Riflessioni – EvangeliciAbbiategrasso

Category: Riflessioni

Una dura riprensione

Una dura riprensione

2 Samuele 24:1-4 Davide è un re; come ogni re ha dei nemici che minacciano costantemente il proprio regno: le sue terre, il suo popolo, le sue ricchezze, la sua famiglia, la sua vita. Era una cosa normale indire un censimento per poter valutare le proprie forze militari; tuttavia questo non solo non era stato autorizzato da Dio ma, addirittura, ne aveva suscitato il biasimo.
Perché Davide si mise in cuore di fare un censimento così impegnativo? Qual’era lo scopo reale? Era volto: 1) a gratificare l’orgoglio, davanti ad un’imponente forza militare; 2) a sostenere la grande fiducia che riponeva nel suo esercito 3) a placare l’ansia che ogni possibile minaccia poteva suscitargli
2 Samuele 24:9 Davide aveva avuto la sua risposta: 1.300.000 soldati!!
2 Samuele 24:10 Ovviamente, ciò andava a discapito della propria relazione con Dio; era Suo infatti il merito delle vittorie di Davide, Lui doveva essere il centro di ogni sua speranza e fiducia nel confronto con ogni tipo di difficoltà: interna, esterna o causata da eventi naturali Davide lo comprende autonomamente prima della disciplina, questo ci fa capire che lo Spirito Santo aveva libertà di agire nel cuore del re.
2 Samuele 24:11-15 Dio applica la sua disciplina e punisce sia il re che il popolo concui è adirato (vr.1); in soli 3 giorni, mostra come la forza e le risorse umane siano nulla davanti a Lui.
2 Samuele 24:18, 25 Mediante il pentimento del re e l’offerta di sacrifici Dio si mostra nuovamente compassionevole e fedele nei confronti del popolo con cui ha fatto un patto d’amore.
Davide amava il Signore come lo amiamo noi, ma come noi non era immune da orgoglio ed ansia. Il pane ed il vino sono i simboli che ogni domenica ci ricordano che Cristo è la sola risorsa in cui dobbiamo riporre la nostra fiducia; se, davanti ai pericoli che minacciano la nostra vita, confidiamo soprattutto nelle nostre risorse economiche, nel lavoro, nelle conoscenze non solo disonoriamo il nostro Dio, ma potremmo subire anche un giusto castigo paterno.
Patrick Galasso
Teoria e pratica

Teoria e pratica

Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati.” (Romani 8:-28-30)
Questi versetti sono di una profondità incredibile. Sono versetti che spesso vengono commentati predicati, di grande ricchezza teologica. Ma anche di una praticità incredibile. L’apostolo Paolo mostra un Dio sovrano, un Dio che ha un progetto di salvezza e lo attua in varie fasi; Dio è l’autore e a Lui va il merito per la salvezza. L’uomo è solo beneficiario in quanto non c’è merito, non c’è vanto. Coloro che amano Dio non sono migliori di altri, ma beneficiari del suo amore che ha cambiato il loro cuore.
Io amo la teologia, la profondità della Scrittura ma… se non la metto in pratica nella quotidianità, a che serve? Cosa serve imparare versetti a memoria, leggere libri su svariati argomenti, conoscere frasi di predicatori… se poi nella quotidianità non applico queste cose? Lo zelo senza conoscenza è sbagliato, ma anche una conoscenza non applicata. Qual’è l’aspetto pratico di questi versetti?
Paolo mostra come tutte le cose cooperano, collaborano al bene di coloro che amano Dio. Tutte! Se rimango stupito davanti ad un Dio che ha il pieno controllo sulla storia e sulla salvezza, un Dio onnipotente ed onniscente… perché spesso non credo che tutte le cose, anche quelle spiacevoli, quelle che stravolgono la mia quotidianità, i miei progetti, quelle che non vorrei mai che accadessero, quelle che mi alterano e mi fanno disperare ed irritare non le vedo come bene per me? Spesso davanti ad una circostanza difficile ripeto queste cose a me stesso, ma l’ansia non si calma, la paura è sempre li e spesso prendo decisioni che so Dio non approva, perchè? Perché in quei momenti, non mi fido di Dio. Il problema non sono le circostanze, perché tutto coopera al bene… il problema sono io, senza di Lui sono debole e fragile. Quando cerco la mia soluzione ai problemi inevitabilmente mi consumo, perché non sono fatto per essere autonomo ma dipendente da Dio.
Dio utilizza le circostanze per cambiare il cuore dei Suoi figli e renderli sempre più simili all’immagine di Cristo; per Dio questo è l’importante. Dio non è sadico, non gode nella sofferenza dei suoi figli, ma conosce ciò che è il meglio per noi, siamo noi che abbiamo un’idea differente. Per noi felicità è ricerca di benessere, per Dio è ricerca dell’immagine di Cristo; spesso benessere e crescita spirituale fanno parte del piano di Dio, però spesso sono all’esatto opposto ed è li che siamo chiamati a fidarci. Spesso non capiamo perché Dio muove le situazioni in un certo modo, spesso non lo accettiamo, spesso questo ci fa arrabbiare, ma siamo noi il problema non Dio. Dobbiamo fidarci, chiedere perdono per la nostra ribellione e tornare a Lui… poi ricadremo davanti ad un’altra circostanza difficile, ci ribelleremo, ci pentiremo e torneremo a Lui… Dio non ci ama in proporzione alla nostra obbedienza, ma per l’obbedienza di Cristo! Dobbiamo però desiderare di cuore di fidarci un pochino di più di Lui ogni giorno; non illudiamoci di fare grandi stravolgimenti, quella è solo emotività che porta poi a frustrazione perché è un nostro modo di risolvere i problemi. Parafrasando le parole di un predicatore… oggi non essere più quelli di ieri, ma consapevoli che non possiamo essere ancora ciò che saremo domani.
Fabio Galasso
La quiete prima della tempesta

