Category: Riflessioni

“Sì, sì; no, no”

“Sì, sì; no, no”

Vorrei condividere un episodio accaduto qualche giorno fa nella mia realtà lavorativa. Il solito collega che mi affianca aiutandomi nelle mie mansioni quel giorno era troppo occupato, così mi viene comunicato che avrei dovuto ricevere l’aiuto di un altro collega che normalmente non svolge quel tipo di lavoro. Io non mi trovo a mio agio con lui e piuttosto che dirlo chiaramente, ho parlato con il mio responsabile e ho mostrato che forse non era una buona idea ricevere l’aiuto di quel collega in quanto avrei dovuto istruirlo prima e questo mi avrebbe fatto perdere tempo, magari quel collega avrebbe anche avuto da dire sul tipo di lavoro che avrebbe straordinariamente dovuto svolgere. Non potevo dire chiaramente che non volevo lavorare con quel collega perché non mi trovavo bene, così ho messo enfasi sulla sua mancanza di esperienza in quella mansione, tra l’altro molto facile da imparare. Così sono riuscito ad evitare di lavorare con lui… per poi scoprire che il mio atteggiamento aveva offeso quel collega, non tanto perché lui aveva capito le mie intenzioni ma credo piuttosto perché si è sentito sminuito e messo da parte in quanto il lavoro che avrebbe dovuto svolgere era molto semplice; nessuno immaginava che se fosse stato un altro collega non avrei usato questa scusa. Questo mi ha fatto riflettere. Non ci sono giustificazioni, ho sbagliato. Sono un cristiano, avrei dovuto lavorare con quel collega in quella occasione e mettere da parte il mio stato d’animo… non dovevo utilizzare come scusa qualcosa che in realtà non era il vero motivo della mia scelta, ma solo una parte marginale di essa. Magari poteva essere anche un’occasione per migliorare il mio rapporto con lui, invece ho cercato la soluzione più facile per me.
Mi sono tornate in mente le parole di Gesù nel sermone sul monte:
«Avete anche udito che fu detto agli antichi: “Non giurare il falso; da’ al Signore quello che gli hai promesso con giuramento”. Ma io vi dico: non giurate affatto, né per il cielo, perché è il trono di Dio; né per la terra, perché è lo sgabello dei suoi piedi; né per Gerusalemme, perché è la città del gran Re. Non giurare neppure per il tuo capo, poiché tu non puoi far diventare un solo capello bianco o nero. Ma il vostro parlare sia: “Sì, sì; no, no”; poiché il di più viene dal maligno.
Matteo 5:33-37
I maestri di quel tempo, insegnavano che c’era la possibilità di fare giuramenti più o meno vincolanti in proporzione all’oggetto al quale si legava il giuramento. Infatti Gesù denuncia questi errori in Matteo 23:16-22 mostrando l’inutilità di questo tipo di ragionamento. Si pensava infatti che se una persona giurasse sul tempio il giuramento non aveva valore, al contrario il giurare sull’oro del tempio avrebbe vincolato la persona al suo giuramento. Queste persone utilizzavano questi modi per svincolarsi da impegni presi o cose dette. Gesù in poche parole sta dicendo… “siate puliti ed onesti“. Il vostro si sia si e il vostro no sia no; senza chiaroscuro senza mezze verità. Siamo chiamati a prenderci le responsabilità delle nostre azioni e dei nostri pensieri, non ingannando il prossimo. Noi sappiamo la verità quando diciamo una determinata cosa, sappiamo se ciò che stiamo dicendo corrisponde totalmente alla verità o se stiamo manipolando l’informazione a nostro vantaggio.
Salmo 15:1-2 Salmo di Davide. O SIGNORE, chi dimorerà nella tua tenda? Chi abiterà sul tuo santo monte? Colui che è puro e agisce con giustizia, e dice la verità come l’ha nel cuore.
Se ci dichiariamo figli di Dio e discepoli di Cristo, dobbiamo essere sinceri, puliti ed onesti. Non possiamo utilizzare delle mezze verità per paura di affrontare determinate situazioni o per avere un tornaconto personale. Siamo chiamati a dire la verità con amore, ad essere saggi ma veri.
Fabio Galasso
Saper ascoltare Dio

