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Il Covid-19 sta modificando radicalmente le nostre abitudini, il nostro stile di vita e le dinamiche familiari a cui ciascuno di noi era precedentemente abituato. Se finora, ossia nelle 2 sezioni precedenti, ci siamo concentrati sulla coppia e sul rapporto con i propri figli, quanto vedremo nella terza ed ultima sezione allargherà ulteriormente il campo d’azione. Infatti, questo argomento sarà utile per ogni tipo di nucleo familiare, non unicamente quelli composti da una coppia e dei figli, ma anche da 2 fratelli, oppure ampliati per via della presenza di suoceri, nonni, ecc. all’interno della stessa casa. Una casa in cui si possono celare contesti di guerre familiari, di piccoli inferni solitamente mitigati dalle innumerevoli attività, dal lavoro e da fughe quotidiane di qualsiasi altro tipo, al momento rese impossibili da questa quarantena.

Proverbi 24:30-34 Passai presso il campo del pigro e presso la vigna dell'uomo privo di senno; 31 ed ecco le spine vi crescevano dappertutto, i rovi ne coprivano il suolo, e il muro di cinta era in rovina. 32 Considerai la cosa e mi posi a riflettere; e da quel che vidi trassi una lezione: 33 dormire un po', sonnecchiare un po', incrociare un po' le mani per riposare... 34 e la tua povertà verrà come un ladro e la tua miseria, come un uomo armato.

Il senso del brano è affermare che la pigrizia (la mancanza di impegno e passione), unita alla stoltezza (la mancanza di saggezza), produrranno spine (mancanza di frutti) e muri crollati (mancanza di difese). La disfatta arriverà come un ladro (quando non lo aspetti) e come un soldato (non avrai la capacità di contrastarla).
Sicuramente, il saggio re Salomone non aveva intenzione di parlare soltanto di botanica, ma trasmettere dei principi ben più profondi; pertanto, è chiaramente possibile paragonare anche la nostra famiglia ad un campo od una vigna. Il rapporto familiare non deve mai essere visto come una relazione che non debba essere coltivata, stabile di per sé come istituzione, nutrendo l'illusione che, essendo legati da vincoli parentali, i frutti crescano spontaneamente e le erbacce infestanti non trovino mai un terreno fertile. Infatti, come natura insegna, se un giardino non viene curato sarà molto rapidamente pieno di ciò che è totalmente infruttuoso, perché l'unica cosa che cresce spontaneamente, abbondantemente e molto velocemente è l'erbaccia.
Per di più, i danni creati da una relazione familiare superficiale ed infelice avranno gravi ed enormi ripercussioni perfino al di fuori del proprio nucleo familiare. Sappiamo tutti, difatti, che le famiglie sono il pilastro su cui si poggia la società in cui viviamo; pertanto, molte delle problematiche che si riscontrano in ambito scolastico, civico e lavorativo nascono e si sviluppano in embrione nella propria famiglia di provenienza.

Una relazione familiare non può essere vissuta da due o più persone che vivono vite separate. Tuo padre, tua madre, tuo fratello ecc. non sono semplicemente dei compagni di stanza, non sono unicamente coloro che mangiano al tuo stesso tavolo. Sono persone nelle quali investire parte della propria vita mediante conversazioni intime e condivisione di interessi profondi. Come un'orchestra suona parti e strumenti differenti per un'unica sinfonia, come una squadra di calcio è composta da giocatori con ruoli diversi ma legati dal fine di vincere la partita, così una famiglia cristiana deve coltivare la stessa finalità: vivere insieme alla gloria di Cristo.
Anche se sono molti i fattori che contribuiscono ad alimentare o deteriorare le relazioni famigliari, mi concentrerò unicamente su un aspetto che ritengo tra i più determinanti: le nostre parole.

Proverbi 12:18 C'è chi, parlando senza riflettere, trafigge come spada, ma la lingua dei saggi procura guarigione.