La quiete prima della tempesta

Immagina di trovarti in una situazione in cui, nonostante tutto ciò che ti circondi sia caratterizzato dalla quiete, vieni avvisato da vari notiziari di una imminente catastrofe; quale sarebbe il tuo stato d’animo? Quasi sicuramente vi trasparirebbero ansia, paura ed angoscia.
Anche il profeta Isaia scrisse a persone che si sarebbero trovate ben presto in una situazione simile. Anticipando l’invasione degli Assiri e la deportazione degli Israeliti infedeli, profetizzò anche del giudizio che si sarebbe successivamente riversato sugli Assiri stessi, con la finalità di ricordare al proprio popolo che non tutti necessariamente avrebbero sperimentato i medesimi atteggiamenti o gli stati d’animo davanti ai giudizi divini. Vi sarebbe stata infatti una grande differenza tra i falsi professanti in Israele e coloro che realmente avrebbero continuato a riporre la propria speranza e fiducia in Dio.
Isaia 33:14-16 I peccatori sono presi da spavento in Sion, un tremito si è impadronito degli empi. «Chi di noi potrà resistere al fuoco divorante? Chi di noi potrà resistere alle fiamme eterne?» 15 Colui che cammina per le vie della giustizia, e parla rettamente; colui che disprezza i guadagni estorti, che scuote le mani per non accettare regali, che si tura gli orecchi per non udir parlare di sangue e chiude gli occhi per non vedere il male. 16 Egli abiterà in luoghi elevati, le rocche fortificate saranno il suo rifugio; il suo pane gli sarà dato, la sua acqua gli sarà assicurata.
Chi, secondo il profeta, sarebbe stato protetto dall’ira divina che avrebbe colpito prima Israele e poi la stessa Assiria? Chi avrebbe potuto coltivare un atteggiamento speranzoso e fiducioso nonostante la difficoltà nella quale si sarebbe, ben presto, trovato coinvolto? Colui che avrebbe continuato ad agire per fede, che avrebbe proseguito a fare le scelte che Dio avrebbe approvato; in altre parole, che non si sarebbe adeguato alla mentalità di chi lo circondava in quel momento e non avrebbe cercato di “cavarsela” con mezzi più o meno discutibili. L’israelita fedele avrebbe sicuramente attraversato un momento buio sotto l’oppressione nemica, tuttavia, il suo Dio gli avrebbe sempre assicurato cura e protezione.
Questi pochi versetti ci ricordano 2 verità importanti:
1° Dio non agisce sempre come noi vorremmo: a volte permette che i Suoi figli fedeli siano esposti a circostanze difficili dal punto di vista fisico, emotivo o finanziario; eppure, anche in quei momenti la situazione non sfugge al Suo controllo. Infatti, metterci sotto pressione fino al punto di disperare delle nostre risorse al fine di alimentare la fiducia in Lui è una delle strategie usate per santificarci.
2° Dio mantiene sempre le Sue promesse: sa che abbiamo costantemente bisogno di sicurezza, protezione, cibo, vestiti e moltissime altre cose; pertanto, come Ha provveduto in passato lo farà sicuramente in futuro.
Essendo sia sovrano che costantemente fedele con te, non merita la tua diffidenza; chiediti pertanto se la relazione che hai instaurato con Lui è caratterizzata da una profonda fiducia oppure da dubbi e relativi compromessi.
Patrick Galasso
Semplici pensieri

