Category: Riflessioni

Come convivere con le nostre paure

Come convivere con le nostre paure

1^ Giovanni 4: 15-21
15 Chi riconosce pubblicamente che Gesù è il Figlio di Dio, Dio rimane in lui ed egli in Dio. 16 Noi abbiamo conosciuto l’amore che Dio ha per noi, e vi abbiamo creduto. Dio è amore; e chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui. 17 In questo l’amore è reso perfetto in noi: che nel giorno del giudizio abbiamo fiducia, perché qual egli è, tali siamo anche noi in questo mondo. 18 Nell’amore non c’è paura; anzi, l’amore perfetto caccia via la paura, perché chi ha paura teme un castigo. Quindi chi ha paura non è perfetto nell’amore. 19 Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo. 20 Se uno dice: «Io amo Dio», ma odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha visto, non può amare Dio che non ha visto 21 Questo è il comandamento che abbiamo ricevuto da lui: che chi ama Dio ami anche suo fratello.
La paura è un sentimento che può bloccarci, per paura non facciamo alcune cose che possono esserci dannose, oppure bloccarci dal fare alcune cose buone, non sappiamo se gli effetti di una nostra azione saranno un danno o un beneficio.
La paura è un sintomo di un ragionamento che la precede, è il sintomo di un problema, come la febbre è il sintomo dell’influenza come la luce rossa sul cruscotto della macchina indica un guasto al motore, il problema non è nella luce accesa ma nel motore.
Ci sono paure patologiche, immotivate, ma ci sono paure razionali e ben precise per motivi precisi e veri.
Abbiamo detto che la paura è ormai parte integrante del nostro “essere umani”, chi dice di non avere paura si mette al di sotto dell’umano e non si conosce.
V. 18 abbiamo paura perché realizziamo di essere inadeguati nei confronti del Dio che ci ha creati davanti al quale siamo responsabili delle nostre azioni, ma sappiamo anche di essere inadeguati nei confronti del nostro prossimo; abbiamo paura del giusto giudizio di Dio e abbiamo paura dell’opinione degli altri.
VV. 9-10,19 ci ricordano come Dio ha risolto il problema della Sua giusta condanna nei nostri confronti, è intervenuto pagando di persona il debito che avevamo con Lui, Cristo con il Suo amore perfetto si è sottoposto al “castigo” di Dio e così, in proporzione della fiducia che abbiamo in questa opera possiamo gestire le nostre paure.
VV. 20-21 viviamo quotidianamente questa vittoria, che non è definitiva, amando gli altri con le stesse modalità con le quali Dio ha amato noi, non un amore sentimentale che cerca l’amabilità negli altri ma che ama servendo senza avere aspettative eccessive verso gli altri, aspettative che non abbiamo neanche per noi stessi.
La vittoria sulla paura passa per l’amore di Dio in noi e si riversa attraverso noi sul nostro prossimo non attraverso le banalità ma attraverso la verità e la realtà.
Angelo Gianoli
Una notizia relativamente straordinaria