La comunicazione ha un’importanza vitale. È facile comprendere come le parole crudeli possano divenire simili a delle lame che trafiggono il nostro cuore, i nostri sentimenti, la nostra dignità, la nostra autostima. Come possano essere in grado di demolirci interiormente. Tuttavia, occorre anche considerare che l’aspetto positivo del versetto biblico citato è dato unicamente da parole sagge e costruttive. Ciò comporta implicitamente che le parole non dette potranno forse non ferire, ma sicuramente non aiuteranno a guarire le ferite dell’animo umano. Cosa accadrà infatti in una famiglia quando i membri che la compongono non comunicano efficacemente?
a) la relazione rimarrà solo superficiale, perché è poco intima e profonda;
b) prendere sagge decisioni diverrà molto difficile, perché i consigli non saranno appropriati;
c) i comportamenti sbagliati non verranno corretti, perché mancherà il coraggio di esprimere veramente la propria opinione;
d) le questioni rimarranno in sospeso, perché non ci sarà il coraggio di affrontarle;
e) i disaccordi si trasformeranno in piccoli conflitti, perché mancherà il coraggio di affrontarli;
f) i piccoli conflitti ingigantiranno, perché non si cercheranno soluzioni per risolverli;
g) i grandi conflitti, rimanendo irrisolti, creeranno un divario sempre maggiore nella famiglia.

La comunicazione è l'agente che permette di costituire l'intimità familiare. Dove c'è buona comunicazione fioriranno le relazioni, se la comunicazione è scarsa od assente i rapporti moriranno di stenti.

Efesini 4:25-26, 29, 31-32 Perciò, bandita la menzogna, ognuno dica la verità al suo prossimo perché siamo membra gli uni degli altri. 26 Adiratevi e non peccate; il sole non tramonti sopra la vostra ira 29 Nessuna cattiva parola esca dalla vostra bocca; ma se ne avete qualcuna buona, che edifichi secondo il bisogno, ditela affinché conferisca grazia a chi l'ascolta. 31 Via da voi ogni amarezza, ogni cruccio e ira e clamore e parola offensiva con ogni sorta di cattiveria! 32 Siate invece benevoli e misericordiosi gli uni verso gli altri, perdonandovi a vicenda come anche Dio vi ha perdonati in Cristo.

Le parole dell’apostolo Paolo evidenziano questi principi:

1° - Dobbiamo parlarci onestamente – 4:25

Ciò non comporterà unicamente cercare di evitare qualsiasi tipo di bugia o di mezza verità nel rapporto familiare, perché parlare onestamente significa implicitamente rinunciare ad essere disonesti con gli altri. Infatti, quando in un diverbio familiare usiamo termini come “sempre” (es. fai sempre così) o “mai” (es. non mi ascolti mai) stiamo implicitamente mentendo al fine di poter amplificare le mancanze altrui ed enfatizzare maggiormente il nostro disagio, il nostro dolore o la nostra frustrazione. Occorre che ciascuno si impegni affinché simili parole vengano bandite dalla comunicazione famigliare, in quanto scoraggiano e sono false. Nessuno è SEMPRE intento a fare cose sbagliate o non fa MAI cose giuste. Parlarsi onestamente comporta anche il saper ammettere le proprie responsabilità senza minimizzarle mediante l'evasività, ossia cambiando il discorso oppure immergendosi in grandi silenzi, ossia non rispondendo alle domande altrui ed evitando il confronto diretto.

2° - Dobbiamo parlarci pacificamente – 4:26

Nella vita familiare vi sono molte occasioni e svariate motivazioni per essere adirati, ma se non facciamo attenzione tale sentimento potrà trasformarsi in rancore; un atteggiamento scaturito da un cuore che non vuole perdonare. Il rancore, ben presto, si trasformerà in pensieri di vendetta e disprezzo.
Ovviamente, ogni manifestazione di collera spontanea, irrazionale, auto-difensiva ed interessata è sempre motivata dall’egoismo personale; quindi è chiaramente deprecabile. Ciò non comporta, tuttavia, l’avvaloramento del principio secondo cui l’ira sia sempre sbagliata.
Il testo sopra citato non ci incoraggia affatto ad essere irascibili, ma permette l'ira quando non sia peccaminosa. L'ira giusta mostra disprezzo per il peccato, si accende quando la gloria di Dio viene profanata, davanti all'immoralità, all'ingiustizia ed all'irriverenza. L'ira priva di peccato nominata da Paolo è associabile all’idea di “passione”, un’energia che ci spinge a cercare soluzioni ai problemi, motivata soprattutto dal desiderio che Sua volontà sia fatta nella nostra vita ed in quella altrui.
Anche qualora fossimo nel giusto, tale sentimento non va mai sottovalutato. Se ciò che l’ha motivata è il desiderio di piacere a Dio, è a Lui che occorre chiedere aiuto affinché si riesca a gestirla velocemente e con molta saggezza, prima che dal conflitto scaturisca del risentimento. Prima che ciò che era cominciato con le più nobili intenzioni finisca per concentrarsi poi su sé stessi, alimentando sentimenti di vendetta o di autocommiserazione.