Semplici pensieri

Ogni domenica mattina, mediante i simboli del pane e del vino, ricordiamo che Gesù ha offerto la Sua vita per la nostra salvezza; ma quanto riusciamo a comprendere dell’amore di Cristo per noi?
La consapevolezza che:
1. ha perdonato i nostri peccati per sempre;
2. ci ha immeritatamente imputato una giustizia non nostra;
3. ci sta lentamente trasformando a Sua immagine modificando scopi e reazioni, valori ed obiettivi del nostro cuore;
4. veglia su di noi, impedendo che le tentazioni siano troppo grandi e che i nostri nemici non ci sferrino attacchi troppo imponenti;
5. intercede per noi, quando stoltamente cediamo alle lusinghe del peccato;
6. ci ha assicurato di aver preparato un posto nel cielo per noi e che trasformerà i nostri corpi per poterci vivere …
ha un impatto sulle scelte pratiche della nostra quotidianità?
Ci costringe: colui che dice di amare ma che non mostra nessun atto di amore concreto è, nella migliore delle ipotesi, un sognatore che si rifugia nelle proprie illusioni per non affrontare la realtà; nella peggiore, un ipocrita incallito.
Chi apprezzerebbe un simile amore? Forse un’adolescente, che non ha ancora compreso la necessità di mostrare, con atti concreti, la sostanza di quanto sognato o superficialmente promesso alla persona amata; eppure, spesso è proprio ciò che offriamo a Gesù.
L’amore che abbiamo apprezzato da Cristo, quello che ci ha fatto scegliere Lui rispetto a tanti altri presunti “salvatori” è stato caratterizzato dalla Sua rinuncia, la Sua generosità, il Suo altruismo; Colui che ci ha offerto un amore simile non si aspetta nulla di meno da coloro che affermano di amarlo.
Che questi semplici pensieri ci offrano nuovi stimoli per mostrare coraggio e spirito sacrificio nel servirlo, costanza nel contrastare il nostro peccato e determinazione di resistere alle tentazioni che ci allettano.
Patrick Galasso
Il Dio inafferrabile