Una notizia relativamente straordinaria

Vi sono molte cose che possiedono un valore intrinseco, a prescindere dalle situazioni e dalle circostanze nelle quali si vengono a trovare; ciò nonostante, il più delle volte saranno le situazioni e le circostanze stesse ad offuscarne oppure ad enfatizzarne il valore.
Cercherò di spiegare questo concetto mediante 3 semplici esempi.Supponiamo che 2 persone ricevano una notizia inaspettata e piacevole: hanno vinto 1 milione di euro alla lotteria nazionale; tuttavia, mentre il primo possiede già un patrimonio milionario, l’altro è un disoccupato. Chi dei 2 considererà mai tale somma come straordinaria? A chi cambierà realmente la vita?Supponiamo ora di trovarci davanti a 2 persone che hanno appena ricevuto la conferma di essere profondamente amate dal proprio coniuge; tuttavia, mentre la prima è amorevole e fedele, la seconda, prima di pentirsene profondamente, ha ripetutamente tradito il proprio consorte. Chi dei 2 considererà mai tale conferma come straordinaria? A chi cambierà realmente la vita?Supponiamo infine che 2 persone vengano informate circa un’eccezionale cura oncologica sperimentale; tuttavia, mentre la prima ha una salute eccellente, la seconda sta lottando da anni con una grave forma tumorale. Chi dei 2 considererà mai tale scoperta come straordinaria? A chi cambierà realmente la vita?
Questo principio è applicabile anche al messaggio del Vangelo; infatti, possiamo utilizzare i medesimi esempi sopra riportati perché esso parla di ricchezza, di amore e di guarigione.
2 Corinzi 8:9 Infatti voi conoscete la grazia del nostro Signore Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché, mediante la sua povertà, voi poteste diventare ricchi.
La ricchezza è riferita all’eternità ed alla preesistenza di Cristo; essendo Dio come il Padre, egli possiede le medesime Sue caratteristiche: sovranità, gloria, eternità, onore, maestà, ma ha volontariamente scelto di rinunciarvi incarnandosi e morendo su una croce come un malfattore comune. In virtù di tale impoverimento e sacrificio, tutti coloro che credono in Lui, oltre a beneficiare di salvezza e perdono, divengono partecipi della Sua gloria e maestà.
Romani 5:6-8 Infatti, mentre noi eravamo ancora senza forza, Cristo, a suo tempo, è morto per gli empi. 7 Difficilmente uno morirebbe per un giusto; ma forse per una persona buona qualcuno avrebbe il coraggio di morire; 8 Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi.
Dichiarandoci senza forza(lett. inermi), l’apostolo afferma che eravamo incapaci di fare alcunché di buono ed accettevole agli occhi divini in quanto empi, ossia privi di timore di Dio, irrispettosi, incuranti della Sua volontà. Egli ci ha pertanto amato non perché fossimo amabili, ma unicamente perché,essendo Esso stesso amore, ha scelto unilateralmente di farlo.
Luca 5:29-32 Levi gli preparò un grande banchetto in casa sua; e una gran folla di pubblicani e di altre persone erano a tavola con loro. 30 I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai discepoli di Gesù: «Perché mangiate e bevete con i pubblicani e i peccatori?» 31 Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, bensì i malati. 32 Io non sono venuto a chiamare dei giusti, ma dei peccatori a ravvedimento».
Condividere i pasti era un segno esteriore della relazione che Gesù desiderava instaurare con i peccatori; davanti all’indignazione della classe religiosa del Suo tempo, Egli rispose che coloro che si illudono di essere sani (giusti) non cercheranno mai una soluzione concreta al loro problema, rimanendo volontariamente lontani dal Solo che potrebbe definitivamente guarirli.
Quanto consideri straordinario quanto hai appena letto? Queste verità ti hanno cambiato la vita? Ciò avverrà unicamente se hai realizzato, oppure se realizzerai in futuro, di essere spiritualmente povero, immeritevole di amore e drasticamente malato, perché fintanto ti sentirai spiritualmente ricco, buono e sano Dio non avrà mai nulla da offrirti.
Patrick Galasso
Sentire non è ascoltare

Sentire non è ascoltare

Sicuramente siamo consapevoli dell’enorme differenza esistente tra sentire le parole pronunciate da qualcuno ed ascoltarle; la differenza è caratterizzata dall’atteggiamento del cuore, dal desiderio o meno di comprendere quanto l’altro interlocutore desidera comunicarci. Anche Israele era più propenso a sentire che ad ascoltare. Dopo circa 400 anni di schiavitù, Dio decise di liberare il proprio popolo dalle grinfie degli idolatri Egiziani; purtroppo, il loro cuore non fu altrettanto libero dall’idolatria, infatti, manifestando del continuo incredulità e ribellione, tutta quella generazione finì per peregrinare nel deserto per circa 40 anni, fino alla sua completa estinzione. Sentì quindi le parole di Dio, ma non le ascoltò con un cuore attento e ben disposto.
Deuteronomio 32:46-47«Prendete a cuore tutte le parole che oggi pronuncio solennemente davanti a voi. Le prescriverete ai vostri figli, affinché abbiano cura di mettere in pratica tutte le parole di questa legge. 47 Poiché questa non è una parola senza valore per voi: anzi, è la vostra vita; per questa parola prolungherete i vostri giorni nel paese del quale andate a prendere possesso, passando il Giordano».
A causa della loro apostasia, in contrasto con l’immutabilità di un Dio fedele che li aveva eletti ed aveva provveduto ad ogni loro necessità, furono condannati ad una vita inutile e fu impedito loro di raggiungere la finalità della propria liberazione: vivere da popolo santo in una terra benedetta.Mosè ricorda ai figli di quest’ultimi che l’obbedienza ai comandamenti divini, come conseguenza dell’ascolto di essi, era l’unico modo per potersi garantire una lunga e benedetta permanenza nella terra promessa; ricorda inoltre la necessità di tramandare ai loro stessi figli, nelle proprie case, tali verità, perché la Sua parola non doveva essere soltanto ascoltata, ma anche compresa e vissuta nella propria quotidianità.
Dio si aspetta anche da noi il medesimo atteggiamento, mentre ci parla tramite la Bibbia. Molti la leggono “sentendo” quanto ha da dire, ossia cercando in essa unicamente qualche racconto interessante ed istruttivo, qualche concetto edificante; oppure considerandola al pari di un libro di istruzioni da seguire alla lettera. Leggerla “ascoltando” invece significa considerarla autorevole; obbedire ad essa con un atteggiamento di fiducia, permettendole di rivelarci gli aspetti più intimi e profondi delle nostre motivazioni e della nostra stessa natura e di mostrarci alcuni dettagli della personalità di Colui che chiamiamo Dio. Ricorda: la differenza tra sentire ed ascoltare la Parola di Dio dipende sempre dall’atteggiamento del tuo cuore.
Patrick Galasso
Fidarsi in circostanze inaspettate