Saper ascoltare Dio

Apocalisse 2:7
Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese ….
La ripetizione dell’invito all’ascolto, rivolto a ciascuna delle sette chiese dell’Asia ci ricorda la solennità del fatto che il Dio dei cristiani è un Dio che comunica e visto che Lui è l’unico e vero Dio dobbiamo prestare attenzione a quello che dice.
Dio comunica innanzitutto attraverso la sua Parola scritta; la Bibbia, abbiamo il privilegio di avere tra le mani“.. la spada dello Spirito, che è la parola di Dio” Efesini 6:17; una spada che ha la capacità :” …penetrante fino a dividere l’anima dallo spirito, le giunture dalle midolla; essa giudica i sentimenti e i pensieri del cuore.” Ebrei 4:12.
Il lavoro dello Spirito Santo è proprio quello di entrare, attraverso la Parola, negli spazi più intimi della nostra coscienza e mettere alla luce di Cristo gli aspetti più personali di pensieri e sentimenti che qualche volta non abbiamo il coraggio neanche di confessare a noi stessi.
Ascoltare Dio veramente non può lasciarci indifferenti :”16 Ogni Scrittura è ispirata da Dio e utile a insegnare, a riprendere, a correggere, a educare alla giustizia, 17 perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.” 2Timoteo 3:16-17
Lo scopo dell’ascolto della Parola e il suo lavoro nel nostro cuore possa produrre quel cambiamento di prospettiva dove la nostra volontà, sottomessa a quella di Dio, produca i frutti dello Spirito per la Sua gloria e faccia di noi uomini e donne sempre più maturi.
Chi ha orecchi ascolti ciò che lo Spirito dice alle chiese ….
Angelo Gianoli
In equilibrio tra grazia e sacrificio

In equilibrio tra grazia e sacrificio

Molto tempo fa, in TV, mi capitò di osservare l’esibizione di un funambolo di un circo famoso. La complessità di tale esibizione risiedeva nel cercare di attraversare l’intero tendone ad almeno 10 metri di altezza, senza alcuna rete di protezione, con un bastone sulle spalle e due secchi pieni d’acqua alle sue estremità. Al momento mi limitai soltanto ad apprezzarne il gesto atletico ma, a distanza di anni, il ripensarci mi ha fatto riflettere sulla similarità con il cammino cristiano. Come il circense, infatti, tale cammino è caratterizzato dal pericolo di vacillare sbilanciando il proprio “equilibrio” tra la certezza della grazia e l’importanza della santificazione personale. Entrambi gli errori, ossia accentuare la grazia a scapito della nostra responsabilità oppure dubitare di essa aggravando la fatica del nostro cammino, ci porterebbero ad una inevitabile e repentina caduta. Ciò nonostante, tra noi ed il funambolo vi è una grande differenza: la possibilità di rialzarci, risalire e ricominciare a camminare dopo ogni caduta, in virtù di una “rete di protezione indistruttibile”.
Ebrei 10:19-22 Avendo dunque, fratelli, libertà di entrare nel luogo santissimo per mezzo del sangue di Gesù, 20 per quella via nuova e vivente che egli ha inaugurata per noi attraverso la cortina, vale a dire la sua carne, 21 e avendo noi un grande sacerdote sopra la casa di Dio, 22 avviciniamoci con cuore sincero e con piena certezza di fede, avendo i cuori aspersi di quell’aspersione che li purifica da una cattiva coscienza e il corpo lavato con acqua pura.
La cortina era il velo che separava il luogo santissimo dal luogo santo sia nel Tabernacolo che nel Tempio. Quando il sommo sacerdote la attraversava, una volta l’anno nel giorno dell’espiazione per poter accedere al luogo santissimo, il popolo attendeva che ne uscisse, a dimostrazione che l’opera era compiuta e che, per un altro anno, Dio sarebbe stato propizio verso di loro, nonostante i peccati che avrebbero in seguito commesso. Tuttavia, quando Gesù morì, questo velo si squarciò dall’alto al basso e quando resuscitò Lui stesso entrò non più in un tempio umano, ma nel “luogo Santissimo celeste”, ossia alla presenza del Padre, senza più uscirvi.In tal modo, aprì definitivamente l’accesso affinché anche gli uomini potessero,in seguito, accedervi per sempre;potrà entrarvi, tuttavia, unicamente chi manifestain Lui una fede sincera e la certezza che la Sua opera sia pienamente sufficiente per la propria salvezza e purificazione.
Ebrei 10:23-25 Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse. 24 Facciamo attenzione gli uni agli altri per incitarci all’amore e alle buone opere, 25 non abbandonando la nostra comune adunanza come alcuni sono soliti fare, ma esortandoci a vicenda; tanto più che vedete avvicinarsi il giorno.
Anche se possiamo contare su tale garanzia, abbiamo la responsabilità di fare il possibile per non vacillare “sbilanciando” tutto il peso della nostra santificazione sulla grazia, dimenticando così la nostra responsabilitànei confronti di un impegno quotidiano verso la santificazione personale. Infine, se il circense potè contare sul sostegno del proprio pubblico, il credente ha la responsabilità di sostenere i propri fratelli e di contare sul loro reciproco sostegno.Il cammino è lungo e rimanere in equilibrio è faticoso ed impegnativo, ma è la nostra responsabilità in risposta alla grazia di cui siamo stati oggetto in Cristo.
Patrick Galasso
Un regalo poco gradito

