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Il Covid-19 sta modificando radicalmente le nostre abitudini, il nostro stile di vita e le dinamiche familiari a cui ciascuno di noi era precedentemente abituato. Se finora, ossia nelle 2 sezioni precedenti, ci siamo concentrati sulla coppia e sul rapporto con i propri figli, quanto vedremo nella terza ed ultima sezione allargherà ulteriormente il campo d’azione. Infatti, questo argomento sarà utile per ogni tipo di nucleo familiare, non unicamente quelli composti da una coppia e dei figli, ma anche da 2 fratelli, oppure ampliati per via della presenza di suoceri, nonni, ecc. all’interno della stessa casa. Una casa in cui si possono celare contesti di guerre familiari, di piccoli inferni solitamente mitigati dalle innumerevoli attività, dal lavoro e da fughe quotidiane di qualsiasi altro tipo, al momento rese impossibili da questa quarantena.

Proverbi 24:30-34 Passai presso il campo del pigro e presso la vigna dell'uomo privo di senno; 31 ed ecco le spine vi crescevano dappertutto, i rovi ne coprivano il suolo, e il muro di cinta era in rovina. 32 Considerai la cosa e mi posi a riflettere; e da quel che vidi trassi una lezione: 33 dormire un po', sonnecchiare un po', incrociare un po' le mani per riposare... 34 e la tua povertà verrà come un ladro e la tua miseria, come un uomo armato.

Il senso del brano è affermare che la pigrizia (la mancanza di impegno e passione), unita alla stoltezza (la mancanza di saggezza), produrranno spine (mancanza di frutti) e muri crollati (mancanza di difese). La disfatta arriverà come un ladro (quando non lo aspetti) e come un soldato (non avrai la capacità di contrastarla).
Sicuramente, il saggio re Salomone non aveva intenzione di parlare soltanto di botanica, ma trasmettere dei principi ben più profondi; pertanto, è chiaramente possibile paragonare anche la nostra famiglia ad un campo od una vigna. Il rapporto familiare non deve mai essere visto come una relazione che non debba essere coltivata, stabile di per sé come istituzione, nutrendo l'illusione che, essendo legati da vincoli parentali, i frutti crescano spontaneamente e le erbacce infestanti non trovino mai un terreno fertile. Infatti, come natura insegna, se un giardino non viene curato sarà molto rapidamente pieno di ciò che è totalmente infruttuoso, perché l'unica cosa che cresce spontaneamente, abbondantemente e molto velocemente è l'erbaccia.
Per di più, i danni creati da una relazione familiare superficiale ed infelice avranno gravi ed enormi ripercussioni perfino al di fuori del proprio nucleo familiare. Sappiamo tutti, difatti, che le famiglie sono il pilastro su cui si poggia la società in cui viviamo; pertanto, molte delle problematiche che si riscontrano in ambito scolastico, civico e lavorativo nascono e si sviluppano in embrione nella propria famiglia di provenienza.

Una relazione familiare non può essere vissuta da due o più persone che vivono vite separate. Tuo padre, tua madre, tuo fratello ecc. non sono semplicemente dei compagni di stanza, non sono unicamente coloro che mangiano al tuo stesso tavolo. Sono persone nelle quali investire parte della propria vita mediante conversazioni intime e condivisione di interessi profondi. Come un'orchestra suona parti e strumenti differenti per un'unica sinfonia, come una squadra di calcio è composta da giocatori con ruoli diversi ma legati dal fine di vincere la partita, così una famiglia cristiana deve coltivare la stessa finalità: vivere insieme alla gloria di Cristo.
Anche se sono molti i fattori che contribuiscono ad alimentare o deteriorare le relazioni famigliari, mi concentrerò unicamente su un aspetto che ritengo tra i più determinanti: le nostre parole.

Proverbi 12:18 C'è chi, parlando senza riflettere, trafigge come spada, ma la lingua dei saggi procura guarigione.

La comunicazione ha un’importanza vitale. È facile comprendere come le parole crudeli possano divenire simili a delle lame che trafiggono il nostro cuore, i nostri sentimenti, la nostra dignità, la nostra autostima. Come possano essere in grado di demolirci interiormente. Tuttavia, occorre anche considerare che l’aspetto positivo del versetto biblico citato è dato unicamente da parole sagge e costruttive. Ciò comporta implicitamente che le parole non dette potranno forse non ferire, ma sicuramente non aiuteranno a guarire le ferite dell’animo umano. Cosa accadrà infatti in una famiglia quando i membri che la compongono non comunicano efficacemente?
a) la relazione rimarrà solo superficiale, perché è poco intima e profonda;
b) prendere sagge decisioni diverrà molto difficile, perché i consigli non saranno appropriati;
c) i comportamenti sbagliati non verranno corretti, perché mancherà il coraggio di esprimere veramente la propria opinione;
d) le questioni rimarranno in sospeso, perché non ci sarà il coraggio di affrontarle;
e) i disaccordi si trasformeranno in piccoli conflitti, perché mancherà il coraggio di affrontarli;
f) i piccoli conflitti ingigantiranno, perché non si cercheranno soluzioni per risolverli;
g) i grandi conflitti, rimanendo irrisolti, creeranno un divario sempre maggiore nella famiglia.