Fidarsi in circostanze inaspettate

Quante volte circostanze impreviste cambiano radicalmente il corso di una nostra giornata? Quante volte abbiamo dei progetti e questi vengono stravolti da un imprevisto, tanto che tutto quello che ci eravamo prefissati di realizzare ora non è più possibile portarlo avanti? Ebbene si… come dice un proverbio “l’uomo propone e Dio dispone”; siamo chiamati ad avere progetti e fare in modo che si realizzino, ma dobbiamo essere consapevoli che l’ultima parola spetta al Signore, perché siamo fragili e dipendenti dagli imprevisti. Ci fidiamo di Dio che sta permettendo questo?

(Giovanni 13) Siamo nell’ultima cena. Gesù e i suoi stanno mangiando ed Egli ha appena lavato i piedi ai suoi discepoli; Gesù è pienamente consapevole di ciò che gli sta per accadere. Infatti dichiara che uno di loro lo avrebbe tradito. Proviamo ad immaginarci la confusione che porta una tale rivelazione tra i suoi discepoli. Essi infatti parlano l’un l’altro e chiedono al maestro chi sia il colpevole e Gesù da loro degli indizi affinché loro possano capire, ma i discepoli non comprendono le sue parole. Infatti Gesù rivolgendosi a Giuda gli dice «Quel che fai, fallo presto» e dopo quella frase Giuda uscì per preparare il suo tradimento. I discepoli nonostante tutto non capiscono il motivo di quelle parole, ma le fraintendono pensando che Gesù lo sta mandando a comprare cibo per la Pasqua. Gesù non è un semplice uomo che subisce le circostanze, Lui in quanto Dio ha deciso le circostanze in cui si era messo e nelle quali di li a poco sarebbe morto.

Giovanni 18:1-11
“1 Dette queste cose, Gesù uscì con i suoi discepoli e andò di là dal torrente Chedron, dov’era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. 2 Giuda, che lo tradiva, conosceva anche egli quel luogo, perché Gesù si era spesso riunito là con i suoi discepoli. 3 Giuda dunque, presa la coorte e le guardie mandate dai capi dei sacerdoti e dai farisei, andò là con lanterne, torce e armi. 4 Ma Gesù, ben sapendo tutto quello che stava per accadergli, uscì e chiese loro: «Chi cercate?» 5 Gli risposero: «Gesù il Nazareno!» Gesù disse loro: «Io sono». Giuda, che lo tradiva, era anch’egli là con loro. 6 Appena Gesù ebbe detto loro: «Io sono», indietreggiarono e caddero in terra. 7 Egli dunque domandò loro di nuovo: «Chi cercate?» Essi dissero: «Gesù il Nazareno». 8 Gesù rispose: «Vi ho detto che sono io; se dunque cercate me, lasciate andare questi». 9 E ciò affinché si adempisse la parola che egli aveva detta: «Di quelli che tu mi hai dati, non ne ho perduto nessuno». 10 Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la prese e colpì il servo del sommo sacerdote, recidendogli l’orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. 11 Ma Gesù disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero; non berrò forse il calice che il Padre mi ha dato?»”

