso

 
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Il Covid-19 sta modificando radicalmente le nostre abitudini, il nostro stile di vita e le dinamiche familiari a cui ciascuno di noi era precedentemente abituato. Se finora, ossia nelle 2 sezioni precedenti, ci siamo concentrati sulla coppia e sul rapporto con i propri figli, quanto vedremo nella terza ed ultima sezione allargherà ulteriormente il campo d’azione. Infatti, questo argomento sarà utile per ogni tipo di nucleo familiare, non unicamente quelli composti da una coppia e dei figli, ma anche da 2 fratelli, oppure ampliati per via della presenza di suoceri, nonni, ecc. all’interno della stessa casa. Una casa in cui si possono celare contesti di guerre familiari, di piccoli inferni solitamente mitigati dalle innumerevoli attività, dal lavoro e da fughe quotidiane di qualsiasi altro tipo, al momento rese impossibili da questa quarantena.

Proverbi 24:30-34 Passai presso il campo del pigro e presso la vigna dell'uomo privo di senno; 31 ed ecco le spine vi crescevano dappertutto, i rovi ne coprivano il suolo, e il muro di cinta era in rovina. 32 Considerai la cosa e mi posi a riflettere; e da quel che vidi trassi una lezione: 33 dormire un po', sonnecchiare un po', incrociare un po' le mani per riposare... 34 e la tua povertà verrà come un ladro e la tua miseria, come un uomo armato.

Il senso del brano è affermare che la pigrizia (la mancanza di impegno e passione), unita alla stoltezza (la mancanza di saggezza), produrranno spine (mancanza di frutti) e muri crollati (mancanza di difese). La disfatta arriverà come un ladro (quando non lo aspetti) e come un soldato (non avrai la capacità di contrastarla).
Sicuramente, il saggio re Salomone non aveva intenzione di parlare soltanto di botanica, ma trasmettere dei principi ben più profondi; pertanto, è chiaramente possibile paragonare anche la nostra famiglia ad un campo od una vigna. Il rapporto familiare non deve mai essere visto come una relazione che non debba essere coltivata, stabile di per sé come istituzione, nutrendo l'illusione che, essendo legati da vincoli parentali, i frutti crescano spontaneamente e le erbacce infestanti non trovino mai un terreno fertile. Infatti, come natura insegna, se un giardino non viene curato sarà molto rapidamente pieno di ciò che è totalmente infruttuoso, perché l'unica cosa che cresce spontaneamente, abbondantemente e molto velocemente è l'erbaccia.
Per di più, i danni creati da una relazione familiare superficiale ed infelice avranno gravi ed enormi ripercussioni perfino al di fuori del proprio nucleo familiare. Sappiamo tutti, difatti, che le famiglie sono il pilastro su cui si poggia la società in cui viviamo; pertanto, molte delle problematiche che si riscontrano in ambito scolastico, civico e lavorativo nascono e si sviluppano in embrione nella propria famiglia di provenienza.

Una relazione familiare non può essere vissuta da due o più persone che vivono vite separate. Tuo padre, tua madre, tuo fratello ecc. non sono semplicemente dei compagni di stanza, non sono unicamente coloro che mangiano al tuo stesso tavolo. Sono persone nelle quali investire parte della propria vita mediante conversazioni intime e condivisione di interessi profondi. Come un'orchestra suona parti e strumenti differenti per un'unica sinfonia, come una squadra di calcio è composta da giocatori con ruoli diversi ma legati dal fine di vincere la partita, così una famiglia cristiana deve coltivare la stessa finalità: vivere insieme alla gloria di Cristo.
Anche se sono molti i fattori che contribuiscono ad alimentare o deteriorare le relazioni famigliari, mi concentrerò unicamente su un aspetto che ritengo tra i più determinanti: le nostre parole.

Proverbi 12:18 C'è chi, parlando senza riflettere, trafigge come spada, ma la lingua dei saggi procura guarigione.

La comunicazione ha un’importanza vitale. È facile comprendere come le parole crudeli possano divenire simili a delle lame che trafiggono il nostro cuore, i nostri sentimenti, la nostra dignità, la nostra autostima. Come possano essere in grado di demolirci interiormente. Tuttavia, occorre anche considerare che l’aspetto positivo del versetto biblico citato è dato unicamente da parole sagge e costruttive. Ciò comporta implicitamente che le parole non dette potranno forse non ferire, ma sicuramente non aiuteranno a guarire le ferite dell’animo umano. Cosa accadrà infatti in una famiglia quando i membri che la compongono non comunicano efficacemente?
a) la relazione rimarrà solo superficiale, perché è poco intima e profonda;
b) prendere sagge decisioni diverrà molto difficile, perché i consigli non saranno appropriati;
c) i comportamenti sbagliati non verranno corretti, perché mancherà il coraggio di esprimere veramente la propria opinione;
d) le questioni rimarranno in sospeso, perché non ci sarà il coraggio di affrontarle;
e) i disaccordi si trasformeranno in piccoli conflitti, perché mancherà il coraggio di affrontarli;
f) i piccoli conflitti ingigantiranno, perché non si cercheranno soluzioni per risolverli;
g) i grandi conflitti, rimanendo irrisolti, creeranno un divario sempre maggiore nella famiglia.