Un regalo poco gradito

Uno dei più grandi pericoli, nel quale ogni cristiano può incorrere, è quello della simulazione; è più che naturale infatti cercare l’approvazione ed il rispetto altrui mostrando,a volte, una devozione di gran lunga superiore rispetto a quanto il nostro cuore realmente coltivi, sperando così di fare “colpo” su coloro che ci circondano. Nondimeno, ciò che si trascura completamente di valutare,in tali momenti, è il modo in cui Dio reagirà davanti ad una simile mancanza di rispetto; questo è proprio quanto accadde ai 2 coniugi menzionati nel passo biblico.
Atti 4:36-5:6 Or Giuseppe, soprannominato dagli apostoli Barnaba (che tradotto vuol dire: Figlio di consolazione), Levita, cipriota di nascita, 37 avendo un campo, lo vendette, e ne consegnò il ricavato deponendolo ai piedi degli apostoli. 5:1 Ma un uomo di nome Anania, con Saffira sua moglie, vendette una proprietà, 2 e tenne per sé parte del prezzo, essendone consapevole anche la moglie; e, un’altra parte, la consegnò, deponendola ai piedi degli apostoli. 3 Ma Pietro disse: «Anania, perché Satana ha così riempito il tuo cuore da farti mentire allo Spirito Santo e trattenere parte del prezzo del podere? 4 Se questo non si vendeva, non restava tuo? E una volta venduto, il ricavato non era a tua disposizione? Perché ti sei messo in cuore questa cosa? Tu non hai mentito agli uomini ma a Dio». 5 Anania, udendo queste parole, cadde e spirò. E un gran timore prese tutti quelli che udirono queste cose. 6 I giovani, alzatisi, ne avvolsero il corpo e, portatolo fuori, lo seppellirono.
Il vangelo di Cristo era stato annunciato dagli apostoli da pochi giorni e la comunità dei primi cristiani risiedeva nella città di Gerusalemme. Barnaba, prima di divenire, in qualità di missionario ed evangelista, uno dei collaboratori più fidati dell’apostolo Paolo, fece sfoggio di una delle sue più grandi qualità: la generosità. Di certo, la sua spiritualità non finta fu sicuramente elogiata all’interno di tutta la comunità cristiana.Anche Anania e Saffira bramavano tale popolarità. Essi, sull’onda dell’entusiasmo per l’opera del Signore che cresceva quotidianamente, desiderarono ostentare una spiritualità che non possedevano, non essendo però realmente disposti a rinunciare totalmente al ricavato della vendita di un terreno in loro possesso. Così escogitarono un semplice stratagemma: falsificare l’importo relativo al guadagno. In realtà erano liberi di fare ciò che desideravano; essi potevano tenersi la proprietà, donare solo una parte del ricavato della vendita o condividerlo interamente con la Chiesa. Il problema non era quindi l’aver trattenuto parte del ricavato, ma aver mentitosu di esso. Questo rivelava un atteggiamento tutt’altro che caritatevole, evidenziavapiù il desiderio di emergere che quello di condividere ciò che possedevano; menzogna, egoismo ed ambizione si nascosero nel loro dono finendo per avvelenarlo agli occhi dello Spirito Santo a cui avevano promesso, davanti alla comunità riunita, l’intero ricavato della vendita.Pertanto, la punizione divina fu esemplare; ciò avvenne affinché apparisse chiaro alla Chiesa la gravità dell’ipocrisia davanti a Dio.
A volte, il desiderio di ottenere ammirazione da parte della Chiesa può contaminare la mente ed il cuore dei credenti. Facciamo pertanto attenzione a ciò che il nostro cuore coltiva; se il desiderio di apparire come persone spirituali supera il desiderio di esserlo veramente, saremo sempre tentati di fingere per poter fare una bella figura davanti agli uomini. Teniamo però sempre a mente che il nostro Dio è in grado di riconoscere l’ipocrisia latente nel profondo del nostro essere.
Patrick Galasso
Un errore fatale