In questi versetti vediamo due atteggiamenti opposti: da un lato vediamo Pietro che cerca a modo suo di difendere il maestro, utilizzando le sue risorse per risolvere una situazione spiacevole. Gesù aveva preannunciato che sarebbe stato tradito e ucciso, ma Pietro probabilmente non accetta questo e non riesce nemmeno a comprendere totalmente le parole del suo maestro. Nonostante Gesù ha nuovamente dimostrato la sua divinità (Vr.5), rispondendo positivamente alla richiesta se lui fosse o meno Gesù il Nazareno, utilizzando le parole “Io Sono” e facendo cadere gli uomini a terra, Pietro si affida alle sue risorse per risolvere il problema. Gesù al contrario di Pietro, completamente consapevole di ciò che stava accadendo, non solo accetta le circostanze ma le sue parole nell’ultimo versetto mostrano proprio l’illogicità dell’azione di Pietro, quasi come un tentativo di contrastare la volontà del Padre. La vita, il tradimento, la sofferenza, la morte di Gesù sono tutti tasselli di un piano ordinato prima della fondazione del mondo, per la salvezza dell’uomo.

Che abissale differenza tra noi e Gesù… noi cerchiamo di evitare le circostanze spiacevoli in tutti i modi, pur dichiarando spesso di credere in un Dio sovrano su ogni cosa. Ci lamentiamo quando qualcosa va storto e piuttosto che dipendere da Dio spesso cerchiamo le nostre vie di uscita, come Pietro quando ha voluto a modo suo difendere il suo maestro. Gesù è chiaro al versetto 11… Egli è venuto per questo motivo e non avrebbe cambiato il suo piano, avrebbe obbedito alla volontà perfetta del Padre.

Cristo che avrebbe potuto sottrarsi a tali atrocità, ha vissuto quei momenti consapevole di ogni dettaglio della sofferenza che avrebbe patito ingiustamente… noi invece spesso ci lamentiamo delle più insignificanti cose. Chiediamo al Signore di insegnarci a fidarci della sua volontà; quando riusciremo a fidarci realmente di lui in una circostanza difficile, non illudiamoci di essere migliori di altri o meritevoli di un contraccambio, ricordiamo piuttosto che Dio ci sta modellando per la sua Gloria.

Fabio Galasso

I cristiani all’interno della storia

I cristiani all’interno della storia

Salmo 8

1 Al direttore del coro. Sulla ghittea. Salmo di Davide. O SIGNORE, Signore nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra! Tu hai posto la tua maestà nei cieli. 2 Dalla bocca dei bambini e dei lattanti hai tratto una forza, a causa dei tuoi nemici, per ridurre al silenzio l’avversario e il vendicatore. 3 Quand’io considero i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai disposte, 4 che cos’è l’uomo perché tu lo ricordi? Il figlio dell’uomo perché te ne prenda cura? 5 Eppure tu l’hai fatto solo di poco inferiore a Dio, e l’hai coronato di gloria e d’onore. 6 Tu lo hai fatto dominare sulle opere delle tue mani, hai posto ogni cosa sotto i suoi piedi: 7 pecore e buoi tutti quanti e anche le bestie selvatiche della campagna; 8 gli uccelli del cielo e i pesci del mare, tutto quel che percorre i sentieri dei mari. 9 O SIGNORE, Signore nostro, quant’è magnifico il tuo nome in tutta la terra!”

E’ indubbio che viviamo un momento storico di svolte epocali : un nuovo e veloce modo di comunicare e la globalizzazione hanno reso il mondo più piccolo ma anche più fragile, ci sono tante notizie ma molte sono false, lo squilibrio fra ricchezza e povertà è più evidente e chi sta peggio vuole andare dove si sta meglio, gli auspici di un mondo unito e migliore sembrano messi in discussione dagli egoismi dei singoli stati, l’Europa non è più la “civile” colonizzatrice dei popoli “primitivi” ma è spaventata da un processo che lei stessa ha innestato.

In mezzo a questi eventi è bene che come cristiani ci chiediamo come vederli , leggerli e sopratutto come rapportarci con coloro, altri esseri umani come noi, che li vivono in prima persona, forse non abbiamo gli strumenti per modificare le politiche ma siamo obbligati a vivere con chi vive il disagio.

E’ bene soffermarci a riflettere e a cercare una risposta biblica alle domande del versetto 4 : chi siamo veramente, qual è il nostro posto in un universo dove siamo stati collocati, qual è il valore della vita umana nostra e altrui.

A questi quesiti si possono dare due tipi di risposta, una risposta “laica” ed una cristiana, una esamina l’uomo in rapporto a se stesso, l’altra va al di la dell’uomo e cerca la risposta in Dio.

La risposta laica deve poi definire cos’è il valore che determina “l’umanità”, dell’essere umano, e lo può fare ammettendo la relatività delle risposte.

Per la risposta cristiana il valore fondamentale è il fatto che l’essere umano è creatura di Dio,quindi il Creatore è il garante, e ha creato gli esseri umani, uomini e donne, a Sua immagine e somiglianza.