La comunicazione è l'agente che permette di costituire l'intimità familiare. Dove c'è buona comunicazione fioriranno le relazioni, se la comunicazione è scarsa od assente i rapporti moriranno di stenti.

Efesini 4:25-26, 29, 31-32 Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri. 26 Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira 29 Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l'ascolta. 31 Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria! 32 Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.

Le parole dell’apostolo Paolo evidenziano questi principi:

1° - Dobbiamo parlarci onestamente – 4:25

Ciò non comporterà unicamente cercare di evitare qualsiasi tipo di bugia o di mezza verità nel rapporto familiare, perché parlare onestamente significa implicitamente rinunciare ad essere disonesti con gli altri. Infatti, quando in un diverbio familiare usiamo termini come “sempre” (es. fai sempre così) o “mai” (es. non mi ascolti mai) stiamo implicitamente mentendo al fine di poter amplificare le mancanze altrui ed enfatizzare maggiormente il nostro disagio, il nostro dolore o la nostra frustrazione. Occorre che ciascuno si impegni affinché simili parole vengano bandite dalla comunicazione famigliare, in quanto scoraggiano e sono false. Nessuno è SEMPRE intento a fare cose sbagliate o non fa MAI cose giuste. Parlarsi onestamente comporta anche il saper ammettere le proprie responsabilità senza minimizzarle mediante l'evasività, ossia cambiando il discorso oppure immergendosi in grandi silenzi, ossia non rispondendo alle domande altrui ed evitando il confronto diretto.

2° - Dobbiamo parlarci pacificamente – 4:26

Nella vita familiare vi sono molte occasioni e svariate motivazioni per essere adirati, ma se non facciamo attenzione tale sentimento potrà trasformarsi in rancore; un atteggiamento scaturito da un cuore che non vuole perdonare. Il rancore, ben presto, si trasformerà in pensieri di vendetta e disprezzo.
Ovviamente, ogni manifestazione di collera spontanea, irrazionale, auto-difensiva ed interessata è sempre motivata dall’egoismo personale; quindi è chiaramente deprecabile. Ciò non comporta, tuttavia, l’avvaloramento del principio secondo cui l’ira sia sempre sbagliata.
Il testo sopra citato non ci incoraggia affatto ad essere irascibili, ma permette l'ira quando non sia peccaminosa. L'ira giusta mostra disprezzo per il peccato, si accende quando la gloria di Dio viene profanata, davanti all'immoralità, all'ingiustizia ed all'irriverenza. L'ira priva di peccato nominata da Paolo è associabile all’idea di “passione”, un’energia che ci spinge a cercare soluzioni ai problemi, motivata soprattutto dal desiderio che Sua volontà sia fatta nella nostra vita ed in quella altrui.
Anche qualora fossimo nel giusto, tale sentimento non va mai sottovalutato. Se ciò che l’ha motivata è il desiderio di piacere a Dio, è a Lui che occorre chiedere aiuto affinché si riesca a gestirla velocemente e con molta saggezza, prima che dal conflitto scaturisca del risentimento. Prima che ciò che era cominciato con le più nobili intenzioni finisca per concentrarsi poi su sé stessi, alimentando sentimenti di vendetta o di autocommiserazione.

Proverbi 25:28 L'uomo che non ha autocontrollo, è una città smantellata, priva di mura.

Se i conflitti familiari non verranno celermente risolti saremo privi di difese contro alcuni acerrimi nemici della nostra serenità domestica, ossia il rancore, il risentimento e perfino l'odio. Quando i conflitti vengono spinti “sotto il tappeto” o posti semplicemente “sotto una pietra”, ci ritroveremo un mucchio di problemi non risolti che, prima o poi, riemergeranno più forti e più intensi di prima, aggravando problemi successivi.