Un errore fatale

Quanto è importante seguire le indicazioni che ci vengono fornite? Dipende ovviamente sia da chi le fornisce che dalla motivazione per cui ci vengono date. In altre parole, chi le provvede deve essere affidabile e l’importanza di seguirle direttamente proporzionale alle gravi conseguenze che scaturirebbero dal non farlo. Infatti, vi sono casi in cui anche discostarsi di poco da quanto indicato può risultare fatale; lo stesso dicasi per chi segue alla lettera indicazioni fornite da chi, pur dandone l’idea, non risulta affatto affidabile.
Il 01/09/1983 si registrò una terribile disgrazia. Il volo di linea sudcoreano 007 della KoreanAir Lines stava viaggiando da New York City a Seoul. L’equipaggio era formato da personale con grande esperienza e molte ore di volo effettuate su altri 747. Poiché la lunghezza della tratta rendeva impossibile un volo diretto, lo stesso fece scalo ad Anchorage, in Alaska.
Quando ripartirono per raggiungere la meta designata, il pilota programmò correttamente la tratta, ma dimenticò di attivare immediatamente il sistema inerziale, inserendolosolo 4 minuti dopo il decollo;ciò causò uno sfalsamento del computer di bordo di circa 1 grado e ½. All’errore umano si aggiunse la distrazione di tutto l’equipaggio, il quale, non accorgendosi in tempo di quanto stava accadendo, non poté evitare la sciagura. Infatti, a motivo di quel piccolo errore di partenza, il velivolo finì per trovarsi a circa 300 miglia della rotta di volo prevista, sorvolando una delle zone militari sovietiche più sensibili al mondo, la penisola di Kamčatka. Quando fu intercettato dai radar fu immediatamente abbattuto, in quanto considerato un aereo spia.Nel disastro morirono 269 persone.
Anche noi abbiamo bisogno di indicazioni chiare, fornite da qualcuno realmente affidabile; questo è il senso del salmo più lungo di tutta la Bibbia, il 119, da cui ho estrapolato i seguenti 4 versetti
Salmo 119:11 Ho conservato la tua parola nel mio cuore per non peccare contro di te.
119:101 Ho trattenuto i miei piedi da ogni sentiero malvagio, per osservare la tua parola.
119:105 La tua parola è una lampada al mio piede e una luce sul mio sentiero.
119:133 Guida i miei passi nella tua parola e non lasciare che alcuna iniquità mi domini.
Per il salmista era fondamentale non soltanto memorizzare la Parola di Dio, ma interiorizzarla, ossia credere ad essa e vivere seguendone le indicazioni; il farlo avrebbe permesso ad ogni credente di vedere chiaramente gli “ostacoli” spirituali, in modo da non inciampare nel peccato e non percorrere un “sentiero errato”.
La nostra vita può sicuramente essere paragonata ad un viaggio lunghissimo, abbiamo pertanto anche noi la necessità di affidarci ad uno strumento che ci permetta di “non sbagliare rotta”; i nostri sentimenti, le nostre convinzioni, i consigli altrui a volte sembrano molto affidabili, tuttavia non possono essere considerati strumenti perfetti, in quanto soggetti alle nostre stesse imperfezioni.
A volte basta solo qualche “grado di sfalsamento” per commettere errori irreparabili, mi auguro che anche tu scelga con accuratezza gli strumenti che utilizzi per compiere il viaggio che chiamiamo vita.
Patrick Galasso
Come convivere con le nostre paure