Davanti alle sfide del nostro tempo è bene andare a fondo dei problemi senza accontentarci di facili slogan siamo uniti agli altri dalla nostra tendenza al peccato, abbiamo tutti la medesima dignità, abbiamo tutti il diritto al rispetto, siamo tutti creati a immagine e somiglianza del nostro creatore.

Oltre a questo il nostro Creatore vuole essere il nostro Salvatore in Cristo e così lavorare le vite per renderle sempre più simili al Figlio, Colui che è il vero prototipo dell’uomo in armonia con Dio e con il prossimo.

Angelo Gianoli

Il camaleonte … maestro di vita

Il camaleonte … maestro di vita

Gli abitanti del Madagascar, una grande isola situata nel sud del continente africano, sono soliti utilizzare questo proverbio: “imita il camaleonte, che ha un occhio al passato ed uno al futuro”. La caratteristica di questo rettile infatti non è data unicamente dalla sua elevata capacità di mutare il proprio colore, mimetizzandosi con ciò che lo circonda, ma anche dal poter ruotare i propri occhi l’uno indipendentemente dall’altro. Il senso di tale proverbio è che per poter vivere bene il presente occorre tenere a mente sia ciò che è già avvenuto nella propria vita che ciò che avverrà.
Quanto affermato si adatta perfettamente con uno dei sacramenti del cristianesimo; la Cena del Signore, chiamata anche Eucarestia (rendimento di grazie).
Marco 14:22-25Mentre mangiavano, Gesù prese del pane; detta la benedizione, lo spezzò, lo diede loro e disse: «Prendete, questo è il mio corpo». 23 Poi, preso un calice e rese grazie, lo diede loro, e tutti ne bevvero. 24 Poi Gesù disse: «Questo è il mio sangue, il sangue del patto, che è sparso per molti. 25 In verità vi dico che non berrò più del frutto della vigna fino al giorno che lo berrò nuovo nel regno di Dio».
Gli alimenti che caratterizzavano tale cena erano: il vino mescolato ad acqua, il pane non lievitato, le erbe amare (atte a simboleggiare la durezza della schiavitù in Egitto) e l’agnello arrostito. La cena pasquale rappresentava, per gli Israeliti, il ricordo della loro liberazione dalla schiavitù in Egitto ad opera del Signore ed è profondamente significativo che il discorso di Gesù sul nuovo patto, ratificato dalla propria morte e resurrezione, avvenga proprio durante tale festa. Infatti, Gesù diede un nuovo significato a quei cibi: se prima simboleggiavano l’inizio di una nuova vita in qualità di popolo eletto, nella terra promessa, ora assumevano il significato del sacrificio del Figlio di Dio per la salvezza di tutti gli uomini che avrebbero creduto in Lui; se prima l’agnello era il simbolo di un sacrificio fatto in sostituzione della morte dei primogeniti, ora avrebbe simboleggiato l’offerta del Figlio di Dio in sostituzione di tutti i peccatori penitenti. Da quel momento in avanti i Suoi discepoli, durante la Cena del Signore, avrebbero per sempre associato il pane azzimo al Suo corpo ed il vino al Suo sangue, sparso per ratificare un nuovo patto tra Lui ed il Padre a beneficio dei “molti” che avrebbero creduto in Lui per la propria salvezza.
Questo, per Gesù, rappresentava il Suo ultimo pasto con coloro che aveva amato mentre era sulla Terra, tuttavia rivelava anche la speranza di un futuro, perché vi era la promessa di un regno in cui avrebbe regnato con i propri discepoli; in tal modo, poté affrontare la durezza del Golgota.
Ogni qual volta ti accosterai alla Cena del Signore, ricorda l’importanza di “imitare il camaleonte”, avendo:
a) un occhio al passato, ricordando ciò che Gesù ha già fatto per te, avendoti liberato dalla schiavitù e dalla condanna del peccato;
b) un occhio al futuro, riflettendo su ciò che Gesù ti ha promesso, avendoti garantito un accesso ad un regno di santità e giustizia;
c) per vivere il presente in comunione con Dio, con la consapevolezza che chi ti ha liberato e ti accoglierà nel Suo regno si aspetta questo da te.
Patrick Galasso
Una dura riprensione

Una dura riprensione

2 Samuele 24:1-4 Davide è un re; come ogni re ha dei nemici che minacciano costantemente il proprio regno: le sue terre, il suo popolo, le sue ricchezze, la sua famiglia, la sua vita. Era una cosa normale indire un censimento per poter valutare le proprie forze militari; tuttavia questo non solo non era stato autorizzato da Dio ma, addirittura, ne aveva suscitato il biasimo.

