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Il numero di bambini “mai nati”, ossia che non hanno mai avuto la possibilità di vedere la luce e ricevere dai propri genitori un nome che li identifichi, è incalcolabile. Non soltanto perché, dal momento della creazione umana ad oggi, sarebbe un censimento impossibile da fare, ma soprattutto perché, solitamente, rientrare in un elenco di morte è privilegio unicamente di coloro che prima sono stati reputati vivi. Fino a qualche decennio fa, il 25% dei concepimenti non raggiungeva le 20 settimane di gravidanza. Secondo studi recenti, nonostante la percentuale si sia ridotta grazie a svariati fattori legati ad un approccio medico scientifico sicuramente più all’avanguardia, l'aborto spontaneo resta comunque un evento piuttosto frequente. Infatti, circa il 15-20% di tutte le gravidanze si interrompono generalmente nelle prime settimane di gestazione.

Tale problematica quindi ha toccato e tocca ancora oggi moltissime famiglie. Le coppie che hanno perso almeno un figlio sono molte più di quanto pensiamo. Spesso ne veniamo a conoscenza solo dopo che questo doloroso argomento viene toccato. Perfino nella nostra piccola chiesa sono almeno 5 le famiglie che hanno dovuto affrontare un simile trauma, tra cui la mia. Nel nostro caso fu una vera e propria sorpresa, infatti Miriam non sapeva neppure di essere rimasta incinta. Avvenne così che una notte, verso la fine di agosto del 2019, tra forti dolori si accorse di aver perso il nostro terzo figlio. Ma per molti altri genitori il trauma ed il dolore sono molto più intensi del nostro. Persone che hanno atteso a lungo la possibilità e la gioia di divenire genitori. Poi finalmente si affaccia la speranza, il test è positivo. Le settimane passano, la casa inizia a subire delle modifiche al fine di poter accogliere un nuovo membro della famiglia nel modo migliore. Si iniziano a fare sogni e progetti a suo riguardo. Poi i sogni si trasformano in incubi.

In che modo può essere consolato chi ha subito una simile perdita? In che modo possiamo essere consolati se, tale perdita, l’abbiamo subita noi?
Il dolore di una madre e di un padre che scoprono che non potranno mai abbracciare il loro bambino è immenso. In tali momenti non ci sono parole in grado di compensare il vuoto che tale mancanza crea. Ma dopo alcuni giorni, mesi, forse per alcuni anche anni, alcune domande sorgono nella loro mente. Chi si pone tali domande ha diritto di ricevere risposte fondate, certe e non unicamente emotive o teoriche. Domande scomode, legate ad un argomento poco trattato, ossia la morte dei bambini.
Dove è finito il mio bambino? Anche se il suo cuore ed il suo cervello non hanno avuto il tempo di formarsi, ha anch’esso un’anima? Ha uno spirito? Cosa avviene dopo la morte di un bambino che non ha avuto il tempo di poter uscire dal grembo materno?
Oppure, cosa avviene all’anima di un bimbo di pochi mesi o di qualche anno di vita? Cosa accade a degli adulti con disabilità mentali tali da non aver mai permesso loro di poter effettuare scelte morali? Il Creatore ha un progetto eterno anche per loro?

Se per molte persone tali domande saranno semplicemente delle curiosità intellettuali, per molte altre significa cercare una risposta in grado di poter donare la pace al proprio cuore. Per coloro che hanno subito un aborto spontaneo, oppure che hanno volontariamente causato la morte del proprio bambino e poi se ne sono pentiti, oppure per coloro che hanno un figlio con una forte disabilità mentale non è un argomento da poco.
La Bibbia affronta questo argomento? La Parola di Dio è in grado di darci delle risposte esaustive? Possiamo sapere direttamente dalla voce di Dio che ne è stato dei nostri bambini? Possiamo udire parole in grado di incoraggiarci e donarci un profondo senso di pace e di speranza?