Proverbi 25:28 L'uomo che non ha autocontrollo, è una città smantellata, priva di mura.

Se i conflitti familiari non verranno celermente risolti saremo privi di difese contro alcuni acerrimi nemici della nostra serenità domestica, ossia il rancore, il risentimento e perfino l'odio. Quando i conflitti vengono spinti “sotto il tappeto” o posti semplicemente “sotto una pietra”, ci ritroveremo un mucchio di problemi non risolti che, prima o poi, riemergeranno più forti e più intensi di prima, aggravando problemi successivi.

3° - Dobbiamo parlarci amorevolmente – 4:29, 31-32

Il termine greco usato dall’apostolo per l’aggettivo “cattiva” significa letteralmente “corrotta, putrefatta” (che puzza di morte, acida come latte scaduto). Se le parole dette in famiglia non saranno oneste e pacifiche potranno ferire profondamente una persona e renderla incapace di reagire. Le parole putrefatte assumono la forma della maldicenza e del pettegolezzo, colpiscono i difetti, insultano, umiliano, enfatizzano le paure altrui, scoraggiano (es. non cambierai mai … sei senza speranza). Tali parole avvelenano mortalmente le relazioni familiari. Ciò che invece saprà ridonare una linfa vitale alle nostre relazioni sono le parole che comunicano il perdono e la riconciliazione. Parole che potremo profondamente pronunciare verso altri se per primi ne avremo beneficiato per esperienza diretta, con Dio, il quale ha sacrificato Suo Figlio per poterci offrire concretamente il perdono.

Proverbi 19:11 Il senno rende l'uomo lento all'ira, ed egli considera un suo onore passare sopra le offese.

Quando perdoniamo qualcuno stiamo promettendo che l'offesa a noi recata non verrà più menzionata, che non ne parleremo con nessun altro e che non rifletteremo o rimugineremo più su ciò che è accaduto. Non significa dimenticare, ma scegliere di non meditarci più sopra, arrivando a chiedere a Dio in preghiera aiuto quando questo sarà quasi impossibile.
Il perdono è legato indissolubilmente con la perseveranza nel concederlo. Se permetti all’ira di diventare rancore, presto si trasformerà in amarezza; in tal modo, stai impiantando dei chiodi nella bara delle tue relazioni familiari.
Spesso, un conflitto familiare somiglia ad una partita di ping-pong dove, a colpo forte, si risponde con colpo più forte. La pazienza e l'umiltà saranno i soli ingredienti in grado di abbassare i toni di tale aspra “partita”. Tutti hanno il dovere di fermare la palla in gioco, evitando che lo scontro duri per sempre. Ricordiamoci che la conflittualità non cessa e non diminuisce con il passare del tempo. Il conflitto può durare decenni, si può “invecchiare giocando”.

Salmo 32:3-5 Finché ho taciuto, le mie ossa si consumavano tra i lamenti che facevo tutto il giorno. 4 Poiché giorno e notte la tua mano si appesantiva su di me, il mio vigore inaridiva come per arsura d'estate. 5 Davanti a te ho ammesso il mio peccato, non ho taciuto la mia iniquità. Ho detto: «Confesserò le mie trasgressioni al SIGNORE», e tu hai perdonato l'iniquità del mio peccato.