Perché Davide si mise in cuore di fare un censimento così impegnativo? Qual’era lo scopo reale? Era volto: 1) a gratificare l’orgoglio, davanti ad un’imponente forza militare; 2) a sostenere la grande fiducia che riponeva nel suo esercito 3) a placare l’ansia che ogni possibile minaccia poteva suscitargli
2 Samuele 24:9 Davide aveva avuto la sua risposta: 1.300.000 soldati!!
2 Samuele 24:10 Ovviamente, ciò andava a discapito della propria relazione con Dio; era Suo infatti il merito delle vittorie di Davide, Lui doveva essere il centro di ogni sua speranza e fiducia nel confronto con ogni tipo di difficoltà: interna, esterna o causata da eventi naturali Davide lo comprende autonomamente prima della disciplina, questo ci fa capire che lo Spirito Santo aveva libertà di agire nel cuore del re.
2 Samuele 24:11-15 Dio applica la sua disciplina e punisce sia il re che il popolo concui è adirato (vr.1); in soli 3 giorni, mostra come la forza e le risorse umane siano nulla davanti a Lui.
2 Samuele 24:18, 25 Mediante il pentimento del re e l’offerta di sacrifici Dio si mostra nuovamente compassionevole e fedele nei confronti del popolo con cui ha fatto un patto d’amore.
Davide amava il Signore come lo amiamo noi, ma come noi non era immune da orgoglio ed ansia. Il pane ed il vino sono i simboli che ogni domenica ci ricordano che Cristo è la sola risorsa in cui dobbiamo riporre la nostra fiducia; se, davanti ai pericoli che minacciano la nostra vita, confidiamo soprattutto nelle nostre risorse economiche, nel lavoro, nelle conoscenze non solo disonoriamo il nostro Dio, ma potremmo subire anche un giusto castigo paterno.
Patrick Galasso
Teoria e pratica

Teoria e pratica

Or sappiamo che tutte le cose cooperano al bene di quelli che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo disegno. Perché quelli che ha preconosciuti, li ha pure predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli; e quelli che ha predestinati li ha pure chiamati; e quelli che ha chiamati li ha pure giustificati; e quelli che ha giustificati li ha pure glorificati.” (Romani 8:-28-30)

Questi versetti sono di una profondità incredibile. Sono versetti che spesso vengono commentati predicati, di grande ricchezza teologica. Ma anche di una praticità incredibile. L’apostolo Paolo mostra un Dio sovrano, un Dio che ha un progetto di salvezza e lo attua in varie fasi; Dio è l’autore e a Lui va il merito per la salvezza. L’uomo è solo beneficiario in quanto non c’è merito, non c’è vanto. Coloro che amano Dio non sono migliori di altri, ma beneficiari del suo amore che ha cambiato il loro cuore.
Io amo la teologia, la profondità della Scrittura ma… se non la metto in pratica nella quotidianità, a che serve? Cosa serve imparare versetti a memoria, leggere libri su svariati argomenti, conoscere frasi di predicatori… se poi nella quotidianità non applico queste cose? Lo zelo senza conoscenza è sbagliato, ma anche una conoscenza non applicata. Qual’è l’aspetto pratico di questi versetti?
Paolo mostra come tutte le cose cooperano, collaborano al bene di coloro che amano Dio. Tutte! Se rimango stupito davanti ad un Dio che ha il pieno controllo sulla storia e sulla salvezza, un Dio onnipotente ed onniscente… perché spesso non credo che tutte le cose, anche quelle spiacevoli, quelle che stravolgono la mia quotidianità, i miei progetti, quelle che non vorrei mai che accadessero, quelle che mi alterano e mi fanno disperare ed irritare non le vedo come bene per me? Spesso davanti ad una circostanza difficile ripeto queste cose a me stesso, ma l’ansia non si calma, la paura è sempre li e spesso prendo decisioni che so Dio non approva, perchè? Perché in quei momenti, non mi fido di Dio. Il problema non sono le circostanze, perché tutto coopera al bene… il problema sono io, senza di Lui sono debole e fragile. Quando cerco la mia soluzione ai problemi inevitabilmente mi consumo, perché non sono fatto per essere autonomo ma dipendente da Dio.
Dio utilizza le circostanze per cambiare il cuore dei Suoi figli e renderli sempre più simili all’immagine di Cristo; per Dio questo è l’importante. Dio non è sadico, non gode nella sofferenza dei suoi figli, ma conosce ciò che è il meglio per noi, siamo noi che abbiamo un’idea differente. Per noi felicità è ricerca di benessere, per Dio è ricerca dell’immagine di Cristo; spesso benessere e crescita spirituale fanno parte del piano di Dio, però spesso sono all’esatto opposto ed è li che siamo chiamati a fidarci. Spesso non capiamo perché Dio muove le situazioni in un certo modo, spesso non lo accettiamo, spesso questo ci fa arrabbiare, ma siamo noi il problema non Dio. Dobbiamo fidarci, chiedere perdono per la nostra ribellione e tornare a Lui… poi ricadremo davanti ad un’altra circostanza difficile, ci ribelleremo, ci pentiremo e torneremo a Lui… Dio non ci ama in proporzione alla nostra obbedienza, ma per l’obbedienza di Cristo! Dobbiamo però desiderare di cuore di fidarci un pochino di più di Lui ogni giorno; non illudiamoci di fare grandi stravolgimenti, quella è solo emotività che porta poi a frustrazione perché è un nostro modo di risolvere i problemi. Parafrasando le parole di un predicatore… oggi non essere più quelli di ieri, ma consapevoli che non possiamo essere ancora ciò che saremo domani.
Fabio Galasso
La generosità di Dio