Come convivere con le nostre paure

1^ Giovanni 4: 15-21
15 Chi riconosce pubblicamente che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. 16 Noi abbiamo conosciuto l’amore che Dio ha per noi, e vi abbiamo creduto. Dio è amore; e chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui. 17 In questo l’amore è reso perfetto in noi: che nel giorno del giudizio abbiamo fiducia, perché qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. 18 Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell’amore. 19 Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. 20 Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto 21 Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello.
La paura è un sentimento che può bloccarci, per paura non facciamo alcune cose che possono esserci dannose, oppure bloccarci dal fare alcune cose buone, non sappiamo se gli effetti di una nostra azione saranno un danno o un beneficio.
La paura è un sintomo di un ragionamento che la precede, è il sintomo di un problema, come la febbre è il sintomo dell’influenza come la luce rossa sul cruscotto della macchina indica un guasto al motore, il problema non è nella luce accesa ma nel motore.
Ci sono paure patologiche, immotivate, ma ci sono paure razionali e ben precise per motivi precisi e veri.
Abbiamo detto che la paura è ormai parte integrante del nostro “essere umani”, chi dice di non avere paura si mette al di sotto dell’umano e non si conosce.
V. 18 abbiamo paura perché realizziamo di essere inadeguati nei confronti del Dio che ci ha creati davanti al quale siamo responsabili delle nostre azioni, ma sappiamo anche di essere inadeguati nei confronti del nostro prossimo; abbiamo paura del giusto giudizio di Dio e abbiamo paura dell’opinione degli altri.
VV. 9-10,19 ci ricordano come Dio ha risolto il problema della Sua giusta condanna nei nostri confronti, è intervenuto pagando di persona il debito che avevamo con Lui, Cristo con il Suo amore perfetto si è sottoposto al “castigo” di Dio e così, in proporzione della fiducia che abbiamo in questa opera possiamo gestire le nostre paure.
VV. 20-21 viviamo quotidianamente questa vittoria, che non è definitiva, amando gli altri con le stesse modalità con le quali Dio ha amato noi, non un amore sentimentale che cerca l’amabilità negli altri ma che ama servendo senza avere aspettative eccessive verso gli altri, aspettative che non abbiamo neanche per noi stessi.
La vittoria sulla paura passa per l’amore di Dio in noi e si riversa attraverso noi sul nostro prossimo non attraverso le banalità ma attraverso la verità e la realtà.
Angelo Gianoli
Una notizia relativamente straordinaria

Una notizia relativamente straordinaria

Vi sono molte cose che possiedono un valore intrinseco, a prescindere dalle situazioni e dalle circostanze nelle quali si vengono a trovare; ciò nonostante, il più delle volte saranno le situazioni e le circostanze stesse ad offuscarne oppure ad enfatizzarne il valore.
Cercherò di spiegare questo concetto mediante 3 semplici esempi.Supponiamo che 2 persone ricevano una notizia inaspettata e piacevole: hanno vinto 1 milione di euro alla lotteria nazionale; tuttavia, mentre il primo possiede già un patrimonio milionario, l’altro è un disoccupato. Chi dei 2 considererà mai tale somma come straordinaria? A chi cambierà realmente la vita?Supponiamo ora di trovarci davanti a 2 persone che hanno appena ricevuto la conferma di essere profondamente amate dal proprio coniuge; tuttavia, mentre la prima è amorevole e fedele, la seconda, prima di pentirsene profondamente, ha ripetutamente tradito il proprio consorte. Chi dei 2 considererà mai tale conferma come straordinaria? A chi cambierà realmente la vita?Supponiamo infine che 2 persone vengano informate circa un’eccezionale cura oncologica sperimentale; tuttavia, mentre la prima ha una salute eccellente, la seconda sta lottando da anni con una grave forma tumorale. Chi dei 2 considererà mai tale scoperta come straordinaria? A chi cambierà realmente la vita?
Questo principio è applicabile anche al messaggio del Vangelo; infatti, possiamo utilizzare i medesimi esempi sopra riportati perché esso parla di ricchezza, di amore e di guarigione.
2 Corinzi 8:9 Infatti voi conoscete la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventare ricchi.
La ricchezza è riferita all’eternità ed alla preesistenza di Cristo; essendo Dio come il Padre, egli possiede le medesime Sue caratteristiche: sovranità, gloria, eternità, onore, maestà, ma ha volontariamente scelto di rinunciarvi incarnandosi e morendo su una croce come un malfattore comune. In virtù di tale impoverimento e sacrificio, tutti coloro che credono in Lui, oltre a beneficiare di salvezza e perdono, divengono partecipi della Sua gloria e maestà.
Romani 5:6-8 Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. 7 Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; 8 Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
Dichiarandoci senza forza(lett. inermi), l’apostolo afferma che eravamo incapaci di fare alcunché di buono ed accettevole agli occhi divini in quanto empi, ossia privi di timore di Dio, irrispettosi, incuranti della Sua volontà. Egli ci ha pertanto amato non perché fossimo amabili, ma unicamente perché,essendo Esso stesso amore, ha scelto unilateralmente di farlo.
Luca 5:29-32 Levi gli preparò un grande banchetto in casa sua; e una gran folla di pubblicani e di altre persone erano a tavola con loro. 30 I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai discepoli di Gesù: «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?» 31 Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati. 32 Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori a ravvedimento».
Condividere i pasti era un segno esteriore della relazione che Gesù desiderava instaurare con i peccatori; davanti all’indignazione della classe religiosa del Suo tempo, Egli rispose che coloro che si illudono di essere sani (giusti) non cercheranno mai una soluzione concreta al loro problema, rimanendo volontariamente lontani dal Solo che potrebbe definitivamente guarirli.
Quanto consideri straordinario quanto hai appena letto? Queste verità ti hanno cambiato la vita? Ciò avverrà unicamente se hai realizzato, oppure se realizzerai in futuro, di essere spiritualmente povero, immeritevole di amore e drasticamente malato, perché fintanto ti sentirai spiritualmente ricco, buono e sano Dio non avrà mai nulla da offrirti.
Patrick Galasso
Sentire non è ascoltare