Ritengo di sì, che non sia in grado di darci unicamente una consolazione psicologica od emotiva. Una consolazione, per essere considerata tale, deve essere vera. Altrimenti non è altro che uno stordimento simile a quello provocato dall’alcol, da una droga oppure da un farmaco in grado di agire sul nostro sistema nervoso per placarlo, senza tuttavia aver agito sulle cause che avevano creato quel disagio.
In questo breve studio cercherò di dare delle risposte a …

4 domande rivolte a Dio sul destino di mio figlio
Quando inizia la vita di una persona? Dov’è adesso il mio bambino? Ogni vita ha valore davanti a Te? Conoscerò mio figlio in cielo?

I^ Domanda: quando inizia la vita di una persona?

Genesi 1:27 Dio creò l'uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina.
Genesi 2:7 Dio il SIGNORE formò l'uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l'uomo divenne un'anima vivente.
Genesi 4:1/a Adamo conobbe Eva, sua moglie, la quale concepì e partorì Caino
Genesi 5:3 Adamo visse centotrent'anni, generò un figlio a sua somiglianza, a sua immagine, e lo chiamò Set

Ogni persona è stata creata da Dio a sua immagine e somiglianza, pertanto ha un corpo fisico ed un’anima immortale. Tale principio, compreso ovviamente un’immagine deturpata dal peccato, si è esteso da Adamo in avanti, perché ogni persona concepita e poi partorita riflette le caratteristiche vitali di coloro che l’hanno generato.

Giobbe 3:1-4 Allora Giobbe aprì la bocca e maledisse il giorno della sua nascita. 2 E cominciò a parlare così: 3 «Perisca il giorno che io nacqui e la notte in cui si disse: "È stato concepito un maschio!" 4 Quel giorno si converta in tenebre, non se ne curi Dio dall'alto, né splenda su di esso la luce!

Sappiamo che Giobbe, nel momento in cui pronunciò tali parole, stava attraversando un momento di grandissimo dolore a causa di quanto gli era accaduto. Aveva perso non solo tutti i suoi beni ma anche i suoi dieci figli. Per evidenziare tutta la propria disperazione affermò che avrebbe preferito non aver mai goduto delle ricchezze piuttosto che poi perderle, non aver mai avuto figli piuttosto che vederli morire tutti insieme.
In che modo lo dichiarò? Affermando che sarebbe stato meglio non essere mai nato che vivere con tale peso. Che sarebbe stato meglio che il giorno della propria nascita fosse cancellato, oscurato, eliminato dalla storia dell’umanità.
Ma quale giorno? Non quello in cui uscì dal grembo materno ma quello in cui, durante la notte, padre e madre lo concepirono. In quel momento la sua vita ebbe inizio.

Salmo 22:9-10 Sì, tu m'hai tratto dal grembo materno; m'hai fatto riposare fiducioso sulle mammelle di mia madre. 10 A te fui affidato fin dalla mia nascita, tu sei il mio Dio fin dal grembo di mia madre.

Con due semplici versetti Davide afferma che fu Dio a permettergli di uscire dal grembo materno. Inoltre dichiara che la madre, nel momento in cui si accorse di essere rimasta incinta, affidò la sua vita al Signore. Ciò avvenne nel momento della sua nascita come persona, quando tuttavia era ancora all’interno del corpo della madre stessa.

Salmo 139:1 Al direttore del coro. Salmo di Davide. SIGNORE, tu mi hai esaminato e mi conosci.

Questo salmo di Davide ha la finalità di esaltare tre caratteri divini in particolare, ossia la sua onniscienza, onnipresenza ed onnipotenza. Tali caratteristiche divine hanno un impatto dinamico nell’esistenza di ogni vita, compreso ovviamente la sua. Davide era perfettamente consapevole che Dio, in quanto onnisciente, avesse una conoscenza perfetta e mediante essa una cura particolare per lui, fin nei minimi dettagli e prima ancora che uscisse dal grembo materno. Conosceva la sua personalità prima che si manifestasse al mondo, prima che Davide stesso iniziasse ad avere coscienza di sé stesso.