Il Dio inafferrabile

Isaia 45:14-19 (pag.715)
14 Così parla il SIGNORE:«Il frutto delle fatiche dell’Egitto e del traffico dell’Etiopia e dei Sabei dalla grande statura passerà a te, e ti apparterrà; quei popoli cammineranno dietro a te, passeranno incatenati, si prostreranno davanti a te, e ti supplicheranno dicendo: “Certo Dio è in mezzo a te, e non ce n’è alcun altro; non c’è altro Dio”». 15 In verità tu sei un Dio che ti nascondi, o Dio d’Israele, o Salvatore! 16 Saranno svergognati, sì, tutti quanti delusi; se ne andranno tutti assieme coperti di vergogna i fabbricanti d’idoli; 17 ma Israele sarà salvato dal SIGNORE mediante una salvezza eterna; voi non sarete svergognati né delusi, mai più in eterno. 18 Infatti così parla il SIGNORE che ha creato i cieli, il Dio che ha formato la terra, l’ha fatta, l’ha stabilita, non l’ha creata perché rimanesse deserta, ma l’ha formata perché fosse abitata: «Io sono il SIGNORE e non ce n’è alcun altro. 19 Io non ho parlato in segreto in qualche luogo tenebroso della terra; io non ho detto alla discendenza di Giacobbe:”Cercatemi invano! Io,ilSIGNORE, parlo con giustizia, dichiaro le cose che sono rette.
Il Dio dei cristiani è un Dio ingestibile, umanamente inafferrabile e non catalogabile, un Dio che si “nasconde”v 15 ma che al medesimo tempo “parla” vv.18-19; si rivela come unico v.14/16 contrapponendosi agli idoli; crea v 18.
Il nostro Dio “nasconde” la Sua faccia e abita una “luce inaccessibile”, un Dio che rivela se stesso ma al tempo stesso continua ad essere Dio “autosufficiente” e noi creature dipendenti.
Quando Mosè chiede di vedere la Sua faccia la Sua risposta è questa:
20 Disse ancora: «Tu non puoi vedere il mio volto, perché l’uomo non può vedermi e vivere». 21 E il SIGNORE disse: «Ecco qui un luogo vicino a me; tu starai su quel masso; 22 mentre passerà la mia gloria, io ti metterò in una buca del masso, e ti coprirò con la mia mano finché io sia passato; 23 poi ritirerò la mano e mi vedrai da dietro; ma il mio volto non si può vedere». (Esodo 33:21-23).
5 Il SIGNORE discese nella nuvola, si fermò con lui e proclamò il nome del SIGNORE. 6 Il SIGNORE passò davanti a lui, e gridò: «Il SIGNORE! il SIGNORE! il Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira, ricco in bontà e fedeltà, 7 che conserva la sua bontà fino alla millesima generazione, che perdona l’iniquità, la trasgressione e il peccato ma non terrà il colpevole per innocente; che punisce l’iniquità dei padri sopra i figli e sopra i figli dei figli, fino alla terza e alla quarta generazione!» (Esodo 34:5-7).
Dio rivela se stesso nei suoi caratteri e non per la soddisfazione delle nostre curiosità, non è come gli idoli, mantiene la Sua alterità e non si compromette, pur di avere udienza dall’uomo, con i suoi “desideri religiosi”.
Angelo Gianoli
Realtà o realtà percepita?

Realtà o realtà percepita?

Geremia 17:5-10: Così parla il SIGNORE: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo e fa della carne il suo braccio,e il cui cuore si allontana dal SIGNORE! 6 Egli è come una tamerice nel deserto: quando giunge il bene, egli non lo vede; abita in luoghi aridi, nel deserto, in terra salata, senza abitanti. 7 Benedetto l’uomo che confida nel SIGNORE, e la cui fiducia è il SIGNORE! 8 Egli è come un albero piantato vicino all’acqua, che distende le sue radici lungo il fiume; non si accorge quando viene la calura e il suo fogliame rimane verde; nell’anno della siccità non è in affanno e non cessa di portare frutto». 9 Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa, e insanabilmente maligno; chi potrà conoscerlo? 10 «Io, il SIGNORE, che investigo il cuore, che metto alla prova le reni, per retribuire ciascuno secondo le sue vie, secondo il frutto delle sue azioni».

Quando la Bibbia parla di cuore parla della sorgente dei nostri sentimenti; in questo caso ne parla in modo poco lusinghiero.

Potremmo chiederci se questa valutazione sia eccessiva o corrisponda alla realtà.

La nostra fragilità di “creature decadute” coinvolge tutto il nostro essere, materiale, emotivo e volitivo, anche la nostra valutazione della realtà, il pericolo dell’ “auto-inganno” è costantemente presente.

Come leggiamo la realtà, quali sono i criteri che ci devono guidare nel valutare noi stessi e il mondo che ci circonda e interagire con il nostro prossimo?

Cos’è la realtà? Cerchiamo di definirla.

Realtà : Carattere di ciò che esiste effettivamente. L’insieme di ciò che esiste realmente e concretamente .

Sentiamo parlare spesso di “realtà percepita” come se fosse un altro tipo di realtà ma questa tipologia è una distorsione della realtà perché basata sulla sensazione che nasce da un cuore “malvagio e ingannevole”.

Realtà percepita : Differenza fra “come stanno” le cose e come “si crede” o si “ha la sensazione” che stiano.

Quando leggiamo la vita nel suo insieme, semplifichiamo le cose o cerchiamo, nel limite del possibile, di chiederci il “perché” delle cose, cerchiamo di capire la realtà oppure ci accontentiamo di percepirla?

Dio, creatore della realtà, la Sua Parola scritta e incarnata sono il criterio ultimo che il cristiano ha per valutare se stesso e il mondo che ci circonda .

