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Il Covid-19, oltre ad aver messo in pericolo la salute di milioni di persone nel mondo ed averne contagiate ad oggi oltre 200.000, ha sicuramente comportato dei cambiamenti radicali anche nelle vite di coloro che non ne sono entrati in contatto. Infatti, a causa delle scelte operate dal governo italiano e di altri stati europei e non che ne stanno seguendo le orme, la maggior parte delle attività lavorative e tutte le attività scolastiche sono state interrotte. Per lo meno per quanto riguarda la possibilità di recarsi fisicamente sul proprio luogo di lavoro e nella propria classe. Oltre a ciò, ogni tipo di attività ludica, musicale o sportiva è stata ovviamente sospesa. Siamo quindi tutti, o quasi, chiusi dentro le nostre case. Questo virus sta pertanto costringendo le famiglie a passare moltissimo tempo insieme, questo fatto metterà inevitabilmente in luce il livello delle relazioni, ossia cosa si è costruito negli anni. La convivenza forzata in spazi più o meno limitati evidenzierà inoltre molte frizioni e contrasti. Forse metterà addirittura in luce il fatto che, pur essendo membri della stessa famiglia, non ci si conosce affatto. Partendo da tali presupposti ho intenzione di sviluppare alcune riflessioni partendo ovviamente dal nucleo iniziale, ossia dalla coppia.

È innegabile che molte coppie stiano vivendo questo periodo di convivenza forzata con grande sofferenza e tensione. Ovviamente, le motivazioni che potremmo considerare sono molteplici, ma in questo contesto mi concentrerò unicamente su 2 aspetti che considero peculiari.

1° - Le aspettative disilluse

La vita di coppia è generalmente caratterizzata da 2 forti aspettative:

1) L’appagamento emotivo: il romanticismo e la passione sono sicuramente importanti in un matrimonio ed è necessario impegnarsi reciprocamente per cercare di mantenere viva tale fiamma. Tuttavia, l'idea che il matrimonio possa sopravvivere unicamente in virtù delle proprie emozioni è una delle cause di maggior rottura nel matrimonio stesso. Vivere insieme per molti anni comporta l'inevitabile esperienza della conflittualità, a causa degli egoismi personali e dei difetti che alimenteranno costantemente i possibili scontri. Pertanto, la barchetta su cui navigano i matrimoni “romantici” è destinata, prima o poi, ad affondare, incagliandosi nelle secche della monotonia o frantumandosi contro gli scogli della realtà.

2) L'appagamento dei propri bisogni: siano essi di carattere economico, fisico, intellettuale, sociale o spirituale nascondono sempre, nella parte più intima e profonda, la ricerca della “felicità personale” attraverso l’altro/a prima di tutto, soprattutto e spesso ad ogni costo.
Entrambi gli errori menzionati nascono quando il termine “amore” diviene semplicemente un sinonimo di “sentimento”. Quando la ricerca del vero bene dell'altro, anche a scapito del proprio, viene confuso con la gioia ed il benessere sperimentati mediante sentimenti travolgenti o stati d'animo di sicurezza e serenità. Se il matrimonio viene visto come la fine di molte favole: “... e vissero felici e contenti” si sta perdendo il vero senso del matrimonio, perché l'aspettativa è unicamente legata alla propria gioia. Proprio come nelle favole, dove si fugge dalla matrigna cattiva, molti si rifugiano in esso cercando soltanto la propria serenità, sfuggendo dalle difficoltà della propria famiglia di provenienza o della propria solitudine. Tuttavia, un matrimonio in cui i coniugi cercano di raggiungere unicamente la propria felicità è destinato a fallire ed a divenire uno squallido deserto. Ricordiamoci infatti che un matrimonio non “muore” solo a causa di una separazione o di un divorzio, muore anche quando il disinteresse e l'egoismo lo soffocano pur arrivando a festeggiare “le nozze d'oro”. In definitiva, possiamo affermare che la radice velenosa di tutti i grandi problemi di ogni matrimonio è proprio l'aspettativa disillusa. Quando le aspettative nate, cresciute e coltivate precedentemente in noi non vengono raggiunte od appagate, come speravamo, dalla vita di coppia, l'insoddisfazione dominerà inevitabilmente il nostro cuore. Ciò comporterà, di riflesso, il dare la colpa al partner e convincersi che è sempre e solo il coniuge che deve cambiare. Mettendo sotto la lente di ingrandimento il suo carattere, infatti, sarà facile considerarlo cattivo, egoista ed insensibile, ossia la fonte della propria sofferenza. Con una convinzione simile non sarà difficile immaginare tutti gli sforzi che verranno fatti, in modo più o meno palese, per poter raggiungere tale obiettivo. In realtà, nessuno può cambiare il carattere altrui perché possiamo agire solo su noi stessi; solo Gesù può cambiare i cuori e solo il singolo individuo può permettergli di operare nella propria vita. Ricordiamoci sempre che voler sposare qualcuno con l'ambizione di cambiarlo è un grave e profondo atto di presunzione verso le proprie capacità e di arroganza verso l’altro.

