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Genesi 6:7-10 Allora si aprirono gli occhi ad entrambi e s'accorsero che erano nudi; unirono delle foglie di fico e se ne fecero delle cinture. 8 Poi udirono la voce di Dio il SIGNORE, il quale camminava nel giardino sul far della sera; e l'uomo e sua moglie si nascosero dalla presenza di Dio il SIGNORE fra gli alberi del giardino. 9 Dio il SIGNORE chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?» 10 Egli rispose: «Ho udito la tua voce nel giardino e ho avuto paura, perché ero nudo, e mi sono nascosto».

Dio ha di Sua iniziativa creato un mondo fisico, ha creato esseri viventi, creato leggi della fisica e della chimica, continua a guidare e sorvegliare con la Provvidenza lo scorrere della vita. Dio ha creato esseri umani adatti ad un mondo materiale e a un mondo di relazioni non solo fisiche ma anche spirituali, con Dio ed emotive-psicologiche con altri esseri umani.
Queste relazioni comportavano anche un compito dato da Dio agli umani, gestire la creazione, il tutto all’interno di un patto con regole stabilite da Dio stesso, l’uomo si sarebbe impegnato a rimanere all’interno di un unico limite, la proibizione di mangiare il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male, ricordando così a se stesso che al di sopra di lui c’era il Creatore e il Legislatore il proprietario di tutto e che lui sarebbe stato solo il gestore e a Lui avrebbe dovuto rendicontare. Rompendo il patto con la disobbedienza l’uomo non solo rompe una relazione ma distorce la gestione dei limiti che Dio gli ha dato, l’uomo ha continuato a vivere nell’universo materiale, ad avere relazioni e a gestire il creato, ma tutto in modo distorto divenendo così inadatto allo scopo.
Dopo la ribellione dai nostri progenitori, interpellandoli , Dio li obbliga a riflettere sulla loro ribellione e sulle conseguenze della loro scelta.

Le tre risposte di Adamo sono sintomatiche di un uomo non più in grado di gestire le relazioni all’interno del mondo di Dio.
Sono tre risposte che caratterizzano le relazioni e che dimostrano un cambiamento abissale nel rapporto con Dio, da un atteggiamento sereno e tranquillo ad uno sfasamento dominato da paura, vergogna e fuga.
Paura, innanzi tutto di Dio, generalmente si ha paura di situazioni e persone sconosciute, Adamo non riconosce più il suo interlocutore come prima e non sa più come rapportarsi.
Vergogna, Adamo realizza la sua fragilità e precarietà fuori dal patto con Dio, nonostante la cintura di foglie che si erano costruita realizza che non basta per coprire la propria nudità/fragilità.
Fuga, non basta la cintura, bisogna scappare e nascondersi; le religioni e le filosofie, anche atee sono il tentavo umano di rassicurare se stessi che con le proprie capacità si può vivere nell’universo di Dio anche ignorandolo vivendo da disadattati nel Suo mondo.
Con la venuta di Cristo Dio sta ristabilendo quello che l’uomo ha rovinato; il problema di fondo, la nostra ribellione e quindi la giusta punizione è stato risolto con il prezzo della vita di un innocente al posto dei colpevoli: “Cristo il giusto per noi ingiusti”.
Per l’uomo cosciente della propria nudità e che rinuncia a nascondersi prendendosi tutte le sue responsabilità c’è il perdono per il sacrificio sostitutivo di Cristo, ha inizio così un “programma di convalescenza” e di “riadattamento” nel quale Dio Spirito Santo inclina il cuore verso la volontà di Dio e attraverso la mediazione di Dio Figlio rende possibile ai credenti, nonostante gli errori ancora presenti nelle loro vite, la partecipazione a questo piano divino.

L’ essere umano senza Dio è un disadattato in un mondo che cerca di capire ma non ci riesce, il cristiano ha ricevuto la grazia di vedere e entrare nel regno futuro già iniziato.
Ci sono sostanzialmente due categorie di persone, chi vive da estraneo in un mondo che non capisce con paura, coscienza della propria fragilità e tentativi di rimanere a galla e chi, cosciente delle proprie paure, della propria fragilità e de propri tentavi di mascherarsi e nascondersi li ammette e si affida a Cristo in attesa attiva del proprio completo “riadattamento” nel Regno di Dio.
Sei “adatto” o sei un “disadattato”?

Angelo Gianoli