Tali principi possono ovviamente essere applicati ad ogni altra persona, anche a noi. La nostra personalità è più di un semplice processo chimico che si sviluppa dentro il nostro cervello e la nostra anima non è unicamente un’elaborazione dello stesso. In caso contrario, la nostra essenza spirituale sarebbe inesistente e la nostra vita si limiterebbe unicamente alla nostra esperienza terrena.

139:4, 7-8, 11-12 Poiché la parola non è ancora sulla mia lingua, che tu, SIGNORE, già la conosci appieno. 7 Dove potrei andarmene lontano dal tuo Spirito, dove fuggirò dalla tua presenza? 8 Se salgo in cielo tu vi sei; se scendo nel soggiorno dei morti, eccoti là. 11 Se dico: «Certo le tenebre mi nasconderanno e la luce diventerà notte intorno a me», 12 le tenebre stesse non possono nasconderti nulla e la notte per te è chiara come il giorno; le tenebre e la luce ti sono uguali.

Noi oggi, mediante l’ecografia, siamo in grado di osservare ciò che accade nel luogo più intimo e buio per un feto, ossia il grembo materno. Ma non possiamo che notare lo sviluppo del suo corpo. Dio, a differenza di noi, vede anche la sua personalità e veglia su essa.
Davide infatti, con le affermazioni del vr. 4, non dichiarava soltanto che prima che la sua mente formulasse qualsiasi pensiero Dio ne fosse già a conoscenza, ma che era in grado di comprendere le intenzioni del suo cuore. La parola è espressione della personalità ed ogni persona ne possiede una. Ogni persona ha una personalità che la rende unica, simile a molte altre eppure distinguibile da tutte quelle venute fino a quel momento all’esistenza e da quelle che esisteranno fino alla fine dei tempi. Possiamo quindi affermare che Dio conosce la personalità di ogni essere fatto a sua immagine, seppure essa non abbia ancora oppure non avrà mai la possibilità di svilupparsi e manifestarsi mediante parole, gesti e scelte.
Inoltre Dio, in quanto onnipresente, è presente nel luogo dei vivi come in quello dei morti, si relaziona con le persone in una dimensione extra temporale poiché egli è eterno.
Se per noi una vita è degna di essere chiamata tale a fronte di un lungo periodo vissuto e di molte esperienze fatte ed opere compiute, per Lui ha valore in quanto tale, poiché riflette la sua immagine mediante la personalità.

La nostra personalità ci caratterizzerà per sempre, non soltanto durante la nostra esperienza terrena. Immaginatevi un uomo od una donna che, dopo una vita passata a servire ed amare Dio, a causa della demenza senile o di una malattia degenerativa “perde” di fatto la personalità che lo aveva caratterizzato fino a pochi anni prima. La perderà per sempre? No. Poiché Dio promette che la vittoria della vita sulla morte si manifesterà anche mediante la resurrezione fisica, non tornerà forse a manifestare quella personalità, purificata dagli effetti del peccato, mediante un corpo glorificato? Certo.
Allo stesso modo, come la personalità di un uomo non muta agli occhi divini nonostante l’età avanzata od una malattia, la personalità di un feto si manifesterà in tutta la sua complessità e pienezza quando Dio le darà la possibilità di farlo.

139:13-16 Sei tu che hai formato le mie reni, che mi hai intessuto nel seno di mia madre. 14 Io ti celebrerò, perché sono stato fatto in modo stupendo. Meravigliose sono le tue opere, e l'anima mia lo sa molto bene. 15 Le mie ossa non ti erano nascoste, quando fui formato in segreto e intessuto nelle profondità della terra. 16 I tuoi occhi videro la massa informe del mio corpo e nel tuo libro erano tutti scritti i giorni che mi eran destinati, quando nessuno d'essi era sorto ancora.