3° - Dobbiamo parlarci amorevolmente – 4:29, 31-32

Il termine greco usato dall’apostolo per l’aggettivo “cattiva” significa letteralmente “corrotta, putrefatta” (che puzza di morte, acida come latte scaduto). Se le parole dette in famiglia non saranno oneste e pacifiche potranno ferire profondamente una persona e renderla incapace di reagire. Le parole putrefatte assumono la forma della maldicenza e del pettegolezzo, colpiscono i difetti, insultano, umiliano, enfatizzano le paure altrui, scoraggiano (es. non cambierai mai … sei senza speranza). Tali parole avvelenano mortalmente le relazioni familiari. Ciò che invece saprà ridonare una linfa vitale alle nostre relazioni sono le parole che comunicano il perdono e la riconciliazione. Parole che potremo profondamente pronunciare verso altri se per primi ne avremo beneficiato per esperienza diretta, con Dio, il quale ha sacrificato Suo Figlio per poterci offrire concretamente il perdono.

Proverbi 19:11 Il senno rende l'uomo lento all'ira, ed egli considera un suo onore passare sopra le offese.

Quando perdoniamo qualcuno stiamo promettendo che l'offesa a noi recata non verrà più menzionata, che non ne parleremo con nessun altro e che non rifletteremo o rimugineremo più su ciò che è accaduto. Non significa dimenticare, ma scegliere di non meditarci più sopra, arrivando a chiedere a Dio in preghiera aiuto quando questo sarà quasi impossibile.
Il perdono è legato indissolubilmente con la perseveranza nel concederlo. Se permetti all’ira di diventare rancore, presto si trasformerà in amarezza; in tal modo, stai impiantando dei chiodi nella bara delle tue relazioni familiari.
Spesso, un conflitto familiare somiglia ad una partita di ping-pong dove, a colpo forte, si risponde con colpo più forte. La pazienza e l'umiltà saranno i soli ingredienti in grado di abbassare i toni di tale aspra “partita”. Tutti hanno il dovere di fermare la palla in gioco, evitando che lo scontro duri per sempre. Ricordiamoci che la conflittualità non cessa e non diminuisce con il passare del tempo. Il conflitto può durare decenni, si può “invecchiare giocando”.

Salmo 32:3-5 Finché ho taciuto, le mie ossa si consumavano tra i lamenti che facevo tutto il giorno. 4 Poiché giorno e notte la tua mano si appesantiva su di me, il mio vigore inaridiva come per arsura d'estate. 5 Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni al SIGNORE», e tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato.

Anche se il re Davide parlava del peso del senso di colpa non confessato, la chiave di svolta per un contesto familiare caratterizzato da dolore, frustrazioni ed incomprensioni è la realizzazione dell'idolatria del cuore di ogni singolo membro che la compone. Essa si manifesta in molteplici forme e sfaccettature, ma nasconde sempre un unico grande problema: l’egoismo alimentato dal proprio orgoglio.
La soluzione definitiva a questo problema risiede nel confessare questo peccato a Dio, chiedendogli la forza di fare altrettanto con tutti gli altri membri del proprio nucleo familiare. Una confessione che, se fatta sinceramente, comporterà anche un cambiamento di condotta, nuova linfa vitale nella nostra comunicazione familiare.
Sii tu il primo a farlo, non aspettare che lo facciano gli altri. Ricorda che un giorno ti troverai a rendere conto della tua vita al tuo Creatore, sarete tu e Lui soli, senza scusanti od altre persone da poter incolpare per giustificare te stesso/a. Inizia a vivere il presente con questa consapevolezza, fai tue queste parole Salmo 86:5 Poiché tu, o Signore, sei buono, pronto a perdonare, e misericordioso verso quanti t'invocano.

Patrick Galasso

Poiché l’argomento trattato tocca aspetti pratici e coinvolge le dinamiche familiari, ho pensato di completarlo con 3 domande in modo da stimolare una discussione costruttiva.

I° Quale/i di queste problematiche si possono associare alla vostra comunicazione familiare?
(a) Relazioni superficiali o caratterizzate dall'indifferenza
(b) Incremento visibile dell’insoddisfazione e della frustrazione
(c) Dubbi che non vengono chiariti
(d) Argomenti o supposizioni errate che non vengono corrette
(e) Conflitti irrisolti

II° Quale/i di queste qualità si possono associare alla vostra comunicazione familiare?
(a) Relazioni sempre più forti e profonde
(b) Pace ed armonia riscontrabili anche dagli estranei
(c) Disaccordi affrontati velocemente e senza conflitti
(d) Problemi e discussioni risolte e chiarite velocemente
(e) Perdono e fiducia sempre più facili da praticare

III° Su quale/i di questi atteggiamenti dovresti lavorare per migliorare la vostra comunicazione familiare?
(a) Concentrarti e considerare con più attenzione ciò che l’altro/a sta dicendo
(b) Non interromperlo/a mentre parla
(c) Non pensare a ciò che risponderai mentre l’altro/a sta ancora parlando
(d) Chiedere maggiori chiarimenti (intendi dire questo? No? Puoi farmi qualche esempio?)
(e) Non parlare mentre l'altro/a sta ancora parlando (alzare la voce per sovrastare la sua)

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