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Un antico proverbio ha insegnato a noi tutti che tra le cose che si dicono e quelle che poi si realizzano c’è il mare di mezzo. In altre parole, tra le due cose vi è uno spazio enorme e difficile da attraversare. Per farlo occorrerà intraprendere un viaggio faticoso, pieno di incognite e di pericoli. Questo proverbio riguarda ovviamente tutte le persone, ma in particolar modo coloro che hanno la responsabilità di parlare molto e di far precedere le parole alle scelte che compiranno. Secondo un sondaggio ufficiale effettuato recentemente, il nostro governo incassa unicamente il 33,3 % della fiducia dei propri cittadini mentre soltanto il 14,6% degli italiani ripone ancora piena fiducia nella politica in generale. È scontato che tutte le parole dette da un politico, sia esso di destra o di sinistra, non potranno mai essere pienamente rispettate. Il proverbio iniziale infatti ci ricorda che la fatica, le incognite e le avversità lo renderanno a volte impossibile. Tuttavia, spesso la colpa non è da attribuirsi alle difficoltà del “mare” ma alla volontà dei marinai che dovranno attraversarlo, per nulla impegnati ad affrontare con costanza e coerenza questo simbolico “viaggio”. È normale pertanto che, se dalle parole non passano ai fatti, la stima e la fiducia posta in tali persone verrà inesorabilmente meno. Non possiamo tuttavia non considerare anche altre categorie di persone. Spostando lo sguardo dalle guide della Nazione, ci accorgiamo che molte altre persone utilizzano moltissimo le proprie parole. Pensiamo a coloro che hanno un ruolo di autorità nella propria azienda e pertanto la responsabilità di gestire dei colleghi. Pensiamo ai pastori o conduttori nei confronti della chiesa locale di appartenenza o semplicemente a dei padri di famiglia. Anche tutti loro utilizzeranno parole per condurre altri con autorità. Tuttavia, più le scelte saranno conformi alle cose dette e maggiore sarà la stima e la credibilità che riceveranno da chi le ascolterà e dovrà agire in conformità ad esse. Entrando ancor più nel dettaglio, possiamo affermare che quanto insegnato dal proverbio iniziale riguardi non soltanto i politici, i pastori od i capofamiglia, ma bensì ogni cristiano. Sia esso uomo o donna, giovane o vecchio, con grandi o piccole responsabilità nella chiesa locale a cui appartiene è una persona che utilizza moltissimo le parole … con Dio. Lo fa ogni volta che lo adora, che prega, che innalza inni al Suo nome. Molto spesso, purtroppo, le parole dette sono ad un “mare” di distanza tra le scelte che saranno poi compiute; non tanto per le incognite della traversata ma per la sua negligenza di marinaio.

Il salmo 101, composto dal re Davide in persona, manifesta l’impegno che si era personalmente preso davanti a Dio, ossia il Re per eccellenza, affinché potesse mantenere un comportamento virtuoso. Tale impegno includeva sia la propria vita personale che la vita degli abitanti del suo regno, ossia le persone su cui era chiamato ad esercitare autorità mediante le proprie parole. Successivamente, tale salmo venne utilizzato al momento dell’incoronazione dei re successivi, come impegno ed auspicio che ne seguissero le orme e le indicazioni. Ovviamente, soltanto il Re davidico per eccellenza, ossia Gesù, potrà mantenere in modo perfetto gli impegni presi davanti a Dio ed adempiere in modo completo questi propositi. Possiamo esserne certi perché ha sempre mantenuto ogni Sua promessa. Ogni sua affermazione è sempre stata accompagnata da segni miracolosi che la confermassero. Quella più importante da ricordare è Giovanni 11:25 Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà. Tale parola fu confermata non soltanto dalla resurrezione di Lazzaro, ma dalla Sua stessa capacità di riprendersi la vita sconfiggendo definitivamente l’autorità della morte sugli uomini a causa del peccato.

Nonostante quanto detto, il re Davide mediante soli 8 versetti ci mostrerà 2 propositi di un’autorità che Dio approva e benedice:
1° l’integrità nella vita personale (1-4) – 2° correttezza nei confronti delle persone che governa, premiando i giusti (6) e punendo i malvagi (5, 7-8)

Tutto il salmo è scritto con verbi coniugati al futuro, proprio come se fossero degli impegni presi davanti a Dio che condizionino le sue scelte di vita.

1° proposito: l’integrità nella vita personale

Salmo 101:1 Salmo di Davide. Canterò la bontà e la giustizia; a te, o SIGNORE, salmeggerò.

Poiché ogni salmo è un inno, Davide inizia con parole di adorazione. Lui conosce i caratteri che Dio che ama e che vuole esaltare. Ma non si ferma alle semplici parole, non è una propaganda elettorale. Mediante esse infatti prende delle decisioni piuttosto chiare da attuare nella sua vita personale. Questo ci ricorda che la consapevolezza di essere amati da Dio ed essere sempre trattati con una miscela perfetta di giustizia e di bontà avrà un profondo impatto sulle decisioni che prenderemo e sul nostro comportamento.