Non solo Dio è in grado di osservare il nostro corpo in fase di trasformazione, ma è Colui che permette tale evento. Noi, in qualità di genitori, siamo unicamente strumenti che Dio utilizza per innescare il processo della vita, ma è Lui che la crea. La gestazione stessa è una sua idea, manifestazione dell’onnipotenza divina di concedere alla vita di sviluppare altra vita. Infatti, anche se è innegabile che la nascita di un bambino avvenga in virtù dell’atto di un uomo e di una donna legato al concepimento ed anche se il codice genetico del bambino deriva da quello del padre e della madre, resta il fatto che sia Dio ad aver creato il nostro DNA. È un suo progetto. Ma poiché non siamo unicamente della materia vivente, ha pensato alle sfumature della tua personalità ed a come il tuo corpo avrebbe poi messo in atto tali caratteristiche, tali talenti, mentre era ancora una massa priva di forma. Dio continua a ritenersi il Creatore di ogni singola vita. Non ha unicamente creato un ingranaggio che poi va avanti in modo del tutto autonomo ed indipendente da Lui. Egli è intimamente coinvolto in ogni aspetto del suo sviluppo fisico e mentale, anche quando decide sovranamente che tale sviluppo debba interrompersi o che debba manifestarsi con delle limitazioni più o meno gravi. Dio ha un progetto per ogni essere vivente e possiede il controllo assoluto su ogni vita, anche su quelle che non vedranno mai la luce. È Lui che decide l’inizio, la durata e la fine della nostra esistenza. Se ne decide l’inizio, ciò significa che è Lui a permettere che il concepimento abbia inizio. Ogni vita è un dono suo e durerà per il tempo che il datore della vita ha determinato nella sua infinita saggezza e per il piano che ha stabilito per essa.

Davide afferma quindi che mediante la sua onniscienza Dio conosce la personalità di ogni bambino, anche quelli mai nati, mediante la sua onnipresenza non li abbandona mai a loro stessi e mediante la sua onnipotenza decide nel dettaglio la qualità e la durata della loro vita.
Quanto detto non si evince unicamente da questo salmo e non è applicabile unicamente a Davide, perché altri hanno affermato le medesime cose. Infatti, anche nei passi seguenti vedremo l’onniscienza e l’onnipotenza divina all’opera nella vita di altre persone.

Geremia 1:4-5 La parola del SIGNORE mi fu rivolta in questi termini: 5 «Prima che io ti avessi formato nel grembo di tua madre, io ti ho conosciuto; prima che tu uscissi dal suo grembo, io ti ho consacrato e ti ho costituito profeta delle nazioni».

Geremia ricevette da Dio la vita per uno scopo ben preciso, essere un profeta dell’Eterno, qualcuno che avrebbe parlato agli uomini da parte del loro Creatore. Tale finalità era per lui scritta dal momento del concepimento, prima ancora che il suo corpo iniziasse a prendere forma nel grembo materno. Anzi, poiché Dio vive uno stato eterno, era una persona intimamente amata da Lui prima ancora del suo concepimento.

Luca 1:13-17 Ma l'angelo gli disse: «Non temere, Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita; tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio, e gli porrai nome Giovanni. 14 Tu ne avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno per la sua nascita. 15 Perché sarà grande davanti al Signore. Non berrà né vino né bevande alcoliche, e sarà pieno di Spirito Santo fin dal grembo di sua madre; 16 convertirà molti dei figli d'Israele al Signore, loro Dio; 17 andrà davanti a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per volgere i cuori dei padri ai figli e i ribelli alla saggezza dei giusti, per preparare al Signore un popolo ben disposto».

Elisabetta, discendente di Aronne, era la moglie del sacerdote Zaccaria ed era sterile.
Era anche una parente di Maria per lato materno, in quanto la madre del Messia era discendente di Giuda per lato paterno. Dopo anni di intense preghiere, il Signore decise di donare un figlio a questi servi fedeli, ormai avanti nell’età. L’angelo Gabriele, che portò il lieto annuncio al padre direttamente nel luogo santo del Tempio, comunicò perfino il nome che avrebbero dovuto attribuirgli per scelta divina, Giovanni (lett. “YHWH ha mostrato la sua grazia”). Il bambino sarebbe stato un nazireo dalla nascita, come Sansone o Samuele, consacrato a Dio per annunciare con forza un messaggio di ravvedimento ad Israele.