Anche se il re Davide parlava del peso del senso di colpa non confessato, la chiave di svolta per un contesto familiare caratterizzato da dolore, frustrazioni ed incomprensioni è la realizzazione dell'idolatria del cuore di ogni singolo membro che la compone. Essa si manifesta in molteplici forme e sfaccettature, ma nasconde sempre un unico grande problema: l’egoismo alimentato dal proprio orgoglio.
La soluzione definitiva a questo problema risiede nel confessare questo peccato a Dio, chiedendogli la forza di fare altrettanto con tutti gli altri membri del proprio nucleo familiare. Una confessione che, se fatta sinceramente, comporterà anche un cambiamento di condotta, nuova linfa vitale nella nostra comunicazione familiare.
Sii tu il primo a farlo, non aspettare che lo facciano gli altri. Ricorda che un giorno ti troverai a rendere conto della tua vita al tuo Creatore, sarete tu e Lui soli, senza scusanti od altre persone da poter incolpare per giustificare te stesso/a. Inizia a vivere il presente con questa consapevolezza, fai tue queste parole Salmo 86:5 Poiché tu, o Signore, sei buono, pronto a perdonare, e misericordioso verso quanti t'invocano.

Patrick Galasso

Poiché l’argomento trattato tocca aspetti pratici e coinvolge le dinamiche familiari, ho pensato di completarlo con 3 domande in modo da stimolare una discussione costruttiva.

I° Quale/i di queste problematiche si possono associare alla vostra comunicazione familiare?
(a) Relazioni superficiali o caratterizzate dall'indifferenza
(b) Incremento visibile dell’insoddisfazione e della frustrazione
(c) Dubbi che non vengono chiariti
(d) Argomenti o supposizioni errate che non vengono corrette
(e) Conflitti irrisolti

II° Quale/i di queste qualità si possono associare alla vostra comunicazione familiare?
(a) Relazioni sempre più forti e profonde
(b) Pace ed armonia riscontrabili anche dagli estranei
(c) Disaccordi affrontati velocemente e senza conflitti
(d) Problemi e discussioni risolte e chiarite velocemente
(e) Perdono e fiducia sempre più facili da praticare

III° Su quale/i di questi atteggiamenti dovresti lavorare per migliorare la vostra comunicazione familiare?
(a) Concentrarti e considerare con più attenzione ciò che l’altro/a sta dicendo
(b) Non interromperlo/a mentre parla
(c) Non pensare a ciò che risponderai mentre l’altro/a sta ancora parlando
(d) Chiedere maggiori chiarimenti (intendi dire questo? No? Puoi farmi qualche esempio?)
(e) Non parlare mentre l'altro/a sta ancora parlando (alzare la voce per sovrastare la sua)

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Da svariate settimane, a causa del virus che sta circolando ormai in tutto il mondo, moltissimi genitori stanno passando quasi tutta la giornata con i propri figli. Non è più possibile avvalersi del supporto di babysitter, dell’asilo, della scuola o dei nonni. Per la maggior parte di essi ciò è un dramma, soprattutto per coloro che sono costretti a lavorare da casa. Non è affatto facile, infatti, conciliare la concentrazione dovuta alle proprie responsabilità lavorative con l’attenzione che i bambini richiedono costantemente. Tuttavia, per molti di loro, il disagio non è legato unicamente alla difficoltà di dover conciliare il lavoro con il ruolo genitoriale, ma al fatto che seguire costantemente i propri figli è impegnativo e stancante di per sé. I bambini non riescono a rimanere concentrati a lungo, si stufano facilmente e per occupare la loro giornata occorre tanta fantasia e molto impegno.
Perché molti genitori fanno così fatica a passare le giornate con i propri bambini? Perché non riescono a vedere questo periodo come un’opportunità anziché come un dramma?
Ma non tutti i genitori hanno i figli piccoli. Molti si ritrovano a passare le giornate con adolescenti nervosi, scostanti, irrequieti e non vedono l’ora che tutto torni alla normalità. Una normalità che spesso comporta il vivere delle vite separate, nelle quali ognuno è immerso nei propri interessi. Qual è quindi il vero problema di fondo? Per moltissime persone l’essersi riscoperti genitori senza preavviso. Il dover realizzare, contro voglia, di non aver investito sufficientemente nel rapporto con i figli. Infatti, il tempo non investito precedentemente con i propri bambini comporterà, inevitabilmente, il dover vivere con degli adolescenti sconosciuti e distanti.