La comunicazione è l'agente che permette di costituire l'intimità familiare. Dove c'è buona comunicazione fioriranno le relazioni, se la comunicazione è scarsa od assente i rapporti moriranno di stenti.

Efesini 4:25-26, 29, 31-32 Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri. 26 Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira 29 Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l'ascolta. 31 Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria! 32 Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.

Le parole dell’apostolo Paolo evidenziano questi principi:

1° - Dobbiamo parlarci onestamente – 4:25

Ciò non comporterà unicamente cercare di evitare qualsiasi tipo di bugia o di mezza verità nel rapporto familiare, perché parlare onestamente significa implicitamente rinunciare ad essere disonesti con gli altri. Infatti, quando in un diverbio familiare usiamo termini come “sempre” (es. fai sempre così) o “mai” (es. non mi ascolti mai) stiamo implicitamente mentendo al fine di poter amplificare le mancanze altrui ed enfatizzare maggiormente il nostro disagio, il nostro dolore o la nostra frustrazione. Occorre che ciascuno si impegni affinché simili parole vengano bandite dalla comunicazione famigliare, in quanto scoraggiano e sono false. Nessuno è SEMPRE intento a fare cose sbagliate o non fa MAI cose giuste. Parlarsi onestamente comporta anche il saper ammettere le proprie responsabilità senza minimizzarle mediante l'evasività, ossia cambiando il discorso oppure immergendosi in grandi silenzi, ossia non rispondendo alle domande altrui ed evitando il confronto diretto.

2° - Dobbiamo parlarci pacificamente – 4:26

Nella vita familiare vi sono molte occasioni e svariate motivazioni per essere adirati, ma se non facciamo attenzione tale sentimento potrà trasformarsi in rancore; un atteggiamento scaturito da un cuore che non vuole perdonare. Il rancore, ben presto, si trasformerà in pensieri di vendetta e disprezzo.
Ovviamente, ogni manifestazione di collera spontanea, irrazionale, auto-difensiva ed interessata è sempre motivata dall’egoismo personale; quindi è chiaramente deprecabile. Ciò non comporta, tuttavia, l’avvaloramento del principio secondo cui l’ira sia sempre sbagliata.
Il testo sopra citato non ci incoraggia affatto ad essere irascibili, ma permette l'ira quando non sia peccaminosa. L'ira giusta mostra disprezzo per il peccato, si accende quando la gloria di Dio viene profanata, davanti all'immoralità, all'ingiustizia ed all'irriverenza. L'ira priva di peccato nominata da Paolo è associabile all’idea di “passione”, un’energia che ci spinge a cercare soluzioni ai problemi, motivata soprattutto dal desiderio che Sua volontà sia fatta nella nostra vita ed in quella altrui.
Anche qualora fossimo nel giusto, tale sentimento non va mai sottovalutato. Se ciò che l’ha motivata è il desiderio di piacere a Dio, è a Lui che occorre chiedere aiuto affinché si riesca a gestirla velocemente e con molta saggezza, prima che dal conflitto scaturisca del risentimento. Prima che ciò che era cominciato con le più nobili intenzioni finisca per concentrarsi poi su sé stessi, alimentando sentimenti di vendetta o di autocommiserazione.

Proverbi 25:28 L'uomo che non ha autocontrollo, è una città smantellata, priva di mura.

Se i conflitti familiari non verranno celermente risolti saremo privi di difese contro alcuni acerrimi nemici della nostra serenità domestica, ossia il rancore, il risentimento e perfino l'odio. Quando i conflitti vengono spinti “sotto il tappeto” o posti semplicemente “sotto una pietra”, ci ritroveremo un mucchio di problemi non risolti che, prima o poi, riemergeranno più forti e più intensi di prima, aggravando problemi successivi.

3° - Dobbiamo parlarci amorevolmente – 4:29, 31-32

Il termine greco usato dall’apostolo per l’aggettivo “cattiva” significa letteralmente “corrotta, putrefatta” (che puzza di morte, acida come latte scaduto). Se le parole dette in famiglia non saranno oneste e pacifiche potranno ferire profondamente una persona e renderla incapace di reagire. Le parole putrefatte assumono la forma della maldicenza e del pettegolezzo, colpiscono i difetti, insultano, umiliano, enfatizzano le paure altrui, scoraggiano (es. non cambierai mai … sei senza speranza). Tali parole avvelenano mortalmente le relazioni familiari. Ciò che invece saprà ridonare una linfa vitale alle nostre relazioni sono le parole che comunicano il perdono e la riconciliazione. Parole che potremo profondamente pronunciare verso altri se per primi ne avremo beneficiato per esperienza diretta, con Dio, il quale ha sacrificato Suo Figlio per poterci offrire concretamente il perdono.