Luca 1:41-44 Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel grembo; ed Elisabetta fu piena di Spirito Santo, 42 e ad alta voce esclamò: «Benedetta sei tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno! 43 Come mai mi è dato che la madre del mio Signore venga da me? 44 Poiché ecco, non appena la voce del tuo saluto mi è giunta agli orecchi, per la gioia il bambino mi è balzato nel grembo.

Dopo tale annuncio, il medesimo angelo si diresse dopo qualche mese anche da Maria, per annunciarle che sarebbe da lei nato il Salvatore, nonostante la sua verginità. Quando seppe da Gabriele che anche Elisabetta era rimasta incinta in modo miracoloso, andò a trovarla.
Giovanni non era ancora uscito dal grembo materno, tecnicamente non era ancora nato. Eppure gli era stato già dato da Dio un nome che avrebbe definito la sua personalità e possedeva già uno spirito in comunione con lo Spirito Santo. Fu la terza persona della Trinità a concedergli la capacità di avere una reazione di esultanza quando percepì la presenza di colei da cui sarebbe nato il Messia.

Galati 1:15-16/a Ma Dio che m'aveva prescelto fin dal seno di mia madre e mi ha chiamato mediante la sua grazia, si compiacque 16 di rivelare in me il Figlio suo perché io lo annunciassi fra gli stranieri.

Paolo è nato all’interno del popolo di Israele e si è distinto per la propria religiosità.
Mosso da uno zelo inteso finì per scambiare i seguaci di Cristo per una setta da soffocare velocemente. Tuttavia, la scelta sovrana dell’Eterno di usarlo come apostolo ha determinato il suo destino, al punto di renderlo uno strumento per annunciare la grazia del vangelo ai gentili. Con tali parole Paolo stava affermando che la cura divina non ha iniziato a manifestarsi, nei suoi confronti, dopo che il suo cuore scelse di arrendersi al vangelo della grazia, ma che Dio aveva preparato un percorso per lui prima ancora che uscisse dal grembo materno e che tale percorso si iniziò a manifestare nel momento del suo concepimento.

Geremia e Paolo sono stati scelti come persone da usare fin da dentro il grembo materno perché erano già delle persone. Lo Spirito Santo dimorava nello spirito di Giovanni prima del parto perché ne possedeva già uno. È Dio che permette ad ogni gravidanza di raggiungerne il termine. È Lui a controllare i destini dei nostri figli nel momento in cui vengono all’esistenza, ossia nel momento in cui vengono concepiti. Ogni concepimento produce vita ed ogni essere vivente concepito da due persone è anch’esso una persona.
Poiché ogni vita che viene interrotta muore, dal concepimento in avanti si può affermare che la morte abbia interrotto la vita di una persona, indipendentemente dall’età che la persona aveva nel momento della morte. Dio non inizia ad interessarsi ad una persona nel momento in cui esce dal grembo materno, ma nel momento in cui la sua vita viene concepita. Egli ha un percorso vitale stabilito per ogni essere fatto a Sua immagine, anche se per molti di essi tale percorso è molto breve.

Per poco più di un mese ho avuto tre figli, non due. Uno di loro non è semplicemente scomparso, estinto, vaporizzato. Forte di tale convinzione sto cercando di dare delle risposte a … 4 domande rivolte a Dio sul destino di mio figlio
I^ Domanda: quando inizia la vita di una persona? La vita inizia con il concepimento

Dio stesso afferma di amare e di avere dei progetti per ogni persona che riceve il privilegio del dono della vita, mediante l’esistenza. Mediante la sua onniscienza conosce la loro personalità, mediante la sua onnipresenza non li abbandona mai e mediante la sua onnipotenza decide nel dettaglio la qualità e la durata della loro vita. Parole di speranza per me, ma anche per te, se hai fatto la mia stessa esperienza oppure se la farai in futuro.

Patrick Galasso