Sentire non è ascoltare

Sicuramente siamo consapevoli dell’enorme differenza esistente tra sentire le parole pronunciate da qualcuno ed ascoltarle; la differenza è caratterizzata dall’atteggiamento del cuore, dal desiderio o meno di comprendere quanto l’altro interlocutore desidera comunicarci. Anche Israele era più propenso a sentire che ad ascoltare. Dopo circa 400 anni di schiavitù, Dio decise di liberare il proprio popolo dalle grinfie degli idolatri Egiziani; purtroppo, il loro cuore non fu altrettanto libero dall’idolatria, infatti, manifestando del continuo incredulità e ribellione, tutta quella generazione finì per peregrinare nel deserto per circa 40 anni, fino alla sua completa estinzione. Sentì quindi le parole di Dio, ma non le ascoltò con un cuore attento e ben disposto.
Deuteronomio 32:46-47«Prendete a cuore tutte le parole che oggi pronuncio solennemente davanti a voi. Le prescriverete ai vostri figli, affinché abbiano cura di mettere in pratica tutte le parole di questa legge. 47 Poiché questa non è una parola senza valore per voi: anzi, è la vostra vita; per questa parola prolungherete i vostri giorni nel paese del quale andate a prendere possesso, passando il Giordano».
A causa della loro apostasia, in contrasto con l’immutabilità di un Dio fedele che li aveva eletti ed aveva provveduto ad ogni loro necessità, furono condannati ad una vita inutile e fu impedito loro di raggiungere la finalità della propria liberazione: vivere da popolo santo in una terra benedetta.Mosè ricorda ai figli di quest’ultimi che l’obbedienza ai comandamenti divini, come conseguenza dell’ascolto di essi, era l’unico modo per potersi garantire una lunga e benedetta permanenza nella terra promessa; ricorda inoltre la necessità di tramandare ai loro stessi figli, nelle proprie case, tali verità, perché la Sua parola non doveva essere soltanto ascoltata, ma anche compresa e vissuta nella propria quotidianità.
Dio si aspetta anche da noi il medesimo atteggiamento, mentre ci parla tramite la Bibbia. Molti la leggono “sentendo” quanto ha da dire, ossia cercando in essa unicamente qualche racconto interessante ed istruttivo, qualche concetto edificante; oppure considerandola al pari di un libro di istruzioni da seguire alla lettera. Leggerla “ascoltando” invece significa considerarla autorevole; obbedire ad essa con un atteggiamento di fiducia, permettendole di rivelarci gli aspetti più intimi e profondi delle nostre motivazioni e della nostra stessa natura e di mostrarci alcuni dettagli della personalità di Colui che chiamiamo Dio. Ricorda: la differenza tra sentire ed ascoltare la Parola di Dio dipende sempre dall’atteggiamento del tuo cuore.
Patrick Galasso
Fidarsi in circostanze inaspettate