Filippesi 4:11/b-13 io ho imparato ad accontentarmi dello stato in cui mi trovo. 12 So vivere nella povertà e anche nell'abbondanza; in tutto e per tutto ho imparato a essere saziato e ad aver fame; a essere nell'abbondanza e nell'indigenza. 13 Io posso ogni cosa in colui che mi fortifica.

L’apostolo scrisse questa lettera mentre si trovava a Roma, agli arresti domiciliari. La sua condizione non era simile a quelle dei nostri detenuti perché era costantemente incatenato a dei soldati che, a turno, avrebbero risposto con la propria vita della sua eventuale fuga. Ciò nonostante aveva imparato ad apprezzare qualsiasi condizione di vita Dio avrebbe permesso, quindi tanto il benessere quanto la mancanza del necessario. Ciò era possibile grazie a Colui che fortificava “lett. che iniettava potenza”. Per Paolo la propria serenità non era condizionata dalle circostanze, ma dalla relazione che Gesù aveva instaurato con lui.

Applicando quanto detto al nostro contesto, comprendiamo che l'unico antidoto efficace contro le aspettative disilluse è la consapevolezza che il matrimonio non è sia stato creato per renderci felici, perché una persona insoddisfatta e scontenta da single lo sarà anche da sposata. Il matrimonio non cambia il nostro cuore, la felicità non deve mai essere un peso da scaricare sul coniuge. Coloro che si aspettano che sia la relazione di coppia l'elemento in grado di soddisfare i bisogni ed i desideri più profondi del proprio essere, che ritengono diventi la principale fonte di gioia della vita stanno trascurando il perno stesso attorno al quale il matrimonio deve ruotare: Cristo!
Atti 20:35 In ogni cosa vi ho mostrato che bisogna … ricordarsi delle parole del Signore Gesù, il quale disse egli stesso: "Vi è più gioia nel dare che nel ricevere"».

Questa è l’unica citazione delle parole di Gesù scritta al di fuori dei 4 vangeli. Applicandola al tuo matrimonio comporta che, per poter “funzionare” in modo armonioso, ti costringerà ad impegnare grandi risorse, a dare il meglio di te anche a discapito delle tue stesse passioni, aspirazioni e desideri. L'inizio della favola matrimoniale dovrebbe essere: “... e vissero tutta la vita impegnandosi reciprocamente a far felice e contento l'altro/a”.
L'amore biblico è molto più forte, vero, intenso e profondo di quello romantico perché non è in grado unicamente di svolazzare nel tepore della primavera o ai caldi raggi del sole estivo. Esso è in grado di resistere e di produrre calore anche nel più gelido degli inverni. Questo significa che il matrimonio cristiano non sarà sempre caratterizzato dalla serenità, perché amare significa scegliere di sacrificarsi per l'altro. È una decisione, un atto di fede, un lavoro impegnativo che, se vissuto con costanza, non mancherà di portare i suoi frutti.

2° - Fraintenderne il progetto: essere 2 grandi compagni di vita

Genesi 2:23-24 L'uomo disse: «Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna perché è stata tratta dall'uomo». Perciò l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne.