La vita realisticamente cristiana deve ruotare intorno ai due pilastri della volontà di Dio espressa nei due comandamenti di “amare Dio e il prossimo”.

Angelo Gianoli

Un destino differente

Un destino differente

Il termine “camminare” è spesso utilizzato come sinonimo per indicare le scelte di vita di una persona; infatti, quando affermiamo che una determinata persona deve imparare a “camminare con le proprie gambe” non intendiamo realmente dire che, fino a quel momento, si è fatto fisicamente trasportare da qualcun altro, ma che deve imparare a fare delle scelte in modo autonomo ed assumersene le conseguenze.
Genesi 5:21-24Enok visse sessantacinque anni e generò Methuselah. 22 Dopo aver generato Methuselah, Enok camminò con DIO trecento anni e generò figli e figlie. 23 Così tutto il tempo che Enok visse fu di trecentosessantacinque anni. 24 Or Enok camminò con DIO; poi non fu più trovato, perché DIO lo prese.
In questo capitolo del primo libro della Bibbia vengono nominate 10 famiglie distinte che collegano Adamo con Noè. Le 2 espressioni ricorrenti che lo caratterizzano sono: “generò figli e figlie” e “poi morì”; questo ad indicare che quanto Dio aveva affermato ad Adamo si era completamente adempiuto: sia in merito alla fecondità, con la finalità di riempire la terra con altre persone fatte a Sua immagine, sia in merito alla morte, come conseguenza della disobbedienza del nostro capostipite al proprio Creatore. Ma con la nascita di Enoc si inserisce un cambiamento rispetto alla ineluttabile sequela della morte; infatti, poiché la sua vita fu differente rispetto aquella di tutti i suoi contemporanei e predecessori, non lasciò il mondo nel loro stesso modo. Lui fu il primo a provare l’esperienza di essere trasportato vivo alla presenza di Dio senza passare dalla morte,esperienza poi condivisa unicamente dal profeta Elia fra tutta la storia dell’umanità; Dio lo fece al fine di dimostrare che Lui solo poteva vincere ciò che caratterizzava l’emblema della sconfitta dell’uomo, ossia la morte stessa.
Ebrei 11:5Per fede Enok fu trasferito in cielo perché non vedesse la morte, e non fu più trovato perché Dio lo aveva trasferito; prima infatti di essere portato via, egli ricevette la testimonianza che era piaciuto a Dio.
Tale privilegio fu conseguenza del suo stile di vita, completamente differente rispetto a quello dei suoi predecessori; infatti, “camminare” implica un’azione costante e non sporadica e comporta il progredire, il maturare, il crescere; in altre parole, significa vivere quotidianamente impostando la direzione delle proprie scelte di vita e progredendo nella trasformazione della propria personalità in virtù della fede. Pertanto, poiché non è possibile “camminare” con qualcuno se prima non si è d’accordo sulla destinazione di arrivo, possiamo essere certi che non visse come gli altri uomini, per sé stesso ed unicamente in accordo con la propria visione della vita, ma lo fece preoccupandosi di comprendere cosa Dio si aspettasse da Lui. In altre parole, era un uomo che non si limitò ad avere un rapporto superficiale con Dio, ma si riconciliò con Lui.
Camminare con Dio, ossia parlare con Lui tramite la preghiera e fare la Sua volontà mediante l’obbedienza fiduciosa, deve essere anche una nostra prerogativa, poiché essere riconciliati con Dio sulla terra significa instaurare una relazione con Lui per l’eternità.
Stai camminando con Dio? La tua vita è differente da quella di chi ti circonda?
Patrick Galasso
La solidità dell’opera di Dio

La solidità dell’opera di Dio

Giovanni 17: 1-5

1 Gesù disse queste cose; poi, alzati gli occhi al cielo, disse: «Padre, l’ora è venuta; glorifica tuo Figlio, affinché il Figlio glorifichi te, 2 giacché gli hai dato autorità su ogni carne, perché egli dia vita eterna a tutti quelli che tu gli hai dati. 3 Questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo. 4 Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l’opera che tu mi hai data da fare. 5 Ora, o Padre, glorificami tu presso di te della gloria che avevo presso di te prima che il mondo esistesse.