Fidarsi in circostanze inaspettate

Quante volte circostanze impreviste cambiano radicalmente il corso di una nostra giornata? Quante volte abbiamo dei progetti e questi vengono stravolti da un imprevisto, tanto che tutto quello che ci eravamo prefissati di realizzare ora non è più possibile portarlo avanti? Ebbene si… come dice un proverbio “l’uomo propone e Dio dispone”; siamo chiamati ad avere progetti e fare in modo che si realizzino, ma dobbiamo essere consapevoli che l’ultima parola spetta al Signore, perché siamo fragili e dipendenti dagli imprevisti. Ci fidiamo di Dio che sta permettendo questo?

(Giovanni 13) Siamo nell’ultima cena. Gesù e i suoi stanno mangiando ed Egli ha appena lavato i piedi ai suoi discepoli; Gesù è pienamente consapevole di ciò che gli sta per accadere. Infatti dichiara che uno di loro lo avrebbe tradito. Proviamo ad immaginarci la confusione che porta una tale rivelazione tra i suoi discepoli. Essi infatti parlano l’un l’altro e chiedono al maestro chi sia il colpevole e Gesù da loro degli indizi affinché loro possano capire, ma i discepoli non comprendono le sue parole. Infatti Gesù rivolgendosi a Giuda gli dice «Quel che fai, fallo presto» e dopo quella frase Giuda uscì per preparare il suo tradimento. I discepoli nonostante tutto non capiscono il motivo di quelle parole, ma le fraintendono pensando che Gesù lo sta mandando a comprare cibo per la Pasqua. Gesù non è un semplice uomo che subisce le circostanze, Lui in quanto Dio ha deciso le circostanze in cui si era messo e nelle quali di li a poco sarebbe morto.

Giovanni 18:1-11
“1 Dette queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Chedron, dov’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. 2 Giuda, che lo tradiva, conosceva anche egli quel luogo, perché Gesù si era spesso riunito là con i suoi discepoli. 3 Giuda dunque, presa la coorte e le guardie mandate dai capi dei sacerdoti e dai farisei, andò là con lanterne, torce e armi. 4 Ma Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: «Chi cercate?» 5 Gli risposero: «Gesù il Nazareno!» Gesù disse loro: «Io sono». Giuda, che lo tradiva, era anch’egli là con loro. 6 Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra. 7 Egli dunque domandò loro di nuovo: «Chi cercate?» Essi dissero: «Gesù il Nazareno». 8 Gesù rispose: «Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi». 9 E ciò affinché si adempisse la parola che egli aveva detta: «Di quelli che tu mi hai dati, non ne ho perduto nessuno». 10 Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la prese e colpì il servo del sommo sacerdote, recidendogli l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 11 Ma Gesù disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero; non berrò forse il calice che il Padre mi ha dato?»”

In questi versetti vediamo due atteggiamenti opposti: da un lato vediamo Pietro che cerca a modo suo di difendere il maestro, utilizzando le sue risorse per risolvere una situazione spiacevole. Gesù aveva preannunciato che sarebbe stato tradito e ucciso, ma Pietro probabilmente non accetta questo e non riesce nemmeno a comprendere totalmente le parole del suo maestro. Nonostante Gesù ha nuovamente dimostrato la sua divinità (Vr.5), rispondendo positivamente alla richiesta se lui fosse o meno Gesù il Nazareno, utilizzando le parole “Io Sono” e facendo cadere gli uomini a terra, Pietro si affida alle sue risorse per risolvere il problema. Gesù al contrario di Pietro, completamente consapevole di ciò che stava accadendo, non solo accetta le circostanze ma le sue parole nell’ultimo versetto mostrano proprio l’illogicità dell’azione di Pietro, quasi come un tentativo di contrastare la volontà del Padre. La vita, il tradimento, la sofferenza, la morte di Gesù sono tutti tasselli di un piano ordinato prima della fondazione del mondo, per la salvezza dell’uomo.