Questo brano mostra l’aspetto conclusivo della creazione divina. Le parole di Adamo rivelano il proprio entusiasmo nell’incontrare colei che sarebbe stata la compagna di vita. “Carne della mia carne” significa “lei è ciò che mi completa, fa parte di me, è il resto di me”. Il matrimonio è una fusione completa, la creazione di un nucleo formato da “una sola carne”. Una carne è proprio un termine legato alla compagnia, dà il senso di essere incollati insieme. Eva era più di un dono, era il gioiello mancante sulla corona della creazione.
Un compagno è qualcuno con cui hai una profonda amicizia e non solo una forte attrazione fisica. Un coniuge deve sempre ricordare che la compagnia è caratterizzata dal piacere di stare con l'altra persona che si è scelta per la vita, da un'amicizia forte ed intensa.

A. Cosa non significa: uniformità
Non significa che il coniuge perda la propria identità, il proprio carattere, i propri gusti ed i propri desideri a causa della fusione con l'altro. Non comporta il non essere più se stessi o non coltivare altri interessi o non avere personalità differenti dal proprio compagno di vita.

B. Cosa significa: condivisione
1) Condividere pensieri e idee: i ritmi elevati della vita possono a volte togliere le forze per coltivare la relazione, eppure occorre coltivare questo aspetto. Non possiamo permettere che gli impegni spengano il rapporto di amicizia e di intimità con il coniuge. Questo significa imparare ad essere sinceri e trasparenti anche per quel che concerne le nostre emozioni, i dispiaceri, le preferenze.

2) Condividere le difficoltà e le prove: i problemi sono un aspetto inevitabile nella vita, dobbiamo affrontarli insieme.

Cantico 2:16/a; 7:11 Il mio amico è mio, e io sono sua: 11 Io sono del mio amico,
verso me va il suo desiderio.
Proverbi 17:17 L'amico ama in ogni tempo; è nato per essere un fratello nella sventura.

Il coniuge deve essere il tuo migliore amico, la persona più fedele, quella su cui puoi veramente contare nei momenti di difficoltà, perché prima o poi si presenteranno davanti a tutti. Se si è parte della stessa squadra, la prova non riguarderà soltanto uno dei due: se l'altro sbaglia occorre perdonare, se cade occorre rialzarlo, se è accusato di qualcosa da qualcuno occorre capire se difenderlo od aiutarlo a pentirsi.

Se non abbiamo imparato ad applicare questi principi nella nostra quotidianità non sarà facile iniziare adesso. Però non sarà impossibile, perché possiamo sempre cambiare.
Quando l’amore viene scambiato per un sinonimo di “sentimento”, si finisce per credere che il matrimonio possa sopravvivere unicamente in virtù delle proprie emozioni. Invece occorre “scegliere” di amare. Amare è dare, raggiungere i bisogni dell'altro a volte a scapito dei propri, come Dio ha fatto con noi per poterci offrire il Suo perdono.

Giovanni 3:16 Perché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.

In definitiva, per poter vivere questi principi occorre affidare a Dio il nostro progetto di coppia.

Proverbi 16:3 Affida al SIGNORE le tue opere, e i tuoi progetti avranno successo.
Per farlo occorre fede, ossia una fiducia quotidianamente riposta in Lui. Essa inizia solo quando realizziamo che siamo dei peccatori meritevoli del giudizio di Dio e che Gesù è morto in Croce per salvarci da tale giudizio e donarci la Sua giustizia. Tale salvezza non riguarderà unicamente l’eternità ma anche il nostro presente, perché sarà in grado di interagire profondamente nel nostro matrimonio.

Patrick Galasso

Poiché l’argomento trattato tocca aspetti pratici e coinvolge le dinamiche familiari, ho pensato di corredarle con 3 domande. Tali domande avranno la finalità di stimolare una discussione in famiglia, in questo caso principalmente nella coppia.

I° - Questo periodo di quarantena forzata sta rafforzando oppure sta mettendo in crisi la vostra vita di coppia? Sta mettendo in luce aspetti che già conoscevi di te stesso e del tuo coniuge oppure vi sta costringendo ad ammettere che “vivevate più serenamente” quando gli impegni vi tenevano molto più distanti?

II° - Nelle dinamiche della vostra vita di coppia ritenete incidano più le aspettative personali o l'impegno a soddisfare i reali bisogni dell’altro/a?

III° - Hai mai pensato al tuo compagno come al/alla tuo migliore amico/a? Cosa avete fatto, state facendo o ritenete di dover fare per rafforzare la vostra amicizia?