La generosità di Dio

“Ai ricchi in questo mondo ordina di non essere d’animo orgoglioso, di non riporre la loro speranza nell’incertezza delle ricchezze, ma in Dio, che ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo; di fare del bene, di arricchirsi di opere buone, di essere generosi nel donare, pronti a dare, così da mettersi da parte un tesoro ben fondato per l’avvenire, per ottenere la vera vita.” 1 Timoteo 6:17-19
L’apostolo Paolo indirizza questa lettera al suo caro “figlio” nella fede, Timoteo; vuole affidare a lui un incarico, ossia rimanere nella città di Efeso per combattere dottrine false e discorsi inutili, che ostacolano la sana dottrina. Paolo scrive la sua lettera a Timoteo affiché sappia come comportarsi, in attesa del suo arrivo. Verso la fine della lettera Paolo spiega a Timoteo come deve rapportarsi con coloro che sono benestanti, mostrandogli in che modo lui deve guidarli ad avere un atteggiamento corretto davanti a Dio. Non mostra la ricchezza come qualcosa di negativo o che devono abbandonare, piuttosto mostra ciò che devono e non devono fare nella loro posizione per onorare Dio con la loro ricchezza. Paolo parte mostrando come deve essere il loro cuore, per poi parlare dei loro atteggiamenti; come insegnava Gesù, pulire l’interno affinché anche l’esterno appaia pulito. Non devono essere di animo orgoglioso, non devono riporre la loro fiducia nelle ricchezze incerte ma in Dio, devono compiere opere buone mostrando generosità e prontezza nel donare.
In questi versetti Paolo mostra un aspetto di Dio molto interessante… la sua generosità. Non mostra Dio solo come il creatore che si prende cura delle sue creature, va ben oltre; “ci fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo”. Questa frase si trova dopo il comando di non riporre la speranza nella ricchezza ma in Dio, come completamento del contrasto tra ricchezze incerte e fedeltà di Dio. Paolo avrebbe potuto evitare di scrivere questo approfondimento, perché la fedeltà di Dio non è messa in discussione in quanto scontata, piuttosto desidera mostrare la fedeltà di Dio non come un aspetto freddo e distaccato, ma caratterizzato dalla sua generosità. Dio comanda ai ricchi di essere generosi, pronti a donare, perché Lui è il primo a farlo ma non si ferma a questo; fornisce abbondantemente di ogni cosa perché vuole vedere i suoi godere dei suoi doni! Dio non vuole che semplicemente sopravvivano, non solo che vivano dignitosamente, ma godano dell’abbondanza.
Infatti Dio in Cristo ha mostrato tutta la sua generosità, l’amore più grande mai dimostrato, donando su figlio giusto per noi ingiusti; “Colui che non ha conosciuto peccato, egli lo ha fatto diventare peccato per noi, affinché noi diventassimo giustizia di Dio in lui.” 2 Corinzi 5:21
La generosità di Dio non si ferma alla croce, ma continua a manifestarsi quotidianamente verso chi non merita nulla e bestemmia il suo nome, lo rinnega, nega la sua esistenza ecc… “Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; poiché egli fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.” Matteo 5:44-45
Se Dio si prende cura di persone con le quali non ha relazione anzi che considera ostili, tanto più il suo cuore è pieno del desiderio di fare del bene ai suoi!
Come possiamo applicare a noi questi versetti? Una persona potrebbe non avere una posizione economica tale da definirsi ricco, quindi questi versetti non si applicano totalmente alla sua situazione; un vero cristiano però deve essere consapevole che la ricchezza che Dio dona va bel al di la del denaro e dei possedimenti. Ogni cristiano è ricco in quanto comprende che tutto ciò che ha è un dono di Dio immeritato, di quel Dio che fornisce abbondantemente di ogni cosa perché ne godiamo. La tua salute, i tuoi affetti, il tuo lavoro, il tuo denaro… magari non avremo la possibilità di essere generosi economicamente ma potremmo donare noi stessi! Piangere con chi piangere, ridere con chi ride, donare il nostro tempo a chi ne ha bisogno, il nostro aiuto, i nostri consigli, la nostre attenzioni ecc… quando abbiamo la possibilità di fare del bene e di donare, dovremmo farlo con il desiderio di assomigliare a Dio nel desiderare anche il godimento dell’altro. Non donare solo perché dobbiamo farlo, non solo perché abbiamo ricevuto per prima, ma anche per vedere la gioia dell’altro.
Fabio Galasso