La definizione che Gesù da della vita eterna è all’interno di una serie di affermazioni che la rendono certa e stabile, basata su relazioni divine.

Innanzi tutto Gesù definisce la “vita eterna” una relazione profonda, conoscere non vuol dire avere una nozione solo a livello intellettuale ma realizzare una relazione. (17:20-21: Non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola: che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.).

La “vita eterna” è quindi basata su una relazione/conoscenza e non solo sull’esistenza di una divinità qualsiasi ma sul Dio che ha mandato Gesù Cristo, escludendo ogni forma di fraintendimento e riaffermando l’esclusivismo del cristianesimo.

La sua reale certezza e stabilità non è basata sulla capacità umana di creare e mantenere tale relazione ma sull’impegno Padre/Figlio di portare a compimento l’opera.

V.1 La gloria del Padre contribuisce a quella del Figlio,

V.2 il Figlio ha tutta l’autorevolezza divina per dare “vita eterna”, coloro che la ricevono sono un dono del Padre al Figlio,

V. 4 l’opera della croce è conclusa, sufficiente e ha messo in evidenza l’amore e la grazia del Padre per gli uomini,

V. 5 la realtà, la sufficienza e l’efficacia di quest’opera sono suggellate dal ritorno del Figlio nella dimensione eterna.

Basandoci sulla solidità dell’opera della croce possiamo essere certi che , al di la del nostro sentire o fare, l’opera divina è stabile perché basata su un impegno divino di amore reciproco Padre/Figlio, un amore che si esprime nell’opera della croce a pro di creature sempre comunque incapaci e immeritevoli.

Angelo Gianoli

La mietitura … dopo 5 anni di semina

La mietitura … dopo 5 anni di semina

Ci siamo quasi. Per migliaia di ragazzi, dopo aver studiato con impegno per 5 anni consecutivi, è finalmente arrivato l’agognato esame di maturità. Ci si aspetta che chi si è impegnato con costanza e tenacia, in tutto il percorso scolastico,ottenga il diploma con un punteggio congruo, elevato; al contrario, che chi per 5 anni ha fatto il minimo indispensabile per essere promosso esca con la sufficienza. Ma questa regola non scritta non è sempre rispettata. Infatti, ci saranno molti ragazzi che, presi dal panico, faranno un pessimo esame ed otterranno una valutazione definitiva mediocre ed altri, più spavaldi ed intraprendenti, che copiando negli scritti e mostrandosi sicuri di sé alla commissione d’esame riusciranno ad ottenere un risultato ben al di sopra di quanto meriterebbero.
Questo non deve sorprenderci affatto; infatti, viviamo in un’epoca in cui, mai come prima, si desidera ottenere un risultato immediato e senza troppo sforzo. Ma cosa nasconde questo pensiero? Da cosa nasce questa errata mentalità?Una delle motivazioni trainanti è la tendenza a vedere la propria vita come un insieme di attimi scollegati uno dall’altro; singole scelte che recano sì dei benefici o delle conseguenze negative, ma che non hanno niente a che fare con le scelte successive. Non si vede la vita come un percorso unitario ma come un insieme di singole tappe, ermeticamente isolate le une dalle altre.Lo dimostra il fatto che, sempre più spesso, la bontà o meno di una scelta viene valutata unicamente dal suo risultato immediato; se non ci sono conseguenze immediate, il fatto in sé non ha molta rilevanza.
Tornando al nostro esempio iniziale, il diploma viene visto come un evento a sé e non come parte integrande del proprio percorso di formazione individuale.Eppure, questo è un grande inganno, perché ogni singola scelta finisce per formare uno stile di vita e lo stile di vita costituisce la strada su cui ci si incammina; una strada che porta in una delle 2 direzioni citate da questo versetto.
Proverbi 18:12Prima della rovina, il cuore dell’uomo s’innalza, ma l’umiltà precede la gloria.
Nessuno vorrebbe finire in rovina, eppure,fare scelte superbe significa intraprendere la strada dell’orgoglio e dell’arroganza, ovvero incamminarsiproprio verso tale direzione; d’altro canto, se non vogliamo che la nostra vita sia spesa inutilmente occorre camminare attraverso un sentiero di umiltà.Queste scelte di vita non “pagano” immediatamente ma, se fatte in nome Suo, danno la certezza dell’approvazione divina; inoltre, sono la dimostrazione che si sta intraprendendo un percorso di formazione individuale, perché non si raggiungono la pace del cuore e la certezza del perdono senza incamminarsi quotidianamente lungo il sentiero del pentimento e non si entra nel regno eterno senza incamminarsi nel sentiero della perseveranza.
Filippesi 2:5-11Abbiate in voi lo stesso sentimento che è stato anche in Cristo Gesù, il quale, pur essendo in forma di Dio, non considerò l’essere uguale a Dio qualcosa a cui aggrapparsi gelosamente, ma svuotò se stesso, prendendo forma di servo, divenendo simile agli uomini; trovato esteriormente come un uomo, umiliò se stesso, facendosi ubbidiente fino alla morte, e alla morte di croce. Perciò Dio lo ha sovranamente innalzato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni nome, affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra, e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre.
Le parole dell’apostolo Paolo ci ricordano che questo principio è valido per tutti, nessuno escluso; infatti, anche Gesù non ha fatto eccezione, perché prima della corona gloriosa ne ha indossata una di spine, prima della resurrezione ha dovuto affrontare la morte e prima della liberazione di tutti i prigionieri del peccato ha dovuto pagare il debito di ciascuno di loro.
Le tue scelte quotidiane non rappresentano unicamente delle singole tappe, ma costituiscono il percorso che caratterizza l’impostazione della tua vita ed il traguardo finale che raggiungerai con essa. Per quale sentiero ti stai incamminando?
Patrick Galasso
Tre aspetti essenziali nella vita del cristiano.