Poiché i figli normalmente nascono e crescono all’interno delle famiglie, potremmo paragonare la famiglia ad una serra. Sarà compito dei genitori, appena i semi saranno germogliati, preparare le piccole piantine al loro sviluppo regolando la temperatura, l'umidità e curando il terreno affinché le piantine stesse possano crescere. L’errore di molti genitori è pensare che i figli “crescano da soli”, convinti che da grandi sapranno autonomamente fare le scelte migliori. Altri invece delegano ad altri la responsabilità educativa credendo che la scuola, i babysitter od al meglio i nonni possano adempiere meglio di loro a tale compito. Occorre quindi sfatare immediatamente questi 2 malintesi.

1° - I nostri figli non sono “buoni per natura”

Salmo 51:5 Ecco, io sono stato generato nell'iniquità, mia madre mi ha concepito nel peccato.

Il re Davide, autore di questo salmo, non sta affermando di essere nato al di fuori di un contesto legittimo, in quanto i suoi genitori erano legittimamente uniti in matrimonio. Non sta neppure affermando che l’atto sessuale con cui la sua vita ha avuto origine sia intrinsecamente sbagliato, in quanto tale atto è parte del buon progetto divino per l’umanità. Sta piuttosto affermando che l’uomo non è intrinsecamente buono, al contrario, la Parola di Dio lo dipinge come intrinsecamente malvagio. Questo significa che anche i nostri piccoli “pargoletti” non sono buoni per natura ed hanno bisogno del vangelo della grazia. Non sono “predisposti” all’obbedienza ma alla disobbedienza. Non sono predisposti all’altruismo ma all’egoismo. Vanno educati, esortati e rimproverati. Pertanto, se li abbiamo abituati a soddisfare subito ogni minimo capriccio per non sentirli urlare e lamentarsi e per non farci tormentare con la loro insistenza, ora ci ritroveremo per tutta la giornata dei bambini ingestibili.
2° - Il compito di educarli non spetta ad altri, ma fondamentalmente ai genitori
Deuteronomio 6:6-7 Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; 7 li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.

Le nostre parole e le nostre scelte influenzeranno i nostri figli in modo molto potente, più di qualunque altra cosa nella loro vita. Le nostre parole non pianificate, estemporanee, il modo in cui ci comportiamo mostra il vero tesoro del cuore di ogni genitore. Lo stesso si può dire delle nostre parole mentre siamo irritati, affamati, preoccupati, nervosi, stanchi: i nostri figli ci osservano sempre. Infatti, noi parliamo spesso delle cose che amiamo, involontariamente escono dalla nostra bocca; cosa sentono i nostri figli? Che discordi facciamo con loro a tavola, mentre giochiamo o passeggiamo con loro? Qual è il “dio” che i nostri figli ci vedono adorare? La carriera lavorativa? Il denaro? Il benessere? La nostra realizzazione personale? La nostra serie TV preferita? Tutte queste cose non sono sbagliate in sé, tuttavia il vero perno intorno al quale Dio vorrebbe che una famiglia ruotasse è Lui stesso. Questo non significa che la vita in famiglia debba somigliare ad una perenne lezione di catechismo, oppure ad una sorta di collegio con regole ferree da cui ogni figlio vorrebbe scappare.
Piuttosto significa coltivare:

a) L’amore: mediante le parole, gli atti ed i gesti a loro rivolti senza vergogna ossia abbracciandoli, baciandoli e mostrandosi felici di stare con loro. I nostri figli devono capire che per noi sono veramente importanti.

b) Il divertimento: La nostra casa deve essere attraente dal punto di vista relazionale. Un genitore deve impegnarsi nel favorire l'armonia familiare promuovendo delle attività insieme ed investendo tempo per giocare con i figli. Utilizziamo la nostra fantasia per creare serate ricche di calore familiare oppure dei pomeriggi allegri e sereni. Il rapporto famigliare deve essere divertente, giocoso e scherzoso; una famiglia dove la santità viene confusa con lo stoicismo non esalta la gioia di Gesù. Occorre creare dei ricordi felici per costruire costantemente delle basi per la felicità familiare futura.