Salmo 101:2 Avrò cura di camminare nell'integrità; quando verrai a me? Camminerò con cuore integro, dentro la mia casa.

Nella seconda parte del salmo si evince ciò che il re chiedeva e pretendeva dal suo popolo, tuttavia tali cose dovevano essere chiaramente riscontrabili anche e soprattutto nel re stesso.
Se era normale per le autorità pagane pretendere dagli altri ciò che non si era disposti minimamente a fare non lo era per un re come Davide. Alcuni re pagani erano convinti di essere delle divinità, pertanto al di sopra di ogni legge morale. Altri avevano divinità dalla valenza morale distorta e plasmata da coloro la cui mente li aveva concepiti, in quanto si trattava comunque di idoli scaturiti dalla fantasia umana. Ma per un re che aveva avuto il privilegio, come Davide, di sperimentare la fedeltà del proprio Dio sul campo di battaglia contro Golia, oppure di verificarne la santità nel modo in cui era stato severamente punito il proprio predecessore come Saul, questi aspetti divenivano fondamentali. Lui era ben consapevole di essere un’autorità sottoposta al vero Dio. Inoltre, la sua obbedienza era indissolubilmente legata all’amore ed alla riconoscenza nei confronti del proprio Signore.
Ecco quindi che ciò che si aspetterà dai propri sudditi sarà chiaramente per primo vissuto dal re. Lui ne sarà modello ed esempio per tutti. Ma realizzando con umiltà di non essere all’altezza dell’impegno che il proprio cuore desidera prendersi davanti a Dio, lo supplica di poter realizzare e percepire il coinvolgimento divino nelle scelte della propria vita e nelle scelte che, con autorità responsabile, dovrà svolgere per la Sua gloria ed il bene dei propri sudditi. D’altro canto, non si limita a chiedere ma si impegna ad agire. Infatti, il suo impegno riguarderà innanzitutto l’integrità vissuta nella propria famiglia. Possedere un cuore integro significa assolutamente onesto, non sminuito da colpe o da azioni disonorevoli. Per Davide era fondamentale valutare attentamente la propria vita, in modo da non essere accusato di cose gravi. La sua vita sarà pertanto contraddistinta da pensieri e decisioni chiaramente ben definite. Afferma perciò che la sua integrità sarà di primaria importanza e per viverla comincerà dalla sua casa. Nella nostra casa, in mezzo alla cerchia di persone che ci conosce davvero, è molto più difficile nascondere le nostre vere motivazioni ed i nostri comportamenti. Davide desiderava che la sua famiglia fosse in grado di osservare e riconoscere la sua integrità dal modo in cui viveva. Voleva che la sua vita fosse motivata dalle cose che avevano valore agli occhi di Dio.

La nostra conoscenza di Dio ha un simile impatto nelle nostre vite? Facciamo mai un sincero esame di coscienza per valutare le nostre vite ed essere certi che la nostra integrità sia irreprensibile? Quelli che ci conoscono bene, coloro che ci osservano da vicino, cosa possono testimoniare circa il nostro comportamento? Quando diamo la nostra parola la manteniamo? Il nostro comportamento fuori casa corrisponde a quello in casa? La nostra vita è contraddistinta da decisioni e scelte attente a glorificare Dio ed osservare la Sua parola? Se abbiamo autorità, la utilizziamo per offrire agli altri un servizio costante e sacrificale verso gli altri?

Salmo 101:3-4 Non mi proporrò nessuna cosa malvagia; detesto il comportamento dei perversi; non mi lascerò contagiare. 4 Allontanerò da me il cuore perverso; il malvagio non voglio conoscerlo.

Ancora una volta, il re giusto non ha 2 pesi e 2 misure. Se vorrà proporsi di gestire con rettitudine il regno che gli è stato affidato direttamente dal Signore, dovrà impegnarsi non solo a non commettere gli stessi errori, ma a detestarne l’essenza. Sia essa manifestata nella sua persona oppure in coloro che sono intimamente legati a lui. Il malvagio è colui che compie il male compiacendosi o restando indifferente alle conseguenze che esso provoca, mentre il perverso è intimamente ed ostinatamente incline a fare il male, provandone un perfido compiacimento. Il desiderio di Davide era mettere da parte qualsiasi cosa che non avesse valore. Non invidiava o frequentava chi non condivideva i suoi valori e desideri. Voleva semplicemente avere un cuore puro.

Il nostro distacco e l’odio per il male è evidente nella nostra vita?

Davide continua evidenziando il proprio impegno affinché, mediante la propria autorità, possa influenzare positivamente coloro che erano a lui sottoposti.

2° proposito: correttezza nei confronti delle persone che governa

a) premiando i giusti

Salmo 101:6 Avrò gli occhi sui fedeli del paese per tenerli vicini a me; chi cammina per una via irreprensibile sarà mio servitore.