Proverbi 19:11 Il senno rende l'uomo lento all'ira, ed egli considera un suo onore passare sopra le offese.

Quando perdoniamo qualcuno stiamo promettendo che l'offesa a noi recata non verrà più menzionata, che non ne parleremo con nessun altro e che non rifletteremo o rimugineremo più su ciò che è accaduto. Non significa dimenticare, ma scegliere di non meditarci più sopra, arrivando a chiedere a Dio in preghiera aiuto quando questo sarà quasi impossibile.
Il perdono è legato indissolubilmente con la perseveranza nel concederlo. Se permetti all’ira di diventare rancore, presto si trasformerà in amarezza; in tal modo, stai impiantando dei chiodi nella bara delle tue relazioni familiari.
Spesso, un conflitto familiare somiglia ad una partita di ping-pong dove, a colpo forte, si risponde con colpo più forte. La pazienza e l'umiltà saranno i soli ingredienti in grado di abbassare i toni di tale aspra “partita”. Tutti hanno il dovere di fermare la palla in gioco, evitando che lo scontro duri per sempre. Ricordiamoci che la conflittualità non cessa e non diminuisce con il passare del tempo. Il conflitto può durare decenni, si può “invecchiare giocando”.

Salmo 32:3-5 Finché ho taciuto, le mie ossa si consumavano tra i lamenti che facevo tutto il giorno. 4 Poiché giorno e notte la tua mano si appesantiva su di me, il mio vigore inaridiva come per arsura d'estate. 5 Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni al SIGNORE», e tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato.

Anche se il re Davide parlava del peso del senso di colpa non confessato, la chiave di svolta per un contesto familiare caratterizzato da dolore, frustrazioni ed incomprensioni è la realizzazione dell'idolatria del cuore di ogni singolo membro che la compone. Essa si manifesta in molteplici forme e sfaccettature, ma nasconde sempre un unico grande problema: l’egoismo alimentato dal proprio orgoglio.
La soluzione definitiva a questo problema risiede nel confessare questo peccato a Dio, chiedendogli la forza di fare altrettanto con tutti gli altri membri del proprio nucleo familiare. Una confessione che, se fatta sinceramente, comporterà anche un cambiamento di condotta, nuova linfa vitale nella nostra comunicazione familiare.
Sii tu il primo a farlo, non aspettare che lo facciano gli altri. Ricorda che un giorno ti troverai a rendere conto della tua vita al tuo Creatore, sarete tu e Lui soli, senza scusanti od altre persone da poter incolpare per giustificare te stesso/a. Inizia a vivere il presente con questa consapevolezza, fai tue queste parole Salmo 86:5 Poiché tu, o Signore, sei buono, pronto a perdonare, e misericordioso verso quanti t'invocano.

Patrick Galasso

Poiché l’argomento trattato tocca aspetti pratici e coinvolge le dinamiche familiari, ho pensato di completarlo con 3 domande in modo da stimolare una discussione costruttiva.

I° Quale/i di queste problematiche si possono associare alla vostra comunicazione familiare?
(a) Relazioni superficiali o caratterizzate dall'indifferenza
(b) Incremento visibile dell’insoddisfazione e della frustrazione
(c) Dubbi che non vengono chiariti
(d) Argomenti o supposizioni errate che non vengono corrette
(e) Conflitti irrisolti

II° Quale/i di queste qualità si possono associare alla vostra comunicazione familiare?
(a) Relazioni sempre più forti e profonde
(b) Pace ed armonia riscontrabili anche dagli estranei
(c) Disaccordi affrontati velocemente e senza conflitti
(d) Problemi e discussioni risolte e chiarite velocemente
(e) Perdono e fiducia sempre più facili da praticare

III° Su quale/i di questi atteggiamenti dovresti lavorare per migliorare la vostra comunicazione familiare?
(a) Concentrarti e considerare con più attenzione ciò che l’altro/a sta dicendo
(b) Non interromperlo/a mentre parla
(c) Non pensare a ciò che risponderai mentre l’altro/a sta ancora parlando
(d) Chiedere maggiori chiarimenti (intendi dire questo? No? Puoi farmi qualche esempio?)
(e) Non parlare mentre l'altro/a sta ancora parlando (alzare la voce per sovrastare la sua)