c) La disciplina: Proverbi 6:20-23 Figlio mio, osserva i precetti di tuo padre, e non trascurare gli insegnamenti di tua madre; 21 tienili sempre legati al cuore e attaccati al collo. 22 Quando camminerai, ti guideranno; quando dormirai, veglieranno su di te; al tuo risveglio ti parleranno. 23 Il precetto è infatti una lampada, l'insegnamento una luce, le correzioni e la disciplina sono la via della vita

I precetti rappresentano l'insieme delle regole familiari. Non è facile per un bambino comprendere perché un certo comportamento sia lecito oppure no, è più facile che comprenda che qualcosa non si possa fare o non sia corretto farlo perché il papà o la mamma hanno detto di non farlo. Si tratta della cosiddetta fase di eteronomia (da: etero = altro e nomos = norma, regola) che consiste nel rispettare una regola perché una persona che si ritiene importante l’ha dettata. Un ragazzo deve essere però accompagnato nel lento e progressivo passaggio dall’eteronomia all’autonomia (da: auto = da solo e nomos= norma, regola) vale a dire alla fase in cui sarà poi in grado di comprendere le regole ed accettarle da solo. Questo significa che non si limiterà ad attenersi ad una norma o regola perché ha paura della rottura del legame con l’adulto che vuole che venga rispettata, ma avrà consapevolezza di tutta una serie di conseguenze, su di sé e sugli altri, dell’esito delle proprie azioni e delle proprie scelte.

Colossesi 3:21 Padri, non irritate i vostri figli, affinché non si scoraggino.

Irritare significa “provocare, amareggiare”. Facciamo questo errore dicendo a nostro figlio “ti perdono”, ma mantenendo un atteggiamento distaccato; questa è un'irritante bugia. Oppure mostrando un disarmante scoraggiamento davanti all'ennesima mancanza del figlio; questa è crudeltà, perché lascia intendere che ciò che è stato spezzato non si può più recuperare. Infine punendolo in modo esemplare ma non coltivando interesse per lui, oppure non lodandolo con altrettanto entusiasmo quando, al contrario, fa cose lodevoli. Ogni qual volta farai ricadere su tuo figlio il tuo nervosismo, le tue frustrazioni per i fallimenti o le umiliazioni subite, i problemi relazionali con il coniuge o le aspettative che hai per lui e che lui sta deludendo perché è diverso da te stai confondendo l'ira con l'amore, stai chiamando disciplina la tua vendetta. Se i nostri figli considerano la propria famiglia un contesto divertente, bello, sereno, piacevole, gioioso e giocoso e se il nostro rapporto con loro è intenso, la disciplina più grande non sarà il dolore di una punizione, adeguata alla loro età, ma vedere il nostro dispiacere negli occhi.

d) La coerenza: Nessun genitore sarà mai perfettamente coerente, ma dovrebbe coltivare la convinzione che le regole valide per un figlio siano valide per tutti i figli, padre e madre compresi; senza preferenza alcuna. La coerenza produce la fiducia e la fiducia alimenta la relazione vera e profonda, è un dramma osservare dei figli che si vergognano dei propri genitori perché li considerano degli ipocriti.

e) Il coinvolgimento: ossia permettere ai propri figli, non più piccoli, di esprimere progetti, dare consigli e fare critiche costruttive sulla gestione di famiglia dei genitori. Ogni aspetto della vita deve essere oggetto di dialogo in famiglia. Ascoltare non è un esercizio passivo ma richiede concentrazione. Il genitore non dovrebbe correggere o interrompere il discorso dei figli, al punto che si scoraggino e pensino che non valga la pena parlare con loro. Usare l’arma del possedere più esperienza per metterli a tacere non fa bene alla relazione.

f) L’incoraggiamento: Il mondo è pieno di persone scoraggiate a causa dell'ingiustizia e delle difficoltà che debbono affrontare ogni giorno. La casa deve essere un rifugio, un posto sicuro ed accogliente per i figli, un luogo in cui si sentono amati ed accettati. È fondamentale che ogni membro di una famiglia sia felice di tornare o di stare a casa propria.