Davide preannuncia che nel suo regno non ci sarà un unico trattamento, uguale per tutti. A volte tale comportamento è sinonimo di scorretta discriminazione, altre volte invece è sinonimo di giustizia. Potrà permettersi di perseguire con determinazione tale metro di giustizia perché è stato il primo a sottoporre se stesso e la propria casa al medesimo modello di condotta. Non potrà mai essere accusato di ipocrisia o di favoritismo. Ma vi è di più in questa sezione del salmo. Dato che i suoi sudditi erano delle persone con cui avrebbe costruito una relazione, il salmo evidenzia che per Davide era fondamentale non solo il suo comportamento, ma anche la scelta degli amici che aveva e delle persone di cui amava circondarsi. Solo Dio non subisce l’influenza altrui, un re invece sì. Nei versetti 3 e 4 Davide ha affermato che sarebbe stato attento nello scegliere chi avrebbe avuto influenza nella sua vita. Egli non voleva acquisire nessuna caratteristica malvagia e non voleva essere influenzato da coloro che non condividevano i suoi obiettivi e desideri. Al contrario, il suo desiderio era permettere a coloro che erano spirituali di avere un impatto dinamico su di lui.
Ecco quindi che agire fedelmente nel suo regno comportava il privilegio di essere non solo dei servi di Davide, ma degli amici su cui lui stesso poteva contare.

Gesù stesso, il Re per eccellenza, fece un discorso simile ai suoi discepoli prima della sua morte Giovanni 15:15 Io non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo signore; ma vi ho chiamati amici, perché vi ho fatto conoscere tutte le cose che ho udite dal Padre mio.

B) punendo i malvagi

Salmo 101:5 Sterminerò chi sparla del suo prossimo in segreto; chi ha l'occhio altero e il cuore superbo non lo sopporterò.

Sparlare significa parlare male di qualcuno, essere un maldicente. Avere l’occhio altero significa essere di animo orgoglioso, superbo, arrogante. Davide dichiara pertanto che nel luogo sottoposto alla sua autorità non saranno tollerate né le diffamazioni né la superbia del cuore.

Salmo 101:7 Chi agisce con inganno non abiterà nella mia casa; chi dice menzogne non potrà restare davanti ai miei occhi.

L’inganno è uno stratagemma fatto allo scopo di trarre in errore qualcun altro e di porlo quindi in condizioni disagiate, sfavorevoli. La menzogna non è altro che affermare il falso o comunque alterare la verità. La verità pertanto dovrà essere uno dei segni distintivi della propria casa, ossia della cerchia più intima delle sue relazioni. Se la sua casa fosse stata priva di verità non avrebbe retto davanti al Dio di verità ed il proprio regno sarebbe presto crollato. Purtroppo per Davide fu un ottimo re, un eccellente condottiero, un ispirato adoratore ma un pessimo padre (non agì con correttezza con i suoi 2 figli. ossia Amnon lo stupratore della sorella Tamar ed Absalom, l’assassino di Amnon). Pertanto, il suo regno ne subì presto le conseguenze.

Quanto siamo attenti nelle nostre scelte di chi influenza noi e la nostra famiglia? A volte preferiamo trascurare il comportamento empio di alcuni, spinti dal vantaggio che potremmo trarre dalla loro amicizia, piuttosto che allontanarlo da noi e dai nostri cari. Le nostre case dovrebbero essere aperte ad influenze positive e messe in condizione di riconoscere quelle negative.

Salmo 101:8 Ogni mattina sterminerò tutti gli empi del paese per estirpare dalla città del SIGNORE tutti i malfattori.

L’empio è una persona priva di pietà religiosa, ossia che non ha fatto un patto con Dio. Che ha scelto, nonostante fosse un israelita, di vivere trascurando la volontà del Dio di Israele. Per estensione, con tale termine si può designare anche un uomo senza pietà, malvagio, crudele, scellerato. Il suo impegno era pertanto mantenere la santità in Gerusalemme prima e poi in Israele.

Davide ci ha mostrato i suoi propositi come Re davanti a Dio. Sicuramente i nostri politici e le guide della Nazione avrebbero molto da imparare da lui. Tuttavia non sta a noi giudicarli, renderanno conto a Dio del loro operato. Ma se siamo dei cristiani ed abbiamo una responsabilità come pastori, conduttori o padri di famiglia dobbiamo sempre tenere a mente che le nostre scelte condizioneranno sempre le persone su cui abbiamo autorità e responsabilità. Dobbiamo pertanto ricordare che siamo chiamati ad essere dei buoni “marinai”, impegnandoci personalmente ad essere integri e corretti. Solo in tal modo potremo attraversare il “mare” che separa le nostre parole dalle nostre azioni.

Forse al momento non rivesti alcun ruolo autorevole, eppure, senza che tu te ne renda conto, eserciterai sempre una sottile autorità su chi ti circonda. Tale autorità si chiama influenza. Non parlo del virus, ma della capacità di inserire nella mente e nella coscienza altrui dei principi positivi o negativi. Mentre vivi la tua vita, ti preoccupi di influenzare in modo positivo le persone intorno a te? Ricorda: la tua dedizione nei confronti di Dio dovrà influenzare le decisioni che prenderai, gli amici che sceglierai e l’effetto che avrai sugli altri.

Patrick Galasso