Che abissale differenza tra noi e Gesù… noi cerchiamo di evitare le circostanze spiacevoli in tutti i modi, pur dichiarando spesso di credere in un Dio sovrano su ogni cosa. Ci lamentiamo quando qualcosa va storto e piuttosto che dipendere da Dio spesso cerchiamo le nostre vie di uscita, come Pietro quando ha voluto a modo suo difendere il suo maestro. Gesù è chiaro al versetto 11… Egli è venuto per questo motivo e non avrebbe cambiato il suo piano, avrebbe obbedito alla volontà perfetta del Padre.

Cristo che avrebbe potuto sottrarsi a tali atrocità, ha vissuto quei momenti consapevole di ogni dettaglio della sofferenza che avrebbe patito ingiustamente… noi invece spesso ci lamentiamo delle più insignificanti cose. Chiediamo al Signore di insegnarci a fidarci della sua volontà; quando riusciremo a fidarci realmente di lui in una circostanza difficile, non illudiamoci di essere migliori di altri o meritevoli di un contraccambio, ricordiamo piuttosto che Dio ci sta modellando per la sua Gloria.

Fabio Galasso

I cristiani all’interno della storia

I cristiani all’interno della storia

Salmo 8

1 Al direttore del coro. Sulla ghittea. Salmo di Davide. O SIGNORE, Signore nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra! Tu hai posto la tua maestà nei cieli. 2 Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto una forza, a causa dei tuoi nemici, per ridurre al silenzio l’avversario e il vendicatore. 3 Quand’io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, 4 che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell’uomo perché te ne prenda cura? 5 Eppure tu l’hai fatto solo di poco inferiore a Dio, e l’hai coronato di gloria e d’onore. 6 Tu lo hai fatto dominare sulle opere delle tue mani, hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi: 7 pecore e buoi tutti quanti e anche le bestie selvatiche della campagna; 8 gli uccelli del cielo e i pesci del mare, tutto quel che percorre i sentieri dei mari. 9 O SIGNORE, Signore nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra!”

E’ indubbio che viviamo un momento storico di svolte epocali : un nuovo e veloce modo di comunicare e la globalizzazione hanno reso il mondo più piccolo ma anche più fragile, ci sono tante notizie ma molte sono false, lo squilibrio fra ricchezza e povertà è più evidente e chi sta peggio vuole andare dove si sta meglio, gli auspici di un mondo unito e migliore sembrano messi in discussione dagli egoismi dei singoli stati, l’Europa non è più la “civile” colonizzatrice dei popoli “primitivi” ma è spaventata da un processo che lei stessa ha innestato.

In mezzo a questi eventi è bene che come cristiani ci chiediamo come vederli , leggerli e sopratutto come rapportarci con coloro, altri esseri umani come noi, che li vivono in prima persona, forse non abbiamo gli strumenti per modificare le politiche ma siamo obbligati a vivere con chi vive il disagio.

E’ bene soffermarci a riflettere e a cercare una risposta biblica alle domande del versetto 4 : chi siamo veramente, qual è il nostro posto in un universo dove siamo stati collocati, qual è il valore della vita umana nostra e altrui.

A questi quesiti si possono dare due tipi di risposta, una risposta “laica” ed una cristiana, una esamina l’uomo in rapporto a se stesso, l’altra va al di la dell’uomo e cerca la risposta in Dio.

La risposta laica deve poi definire cos’è il valore che determina “l’umanità”, dell’essere umano, e lo può fare ammettendo la relatività delle risposte.

Per la risposta cristiana il valore fondamentale è il fatto che l’essere umano è creatura di Dio,quindi il Creatore è il garante, e ha creato gli esseri umani, uomini e donne, a Sua immagine e somiglianza.

Davanti alle sfide del nostro tempo è bene andare a fondo dei problemi senza accontentarci di facili slogan siamo uniti agli altri dalla nostra tendenza al peccato, abbiamo tutti la medesima dignità, abbiamo tutti il diritto al rispetto, siamo tutti creati a immagine e somiglianza del nostro creatore.

Oltre a questo il nostro Creatore vuole essere il nostro Salvatore in Cristo e così lavorare le vite per renderle sempre più simili al Figlio, Colui che è il vero prototipo dell’uomo in armonia con Dio e con il prossimo.

Angelo Gianoli