g) La libertà: Un genitore deve saper anche proteggere la libertà dei propri figli, se manca la libertà l'atmosfera familiare diverrà soffocante.
(1) di essere diversi - Se un figlio ha aspirazioni diverse dal padre, dalla madre o dai suoi fratelli non va scoraggiato; deve poter mostrare la sua personalità, le proprie potenzialità ed essere amato per ciò che è. È l’inizio di un dramma quando in una famiglia si inizia a percepire che un figlio viene preferito rispetto ad altri fratelli o sorelle, in quanto caratterialmente più vicino ad uno od entrambi i genitori. I figli hanno il diritto di perseguire i propri sogni e pianificare i propri progetti senza il peso di dover tenere conto di pregiudizi, differenze di opinione, di gusti o di tradizioni familiari.
(2) di fallire - Il genitore che coltiva uno spirito di perfezionismo avvelenerà il cuore del proprio figlio, alimentando in esso la convinzione che non sarà mai accettato così com'è, con le sue debolezze ed i suoi limiti. Spesso, ciò che frustra di più un genitore davanti agli sbagli dei figli non è la consapevolezza che abbia offeso Dio ma la paura dell'uomo e dell'apparenza, ossia il costante timore del giudizio degli altri. In realtà, ogni errore nella vita aiuterà i nostri figli a crescere. Un controllo crescente produce un rapporto decrescente, un rapporto decrescente sfocerà in un rapporto familiare assente, un rapporto familiare assente avrà come conseguenza un affetto familiare totalmente deteriorato. Il genitore cristiano deve saper sfruttare i momenti di fallimento dei propri figli, considerandoli opportunità da utilizzare per mostrare loro il perdono e la grazia all'interno della sua famiglia, ossia il vangelo di Cristo.

h) Il perdono: Se dei peccatori vivono insieme il conflitto sarà inevitabile, ciò che occorrerà è imparare l'arte della grazia e del perdono. I genitori devono essere pronti non solo a pretendere le scuse dei propri figli, ma anche a chiedere e ricercare il loro perdono quando saranno loro stessi a sbagliare.

i) La riconoscenza: 1Tessalonicesi 5:18 in ogni cosa rendete grazie, perché questa è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi.
È difficile insegnare tale principio se si incoraggiano e si assecondano sempre i capricci di un figlio egoista. Un bambino che riceve un dono deve imparare che quel gesto non è un atto dovuto ma un regalo e come tale va apprezzato. La gratitudine è l’antidoto naturale contro l'insoddisfazione che pervade le ultime generazioni. Per poterlo insegnare è fondamentale che i genitori ragionino allo stesso modo, imparando per primi a coltivare un atteggiamento di riconoscenza nei confronti della grazia divina che Dio costantemente offre loro.

Atti 16:30-31 «Signori, che debbo fare per essere salvato?» 31 Ed essi risposero: «Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia».

Essere genitori non è affatto un compito facile, soprattutto se i nostri figli sono ormai grandi ed abbiamo perso molto tempo prezioso. Tuttavia il senso del vangelo comporta la possibilità di poter ricostruire le relazioni; innanzitutto con Dio, poi con le persone che abbiamo intorno. Gesù è pronto a perdonare i nostri fallimenti genitoriali se noi siamo pronti ad ammetterli e ad abbandonarli. Solo così potrà iniziare il Suo processo di guarigione profonda nelle nostre vite.

Patrick Galasso

Poiché l’argomento trattato tocca aspetti pratici e coinvolge le dinamiche familiari, ho pensato di completarlo con 3 domande in modo da stimolare una discussione costruttiva.

I° - Quando osservi tuo figlio, vedi in lui una creatura innocente ed intrinsecamente buona od un peccatore con un alto potenziale di malvagità?

II° - Delle 9 caratteristiche elencate come fondamentali per educare cristianamente i propri figli (amore, divertimento, disciplina, coerenza, coinvolgimento, incoraggiamento, libertà, perdono e riconoscenza) in quali ritieni essere più carente? Quali ritieni siano quelle nel quale il tuo partner è più carente?

III° - Se hai dei figli adolescenti o già adulti, magari anche già sposati, vorresti provare a confrontare le tue risposte con la loro opinione? Se lo farai, in alcune cose potrai sicuramente ringraziare il Signore, in altre forse dovrai chiedere perdono.

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