Tre aspetti essenziali nella vita del cristiano.

Nell’epistola di Paolo agli Efesini ci sono tre termini che possono riassumere i tratti fondamentali della vita e dell’esperienza del cristiano:

1) Efesini 2:6 .. ci ha risuscitati con lui e con lui ci ha fatti sedere nel cielo in Cristo Gesù

2) Efesini5: 2, …camminate nell’amore come anche Cristo vi ha amati

3) Efesini6: 12 ….il nostro combattimento infatti non è contro sangue e carne

1) Seduti, la realtà della vita cristiana è basata sull’opera compiuta e completa di Dio in Cristo. I versetti 1-4 del capitolo 2 descrivono lo stato dei noi, esseri umani decaduti : morti, colpevoli, peccatori, ribelli,…per natura soggetti all’ira di Dio.

La risposta di Dio a questo stato è la persona e l’opera di Gesù Cristo, un’opera unica , completa, sufficiente e conclusa, il termine “seduti” conferma la stabilità dell’opera e da il senso del riposo.

Possiamo riposare su un’opera sufficiente compiuta per noi e in noi dal Signore Gesù, dobbiamo solo fidarci che sia realmente così.

2) Passiamo così al secondo aspetto, “camminare”, cioè vivere in pratica quella relazione, stabilita e resa stabile dall’opera di Dio in noi e per noi. Interessante notare il versetto 10 “Esaminando che cosa sia gradito al Signore,” una sfida impegnativa, vuol dire che una vita contrassegnata dall’obbedienza non mi verrà naturale, come alcuni immaginano, ma sarà frutto di valutazionì e di scelte volute, una obbedienza responsabile, che tiene conto dell’impegno e che ha un prezzo.

Visto che siamo chiamati a “esaminare” e scegliere abbiamo anche la possibilità di dire di no alle direttive dello Spirito Santo, l’Adamo che è in noi vuole rifare quotidianamente l’esperienza dell’Eden “sarete come Dio”.

3) Subentra qui il terzo aspetto della vita del cristiano, per dire SI a Dio e No a Satana, dobbiamo combattere e resistere.

Il cristiano ha tre nemici che sono come tre cerchi concentrici, dal più vicino al più periferico, il più vicino ce lo portiamo sempre con noi, il nostro “IO” in Adamo, il secondo i valori di una società ribelle, il terzo Satana stesso che gioca con tutti e tre nel tentarci, nell’illuderci e nel deluderci dopo che siamo caduti, davanti a questa sfida siamo chiamati a fidarci dell’opera completa e definitiva di Dio, chiederci quali sono le scelte che Dio gradisce, combattere usando e contando sulle armi spirituali che Dio ci propone.

Angelo Gianoli