La quiete prima della tempesta

La quiete prima della tempesta

Immagina di trovarti in una situazione in cui, nonostante tutto ciò che ti circondi sia caratterizzato dalla quiete, vieni avvisato da vari notiziari di una imminente catastrofe; quale sarebbe il tuo stato d’animo? Quasi sicuramente vi trasparirebbero ansia, paura ed angoscia.
Anche il profeta Isaia scrisse a persone che si sarebbero trovate ben presto in una situazione simile. Anticipando l’invasione degli Assiri e la deportazione degli Israeliti infedeli, profetizzò anche del giudizio che si sarebbe successivamente riversato sugli Assiri stessi, con la finalità di ricordare al proprio popolo che non tutti necessariamente avrebbero sperimentato i medesimi atteggiamenti o gli stati d’animo davanti ai giudizi divini. Vi sarebbe stata infatti una grande differenza tra i falsi professanti in Israele e coloro che realmente avrebbero continuato a riporre la propria speranza e fiducia in Dio.
Isaia 33:14-16 I peccatori sono presi da spavento in Sion, un tremito si è impadronito degli empi. «Chi di noi potrà resistere al fuoco divorante? Chi di noi potrà resistere alle fiamme eterne?» 15 Colui che cammina per le vie della giustizia, e parla rettamente; colui che disprezza i guadagni estorti, che scuote le mani per non accettare regali, che si tura gli orecchi per non udir parlare di sangue e chiude gli occhi per non vedere il male. 16 Egli abiterà in luoghi elevati, le rocche fortificate saranno il suo rifugio; il suo pane gli sarà dato, la sua acqua gli sarà assicurata.
Chi, secondo il profeta, sarebbe stato protetto dall’ira divina che avrebbe colpito prima Israele e poi la stessa Assiria? Chi avrebbe potuto coltivare un atteggiamento speranzoso e fiducioso nonostante la difficoltà nella quale si sarebbe, ben presto, trovato coinvolto? Colui che avrebbe continuato ad agire per fede, che avrebbe proseguito a fare le scelte che Dio avrebbe approvato; in altre parole, che non si sarebbe adeguato alla mentalità di chi lo circondava in quel momento e non avrebbe cercato di “cavarsela” con mezzi più o meno discutibili. L’israelita fedele avrebbe sicuramente attraversato un momento buio sotto l’oppressione nemica, tuttavia, il suo Dio gli avrebbe sempre assicurato cura e protezione.
Questi pochi versetti ci ricordano 2 verità importanti:
1° Dio non agisce sempre come noi vorremmo: a volte permette che i Suoi figli fedeli siano esposti a circostanze difficili dal punto di vista fisico, emotivo o finanziario; eppure, anche in quei momenti la situazione non sfugge al Suo controllo. Infatti, metterci sotto pressione fino al punto di disperare delle nostre risorse al fine di alimentare la fiducia in Lui è una delle strategie usate per santificarci.
2° Dio mantiene sempre le Sue promesse: sa che abbiamo costantemente bisogno di sicurezza, protezione, cibo, vestiti e moltissime altre cose; pertanto, come Ha provveduto in passato lo farà sicuramente in futuro.
Essendo sia sovrano che costantemente fedele con te, non merita la tua diffidenza; chiediti pertanto se la relazione che hai instaurato con Lui è caratterizzata da una profonda fiducia oppure da dubbi e relativi compromessi.
Patrick Galasso